Analisi del testo: "Il bove" di Giosuè Carducci | fareLetteratura

Analisi del testo: "Il bove" di Giosuè Carducci

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giosuè Carducci
  • Titolo dell'Opera Rime nuove
  • Prima edizione dell'opera 1887
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Sonetto con schema di rime ABAB ABAB CDE CDE

Analisi del testo: “Il bove” di Giosuè Carducci

Analisi del testo: "Il bove" di Giosuè Carducci


Testo dell'opera

1. T’amo, o pio bove; e mite un sentimento
2. Di vigore e di pace al cor m’infondi,
3. O che solenne come un monumento
4. Tu guardi i campi liberi e fecondi,

5. O che al giogo inchinandoti contento
6. L’agil opra de l’uom grave secondi:
7. Ei t’esorta e ti punge, e tu co ’l lento
8. Giro de’ pazïenti occhi rispondi.

9. Da la larga narice umida e nera
10. Fuma il tuo spirto, e come un inno lieto
11. Il mugghio nel sereno aer si perde;

12. E del grave occhio glauco entro l’austera
13. Dolcezza si rispecchia ampïo e quïeto
14. Il divino del pian silenzio verde.

Parafrasi affiancata

1. Ti amo, tranquillo bue, e un sentimento pacato
2. di forza e di pace, susciti nel mio cuore
3. sia quando, maestoso come un monumento,
4. guardi i campi aperti e fertili,

5. sia quando, ponendoti volentieri sotto il giogo,
6. possente aiuti il lavoro rapido dell’uomo:
7. egli ti incita e ti percuote e tu
8. gli rispondi girando lentamente (v. 7: ” co ’l lento”) gli occhi pazienti.

9. Dalla tua narice umida e nera
10. esce il tuo fiato fumando e come un cantico felice
11. il tuo muggito si perde nell’aria serena;

12. e nella dolcezza (v. 13) severa del tuo occhio azzurro e intenso
13. si rispecchia, grande e tranquillo,
14. il divino silenzio della verde pianura.

Parafrasi discorsiva

Ti amo, tranquillo bue, e susciti nel mio cuore un sentimento pacato di forza e di pace, sia quando, maestoso come un monumento, guardi i campi aperti e fertili, sia quando, ponendoti volentieri sotto il giogo, possente aiuti il lavoro rapido dell’uomo; egli ti incita e ti percuote e tu gli rispondi girando lentamente gli occhi pazienti. Dalla tua narice umida e nera esce il tuo fiato fumando e il tuo muggito si perde nell’aria serena come un cantico felice; e nella dolcezza severa del tuo occhio azzurro e intenso si rispecchia, grande e tranquillo, il divino silenzio della verde pianura.

Figure retoriche

  • Enjambements vv. 1-2: “un sentimento / di vigore”; vv. 7-8: “lento / giro”; vv. 12-13: “austera / dolcezza”; vv. 13-14: “quieto / il divino”;
  • Anafora vv. 3,5: “o che”;
  • Apostrofe v. 1: “o pio bove”;
  • Ipallage v. 6: “L’agil opra de l’uom grave”; v. 8: “pazienti occhi”; v. 12: “grave occhio”; v. 14: “il divino del pian silenzio verde”;
  • Sinestesia v. 14: “silenzio verde”;
  • Antitesi v. 6: “agil – grave”;
  • Iperbato vv. 1-2: “e mite un sentimento / di vigore e di pace al cor m’infondi,”; vv. 5-6: “al giogo inchinandoti contento / l’agil opra de l’uom grave secondi”; v. 14: “il divino del pian silenzio verde”;
  • Similitudini v. 3: “solenne come un monumento”; v. 10: “come un inno lieto”;
  • Metafora v. 10: “fuma il tuo spirto”;
  • Ossimoro vv. 12-13: “austera / dolcezza”

Commento

Le Rime nuove seguono i metri tradizionali della poesia italiana, contemplano tutta la varietà dei temi carducciani e sono spesso ispirate dalle impressioni suscitate dalla lettura dei classici della letteratura o dalla rievocazione nostalgica di eventi storici del passato o di momenti della propria giovinezza per stigmatizzare la mediocrità del presente. Non mancano, inoltre, le note paesaggistiche, soprattutto maremmane, e la tematica amorosa.

La lirica Il bove è una descrizione di una scenetta agreste, che contiene anche elementi di poetica carducciana: si potrebbe qualificare, osservandone la struttura compositiva, come un vero e proprio inno all’animale e ai valori che incarna, un’espressione di una vera e propria religiosità laica. Infatti, la contemplazione di un “pio bove”, lodato e apprezzato per la sua paziente e mite laboriosità, ispira nel poeta una fantasia campagnola, che si svolge nella sua immaginazione. L’aggettivo “pio” richiama evidentemente, oltre alla mitezza, un’idea di sacralità. Dominano le idee classiche di serenità, tranquillità, compostezza, accanto a quelle della fertilità dei campi e del paziente lavoro agricolo. Il bove, solido e paziente nella sua maestosità, è reso, a tratti anche un po’ troppo forzatamente, il simbolo di valori etico-morali positivi, ormai perduti, di una realtà campagnola semplice e pura, caratterizzata da alacrità e senso del dovere e soprattutto non dominata dalle ipocrisie della modernità. Per questo la poesia Il bove si chiude con l’immagine idilliaca di un campo coltivato silenzioso e immobile, non turbato da nulla, rispecchiato nell’occhio dell’animale stesso. Interessante appare anche il carattere impressionistico delle descrizioni, con una particolare importanza attribuita alle sensazioni visive e uditive, che culmina nella forte sinestesia dell’ultimo verso.

Il lessico è aulico e latineggiante (“pio”, “spirto”, “mugghio”, “aer”, ecc.), spesso i termini sono scelti perché classicheggianti e pomposi, più che per la loro reale efficacia; la sintassi è piuttosto complessa, caratterizzata da periodi ampi e ben organizzati ed equilibrati e da frequenti anastrofi ed enjambements; sono presenti molti aggettivi che rimandano al campo semantico della pace e della tranquillità. Il sonetto risulta complessivamente convenzionale e rappresenta magistralmente il classicismo carducciano, spesso un po’ troppo scolastico e “gonfio”, ispirato palesemente al Virgilio delle Georgiche. Il sonetto Il bove segna altresì il passaggio dal Carducci combattivo e celebratore della modernità delle opere giovanili (basti ricordare la locomotiva, icona del progresso nell’Inno a Satana) ad un Carducci più moderato e monarchico, paladino dei valori agresti tradizionali.

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