Analisi del testo e Riassunto: "Agostino" di Moravia | fareLetteratura

Analisi del testo: "Agostino" di Alberto Moravia

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Alberto Moravia
  • Titolo dell'Opera Agostino
  • Prima edizione dell'opera 1943
  • Genere Romanzo
  • Narratore Onniscente, extradiegetico
  • Punto di vista Focalizzazione zero
  • Tempo della storia Vacanza estiva

Analisi del testo: “Agostino” di Alberto Moravia

Analisi del testo: "Agostino" di Alberto Moravia


Trama

Agostino racconta della crescita interiore del giovane, che entra in contatto per la prima volta con la sessualità e il denaro, in seguito alla rottura di equilibri nei rapporti con la madre. Quest’ultima è da sempre oggetto per lui di grande venerazione e ammirazione. E tanto grande è la delusione quando ella si concede a Renzo, trascurandolo. I rapporti tra madre e figlio diventano tormentati e Agostino entra in contatto con un gruppo di ragazzi poveri e delinquenti, che gli mostrano la realtà da un nuovo punto di vista e alla cui vita egli vuole adeguarsi. Cerca quindi di nascondere le sue origini borghesi e si comporta come uno di loro. Alla fine anche da questi ragazzi riceve una grande delusione e da quel momento inizia la sua crescita, che è però ancora lontana.

Personaggi

  • Agostino: tredicenne borghese, orfano del padre, che vive con la madre quasi in simbiosi, tenuto lontano dalla realtà e considerato ancora come un bambino. Dopo la scoperta della sessualità si sente confuso e disorientato.
  • La madre: vedova che si concede ad un uomo più giovane di lei e risulta attraente anche agli occhi del figlio, oltre che a quelli degli altri ragazzi della zona.
  • Renzo: giovane amante della madre, che le fa compagnia nelle gite in pattino.
  • Berto, Homs, Il Tortina e gli altri ragazzi della banda: di bassa estrazione sociale, che vivono di espedienti in piena libertà. Sono loro ad accompagnare Agostino alla scoperta della sessualità e del mondo degli adulti.
  • Saro: proprietario di una barchetta, che “accudisce” i giovani sbandati, appoggiando le loro ruberie e tenendo con loro rapporti ambigui.

Riassunto

Il giovane tredicenne di estrazione borghese trascorre con la madre un periodo di vacanza estiva al mare. Egli vive in una dimensione ancora fanciullesca, protetto dalla madre e privo di una reale conoscenza del mondo. I suoi equilibri si rompono quando Renzo si frappone a loro, rubando le attenzione fin’ora solo a lui dedicate. Le consuete uscite in pattino ora non sono più riservate solamente a madre e figlio, ma è Renzo ad accompagnare la madre. Dopo una litigata in cui Agostino prende in giro la madre che attende fiduciosa l’arrivo del pattino con Renzo, Agostino si allontana dal suo bagno e in una cabina fa la conoscenza di Berto, uno dei ragazzi che stavano giocando a guardie e ladri e si unisce a loro in cambio di un pacchetto di sigarette rubate dalla borsa della madre. I ragazzi provengono dalla classe sociale più bassa e riempiono le loro giornate di piccoli espedienti, guidati dal Saro, uomo spaventoso anche nell’aspetto poiché possiede sei dita. Quest’ultimo, durante un attraversamento in barca, tenta un approccio pedofilo con Agostino, il quale si allontana intimorito e nega che sia accaduto qualcosa agli altri, che però non gli credono e lo rendono oggetto di derisione. È con questi giovani che Agostino apprende il significato del denaro e del sesso. Si fa convincere dal Tortima a sottrarre alla madre soldi e a rompere il salvadanaio con i risparmi della sua fanciullezza per pagare un rapporto sessuale in una casa di prostituzione. Viene però raggirato dal compagno e all’ingresso gli viene impedito di entrare perché troppo piccolo. Riesce solamente a vedere da una finestra l’immagine di una prostituta. Resta quindi derubato dei soldi, tradito e umiliato. Ritorna dalla madre e prima di dormire le chiede di essere trattato come un adulto e di poter partire il giorno seguente.

Commento

Agostino viene considerato da Giancarlo Pandini come «una delle prove più complete di Moravia» (in Invito alla lettura di Moravia) e riceve subito il premio del Corriere Lombardo, primo premio letterario conferito a quest’autore.

All’inizio del romanzo tutto il mondo dell’adolescente è racchiuso nella madre, che per lui è bellezza pura e perfezione. Da questo piedistallo la figura della madre cade nel momento in cui Agostino apprende della relazione con Renzo e nota in lei atteggiamenti che la fanno apparire una qualunque tra le donne (“pareva compiacersi in femminili goffaggini”). Agostino scopre nella figura materna l’elemento femminile e da esso è attratto inconsapevolmente.
A mostrargli la verità sul sesso e sulla vita sono i ragazzi di estrazione sociale diversa alla sua, che lo mettono in contatto con la realtà della povertà.

La madre viene vista poi come peggiore rispetto alle altre donne per avergli negato queste conoscenze: il loro rapporto diventa tormentato. Egli prova fastidio per le sue attenzioni, per le sue carezze e per il suo modo di trattarlo ancora come un bambino. La casa diventa per Agostino una sorta di prigione, in cui è bloccato da un rapporto quasi edipico con la madre. Per liberarsi di questa angoscia vuole avere un rapporto con un’altra donna, una prostituta, ma il suo intento fallisce.

Evidente nel protagonista è l’elemento dell’incomunicabilità: egli non riesce ad aprirsi in un dialogo costruttivo con la madre e il tormento che prova di fronte alla sua figura rimane interiore. Non riesce neppure a comunicare con gli altri ragazzi, a cui non arriva mai davvero ad uniformarsi. Emblematico a questo proposito è il momento in cui, dopo la gita in barca col Saro, Agostino tenta di spiegare che non è successo nulla, ma non viene creduto, anzi, viene deriso.

La rottura del muro di solitudine avviene alla fine del romanzo, quando riesce finalmente a liberarsi di una parte dei suoi tormenti confidando alla madre il desiderio di partire il giorno dopo e di essere trattato come un adulto.

Il romanzo è chiaramente di formazione, con la distruzione delle certezze che hanno accompagnato la fanciullezza del giovane e la necessità di crearsi nuovi valori. Il finale, tuttavia, non è pienamente positivo poiché Moravia lascia intuire che occorreranno ancora lunghi anni prima di arrivare al raggiungimento della piena felicità.

Anche in Agostino ricorrono temi cari all’autore, quali la svestizione (Carla ne Gli Indifferenti o Rosetta ne La ciociara), in questo caso della madre e l’elemento dello specchio, in cui ella si riflette.

Infine, interessante è notare il commento di Dominique Fernandez in Il romanzo italiano e la crisi della coscienza moderna (1960): «La psicanalisi ha salvato Moravia dal naturalismo: Moravia è uno scrittore realista sì, ma integralmente realista; e la realtà che appare alla fine di un’inchiesta freudiana è la negazione della realtà piatta e semplice dei naturalisti». Il romanzo è infatti permeato dall’analisi, da parte dell’autore, del tormento interiore del protagonista.

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