Analisi del testo: "Mezzogiorno alpino" di Giosuè Carducci | fareLetteratura

Analisi del testo: "Mezzogiorno alpino" di Giosuè Carducci

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giosuè Carducci
  • Titolo dell'Opera Rime e ritmi
  • Prima edizione dell'opera 1899, ma la lirica risale al 27 agosto 1895
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Due quartine di endecasillabi. Schema di rime ABAC BDDC

Analisi del testo: “Mezzogiorno alpino” di Giosuè Carducci

Analisi del testo: "Mezzogiorno alpino" di Giosuè Carducci

Testo dell'opera

1. Nel grande cerchio de l’alpi, su ’l granito
2. Squallido e scialbo, su’ ghiacciai candenti,
3. Regna sereno intenso ed infinito
4. Nel suo grande silenzio il mezzodí.

5. Pini ed abeti senza aura di venti
6. Si drizzano nel sol che gli penetra,
7. Sola garrisce in picciol suon di cetra
8. L’acqua che tenue tra i sassi fluí.

Parafrasi affiancata

1. Sulla grande catena delle Alpi, sulla roccia
2. nuda e grigia, sui ghiacciai luminosi,
3. il mezzogiorno (v. 4) regna sereno, intenso e infinito
4. in un grande silenzio.

5. I pini e gli abeti senza un filo di vento
6. si ergono verso il sole che li percorre,
7. soltanto produce un leggero suono simile a quello di una cetra
8. l’acqua che lievemente è passata in mezzo ai sassi.

Parafrasi discorsiva

Sulla grande catena delle Alpi, sulla roccia nuda e grigia, sui ghiacciai luminosi, il mezzogiorno regna sereno, intenso e infinito in un grande silenzio. I pini e gli abeti si ergono verso il sole che li percorre senza un filo di vento, soltanto produce un leggero suono simile a quello di una cetra l’acqua che lievemente è passata in mezzo ai sassi.

Figure Retoriche

  • Enjambements “granito / squallido e scialbo” (vv. 1-2); “infinito / nel suo grande silenzio il mezzodì” (vv. 3-4); “venti / si drizzano” (vv. 5-6); “cetra / l’acqua” (vv. 7-8);
  • Personificazione “regna […] / il mezzodì” (vv. 3-4);
  • Onomatopea “garrisce” (v. 7);
  • Metafore “cerchio dell’Alpi” (v. 1); “garrisce in picciol suon di cetra” (v. 7)

Commento

Rime e ritmi è l’ultima raccolta poetica scritta da Carducci. Qui appaiono grandi poesie celebrative - con cui Carducci diventa il poeta-vate dell’Italia umbertina - accanto a liriche in cui la sua sensibilità si avvicina a quella decadente, con toni allusivi e lievi. Le poesie più riuscite e di maggior interesse della raccolta sono proprio quest'ultime: quelle più malinconiche e tenui.

Nella poesia Mezzogiorno alpino, scritta dopo un breve soggiorno a Courmayeur, Carducci contempla il limpido paesaggio alpino, con l’intenzione di evidenziare la potenza della natura. Gli alberi si drizzano quasi come se volessero godere del piacere del sole che penetra tra le loro fronde; domina un assoluto silenzio, rotto soltanto dal fruscio dell’acqua di un ruscello, paragonato al suono di una cetra. Il paesaggio non ha nulla di definito o particolare e potrebbe essere associato a qualsiasi montagna: l’indeterminatezza del paesaggio (rimarcata dall'accostamento dell'aggettivo «infinito» al termine «mezzodì») e la personificazione del mezzogiorno che “regna” contribuiscono a suggerire la valenza simbolica della descrizione, che vuole mostrare la grande potenza della natura.

La vicinanza della lirica Mezzogiorno alpino alla sensibilità decadente la si nota sia da un punto di vista formale che – in particolare – dagli elementi tematici. Notiamo l'inquietudine esistenziale e la provvisorietà dell'esistenza umana.

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