Analisi del testo: "Nevicata" di Giosuè Carducci | fareLetteratura

Analisi del testo: "Nevicata" di Giosuè Carducci

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giosuè Carducci
  • Titolo dell'Opera Odi barbare
  • Prima edizione dell'opera Odi barbare
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Cinque distici elegiaci

Analisi del testo: “Nevicata” di Giosuè Carducci

Analisi del testo: "Nevicata" di Giosuè Carducci


Testo dell'opera

1. Lenta fiocca la neve pe ’l cielo cinerëo: gridi,
2. suoni di vita più non salgono da la città,
3. non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro,
4. non d’amore la canzon ilare e di gioventù.
5. Da la torre di piazza roche per l’aëre le ore
6. gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì.
7. Picchiano uccelli raminghi a’ vetri appannati: gli amici
8. spiriti reduci son, guardano e chiamano a me.
9. In breve, o cari, in breve – tu càlmati, indomito cuore –
10. giù al silenzio verrò, ne l’ombra riposerò.

Parafrasi affiancata

1. Scende lentamente la neve attraverso il cielo grigiastro;
2. non salgono più dalla città grida e rumori di vita,
3. non il grido della venditrice di verdure, o il rumore del carro che corre,
4. o la canzone d’amore lieta e tipica della giovinezza.
5. Dalla torre della piazza il suono attutito delle campane che battono le ore si spande per l’aria
6. come un lamento, come un sospiro di un mondo fuori dal tempo.
7. Gli uccelli erranti picchiano contro i vetri appannati: gli spiriti (v. 8) degli amici
8. morti sono ritornati, mi guardano e mi chiamano.
9. “Cari, presto, presto verrò – tu, calmati, cuore mai rassegnato – anch’io
10. giù nel silenzioso regno dei morti, riposerò nell’ombra”.

Parafrasi discorsiva

Scende lentamente la neve attraverso il cielo grigiastro; non salgono più dalla città grida e rumori di vita, non il grido della venditrice di verdure, o il rumore del carro che corre, o la canzone d’amore lieta e tipica della giovinezza. Dalla torre della piazza il suono attutito delle campane che battono le ore si spande per l’aria come un lamento, come un sospiro di un mondo fuori dal tempo. Gli uccelli erranti picchiano contro i vetri appannati: gli spiriti degli amici morti sono ritornati, mi guardano e mi chiamano. “Cari, presto, presto verrò – tu, calmati, cuore mai rassegnato – anch’io giù nel silenzioso regno dei morti, riposerò nell’ombra”.

Figure retoriche

  • Enjambements “le ore / gemon” (vv. 5-6); “gli amici / spiriti” (vv. 7-8);
  • Anafora “non … non” (vv. 3-4);
  • Ipallage “corrente rumore di carro” (v. 3);
  • Chiasmo “non d’erbaiola il grido o corrente rumore di carro” (v. 3);
  • Anastrofi “Lenta fiocca la neve” (v. 1); “non d’erbaiola il grido” (v. 3); “non d’amor la canzone ilare” (v. 4); “spirti reduci son” (v. 8);
  • Similitudine “le ore / gemon, come sospir d’un mondo lungi dal dì” (vv. 5-6);
  • Metonimia “le ore” (cioè “le campane”, v. 5)

Commento

La poesia Nevicata chiude le Odi barbare e riflette un momento particolarmente triste della vita del poeta, la morte dell’amata Lidia (il nome con cui Carducci canta Caterina Cristofori Piva).

Nel componimento viene descritta una nevicata che attutisce gli abituali rumori della città1, rendendola spettrale: anche i pochi rumori, come i suoni delle campane o gli uccelli che picchiano ai vetri, sembrano provenire da un altro mondo e richiamarvi anche il poeta. La malinconia del paesaggio corrisponde a quella del poeta che riflette sulla morte; la scena invernale descritta è dominata dal silenzio e dall’immobilità. Il motivo dell’amore e della giovinezza compare, in negativo, al verso 4, solo per rimarcarne l’assenza e già dal primo verso, con l’aggettivo “cinereo”, possiamo cogliere un richiamo alla cenere, simbolo di morte; l’anafora ripetuta del “non” è tesa anch’essa a sottolineare l’assenza di ogni slancio vitale.

L’originalità dell’ode Nevicata consiste nell’applicazione di un metro “barbaro” a una tematica intima. Il ritmo è rallentato da diversi enjambements e dalla forma metrica stessa. Se nella prima parte, la rappresentazione del paesaggio risulta, almeno in apparenza, oggettiva, a partire dal verso 5, la realtà si trasfigura nel sogno, con velati presagi di morte e i motivi soggettivi e autobiografici diventano espliciti, con una forte insistenza sull’individualità del poeta.

Notiamo una lingua elegante di tipo classicheggiante e arcaica. La solennità di tipo classico si coglie nei termini elevati, di derivazione latina (come cinerëo) e anche nella composizione sintattica caratterizzata dall’uso frequente dell’anastrofe (versi 1, 3, 4 e 8).


1 Bologna, la città nella quale Carducci tennè la cattedra universitaria di Letteratura italiana dal 1860 al 1904. Nel testo è deducibile da riferimenti come la “torre” del v. 5; la torre del palazzo comunale in piazza San Petronio.

(2) Commenti e Domande

    • fareLetteratura

      Ciao Francesco, per sintassi si intende come le parole si uniscono tra loro per formare una proposizione e i vari modi in cui le proposizioni si collegano per formare un periodo.

      Questo è un esempio di proposizione: “Carducci ha scritto Nevicata” (Soggetto – Verbo – Complemento)

      Mentre il periodo è composto da più proposizioni combinate in una sola struttura di senso compiuto.

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