Analisi del testo: "Comune rustico" di Giosuè Carducci | fareLetteratura

Analisi del testo: "Comune rustico" di Giosuè Carducci

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giosuè Carducci
  • Titolo dell'Opera Rime nuove
  • Prima edizione dell'opera 1887 (la poesia è datata 10-12 agosto 1885)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Sestine di endecasillabi, con schema delle rime AABCCB

Analisi del testo: “Comune rustico” di Giosuè Carducci

Analisi del testo: "Comune rustico" di Giosuè Carducci

Testo dell'opera

1. O che tra faggi e abeti erma su i campi
2. smeraldini la fredda orma si stampi
3. al sole del mattin puro e leggero,
4. o che foscheggi immobile nel giorno
5. morente su le sparse ville intorno
6. a la chiesa che prega o al cimitero

7. che tace, o noci de la Carnia, addio!
8. Erra tra i vostri rami il pensier mio
9. sognando l’ombre d’un tempo che fu.
10. Non paure di morti ed in congreghe
11. diavoli goffi con bizzarre streghe,
12. ma del comun la rustica virtù

13. accampata a l’opaca ampia frescura
14. veggo ne la stagion de la pastura
15. dopo la messa il giorno de la festa.
16. Il consol dice, e poste ha pria le mani
17. sopra i santi segnacoli cristiani:
18. Ecco, io parto fra voi quella foresta

19. d’abeti e pini ove al confin nereggia,
20. e voi trarrete la mugghiante greggia
21. e la belante a quelle cime là.
22. E voi, se l’unno o se lo slavo invade,
23. eccovi, o figli, l’aste, ecco le spade,
24. morrete per la vostra libertà -.

25. Un fremito d’orgoglio empieva i petti,
26. ergea le bionde teste; e de gli eletti
27. in su le fronti il sol grande feriva.
28. Ma le donne piangenti sotto i veli
29. invocavan la Madre alma de’ cieli.
30. Con la man tesa il console seguiva:

31. – Questo, al nome di Cristo e di Maria,
32. ordino e voglio che nel popol sia -.
33. A man levata il popol dicea, Sì.
34. E le rosse giovenche di su ’l prato
35. vedean passare il piccolo senato,
36. brillando su gli abeti il mezzodì.

Parafrasi affiancata

Parafrasi discorsiva

O alberi di noce della regione della Carnia, vi dico addio, sia che la vostra fredda ombra si stenda solitaria tra i faggi e gli abeti sui campi di colore verde smeraldo, sotto il primo sole del mattino limpido e lieve, sia che si proietti cupa e immobile al tramonto sulle case di campagna sparse intorno alla chiesa in cui i fedeli pregano o al cimitero in cui c’è silenzio! Il mio pensiero vaga tra i vostri rami, rievocando le immagini del tempo antico. Non ci sono paure dei morti e diavoli sguaiati in società con strane streghe, bensì vedo riuniti all’ombra e al fresco in un luogo spazioso nella stagione dei pascoli (in estate) soltanto i campagnoli virtuosi tipici del Comune medievale, dopo la Messa nel giorno festivo. Il console parla, e in precedenza ha posato le mani sui sacri simboli del Cristianesimo: “ecco, divido tra di voi quel bosco di abeti e pini dove al confine formano una macchia scura. E voi condurrete su quelle vette le mandrie di buoi e i greggi di pecore. E voi, o figli, se gli Unni o gli Slavi ci invaderanno, eccovi le aste, ecco qui le spade, morirete per la vostra libertà”. Un moto di orgoglio riempiva i cuori, faceva sollevare le teste bionde; e il sole alto colpiva le fronti di coloro che erano stati scelti. Ma le donne sofferenti sotto i loro veli invocavano la Madonna, santa dei Cieli. Il console continuava a parlare con la mano tesa: “nel nome di Cristo e di Maria, ordino e desidero che accada nel popolo”. Alzando la mano, il popolo diceva: “Sì”. E le giovani vacche rosse sul prato vedevano passare il piccolo senato, mentre risplendeva sugli abeti il mezzogiorno.

Figure Retoriche

  • Enjambements campi / smeraldini (vv. 1-2); “giorno / morente” (vv. 4-5); “intorno / a la chiesa” (vv. 5-6); “cimitero / che tace” (vv. 6-7); “foresta / d’abeti” (vv. 18-19); “de gli eletti / in su le fronti” (vv. 26-27) sotto i veli / invocavan (vv. 28-29) “Maria / ordino” (vv. 31-32) “prato / vedean” (vv. 34-35);
  • Anafore “o che… o che” (vv. 1, 4); “ecco… eccovi …ecco” (vv. 18, 23); “e voi... e voi” (vv. 20, 22);
  • Apostrofe “o noci de la Carnia, addio!” (v. 7); “o figli” (v. 23);
  • Metafore “fredda orma” (v. 2); “giorno / morente” (vv. 4-5);
  • Anastrofe “del comun la rustica virtù” (v. 12); “poste ha pria le mani” (v. 16)

Commento

Le Rime nuove seguono i metri tradizionali della poesia italiana, contemplano tutta la varietà dei temi carducciani e sono spesso ispirate dalle impressioni suscitate dalla lettura dei classici della letteratura o dalla rievocazione nostalgica di eventi storici del passato o di momenti della propria giovinezza per stigmatizzare la mediocrità del presente. Non mancano, inoltre, le note paesaggistiche, soprattutto maremmane, e la tematica amorosa.

Quando scrive la poesia Comune rusticoCarducci sta per lasciare gli amati monti della Carnia, in Friuli, dove ha trascorso un periodo di riposo. La prima parte del componimento è autobiografica e dedicata alla descrizione del momento presente; in seguito (nei vv. 16-36), viene immaginata una scena del passato, con toni da epica storica. Il componimento in questione offre un ottimo esempio del senso della storia in Carducci, la quale viene intesa come maestra di vita e depositaria di alti valori. Come è tipico della poetica carducciana, dunque, la descrizione della realtà presente è il pretesto per evocare un passato mitico, in questo caso il Medioevo, con l’esplicito rifiuto delle immagini magiche e terribili, tanto care ai Romantici.

La scena evocata celebra la formazione spontanea dei primi nuclei cittadini, come àncora di salvataggio contro la barbarie dilagante e la schiavitù feudale: in particolare, viene descritto il momento in cui, nell’epoca comunale, dopo la Messa, i cittadini si riuniscono in assemblea per prendere le decisioni. L’evocazione dello scenario passato è carica di valenze politiche e patriottiche: quella società, infatti, è certamente idealizzata e caratterizzata da eroismo, attaccamento al Comune, senso di responsabilità dei singoli cittadini, dunque si contrappone implicitamente alla realtà in cui Carducci vive, assumendo toni leggendari ed epici: quella società nel presente non può più esserci, può solo essere nostalgicamente rievocata. Pertanto, vediamo riproposta la critica all’Italia contemporanea, caratterizzata da mancanza di valore e di spirito patriottico.

Anche la luce che caratterizza tutta la scena, chiara, energica e luminosa, ed è simbolo di forza vitale, va contrapposta indirettamente allo squallore dell’attualità. Negli ultimi versi di Comune rustico, la menzione delle “rosse giovenche”, con una valenza leggermente ironica, ha la funzione di riportare la scenetta alla realtà, mettendo ancora più in evidenza la grande dignità di quella società. Dal punto di vista linguistico, il linguaggio è decisamente aulico con molti latinismi (“erma”, “pria”, ecc.).

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