[Video] Luigi Malerba intervistato da Donato Fasoli

Certamente la parola è il nostro strumento per esprimerci. C’è la comunicazione che serve la parola, però è una parola banale, una parola quotidiana: “prendere il treno”, “comprare un biglietto” ecc. Poi c’è la parola che riguarda l’espressione e c’è la manifestazione della propria personalità e questa è una parola molto importante che ci aiuta a conoscere noi stessi. Io poi il fatto di conoscere se stessi mi mette un po’ in difficoltà, perché proprio mi ricordo che a scuola mi dicevano “cerca di essere te stesso”. Io ho sempre cercato di essere un altro, perché se non avessi cercato di essere un altro non avrei scritto niente. 

Malerba quando risale il suo primo libro?
1963, La scoperta dell’alfabeto. Sono delle storie con gli stessi personaggi e con lo stesso ambiente, però sono storie distaccate una dall’altra. Sono un’esperienza di un angolo dell’Appennino emiliano che io conosco molto bene perché è la zona dove la mia famiglia aveva delle terre e dove io andavo d’estate e quindi che conosco molto bene. E questi sono racconti dei personaggi che io ho conosciuto in quelle occasioni, molti raccontate a mia madre perché sono rimaste a memoria delle storie raccontate più che conosciute direttamente. Questo argomento l’ho ripreso in un altro libro e cioè Le parole abbandonate, dopo parecchi anni – nel ’77 – ho scritto una specie di dizionario delle parole agricole di quella zona, in dialetto