[Video] Intervista ad Leonardo Sciascia sul libro "La corda pazza"

Allora, Sciascia, io vorrei chiederle: nella Corda pazza lei ha scritto che la storia della cultura siciliana è tutta da fare o da rifare. Forse ha scritto partendo dai modi più umili. Vogliamo tentare…

Oddio tentare è un po’ difficile, c’è da scrivere un libero e non so poi su quali basi potrei scriverlo. Ma senza dubbio il fatto che siano mancati tanti studi essenziali che invece negli altri paesi sono stati fatti, ci pone nella condizione di dire che non conosciamo niente della storia culturale siciliana.

Chessò, io tengo presente perlomeno tre punti: i rapporti culturali con la Spagna in tutti i secoli della denominazione, non sono mai stati indagati se non incidentalmente; la storia dell’inquisizione in Sicilia: esiste una piccola cosa compilata su sparuti documenti, ma nessuno è andato mai a Madrid a ritrovare le copie di tutti i processi inquisitoriali. La storia della pirateria in Sicilia che rappresenta un elemento importante per definire questo senso di insicurezza e anche le ripercussioni che ha avuto nell’economia e quindi anche nella cultura, e così via. Ci sono tutte queste cose da ricercare che nessuno ha mai ricercato. E poi viene uno come Mark Smith che fa il suo lavoro e naturalmente suscita le ire degli addetti ai lavori.


Eppure sembrerebbe che la cultura siciliana sia caratterizzata da un continuo ripensamento delle sue basi, delle sue radici ecc. Allora di che cosa si sono occupati gli storici siciliani?

Ma io direi che questo ripensamento dopo i grandi lavori della triade Pitrè, Di Marzo, Salomone Marino, avviene sul lavoro di questi tre galantuomini. Non c’è niente di nuovo nel senso della ricerca riguardo la cultura siciliana.