Analisi del testo e Parafrasi: "A mia moglie" Saba | fareLetteratura

Analisi del testo: "A mia moglie" di Umberto Saba

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Umberto Saba
  • Titolo dell'Opera Canzoniere
  • Data 1911 (il testo è stato pubblicato nella prima raccolta di Saba, Poesie, ed è poi confluito nel 1921 nella prima edizione del Canzoniere, opera che contiene l'intera produzione poetica di Saba. L'ultima edizione, uscita postuma nel 1961, è suddivisa in 26 sezioni).
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Sei strofe di lunghezza variabile per un totale di 87 versi, in prevalenza settenari, con rime disposte secondo schemi irregolari. È una ripresa del modello della canzone ottocentesca.

Analisi del testo e Parafrasi: “A mia moglie” di Umberto Saba

Analisi del testo: "A mia moglie" di Umberto Saba

A mia moglie è una poesia composta da Umberto Saba ed è stata pubblicata nel 1911 all’interno della raccolta Poesie, confluita poi nel Canzoniere. Nell’analisi del testo di A mia moglie presentata di seguito, oltre a sviluppare la parafrasi e riconoscere le figure retoriche, all’interno del commento vengono analizzate le tematiche, i significati, lo stile e la lingua di questa poesia che il poeta dedica alla moglie Lina, paragonandola a una serie di animali e restituendone un’immagine intima e realistica, per nulla idealizzata.

Testo dell'opera

1. Tu sei come una giovane,
2. una bianca pollastra.
3. Le si arruffano al vento
4. le piume, il collo china
5. per bere, e in terra raspa;
6. ma, nell’andare, ha il lento
7. tuo passo di regina,
8. ed incede sull’erba
9. pettoruta e superba.
10. È migliore del maschio
11. È come sono tutte
12. le femmine di tutti
13. i sereni animali
14. che avvicinano a Dio
15. Così se l’occhio, se il giudizio mio
16. non m’inganna, fra queste hai le tue uguali,
17. e in nessun’altra donna.
18. Quando la sera assonna
19. le gallinelle,
20. mettono voci che ricordan quelle,
21. dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
22. ti quereli, e non sai
23. che la tua voce ha la soave e triste
24. musica dei pollai.

25. Tu sei come una gravida
26. giovenca;
27. libera ancora e senza
28. gravezza, anzi festosa;
29. che, se la lisci, il collo
30. volge, ove tinge un rosa
31. tenero la sua carne.
32. Se l’incontri e muggire
33. l’odi, tanto è quel suono
34. lamentoso, che l’erba
35. strappi, per farle un dono.
36. È così che il mio dono
37. t’offro quando sei triste.

38. Tu sei come una lunga
39. cagna, che sempre tanta
40. dolcezza ha negli occhi,
41. e ferocia nel cuore.
42. Ai tuoi piedi una santa
43. sembra, che d’un fervore
44. indomabile arda,
45. e così ti riguarda
46. come il suo Dio e Signore.
47. Quando in casa o per via
48. segue, a chi solo tenti
49. avvicinarsi, i denti
50. candidissimi scopre.
51. Ed il suo amore soffre
52. di gelosia.

53. Tu sei come la pavida
54. coniglia. Entro l’angusta
55. gabbia ritta al vederti
56. s’alza,
57. e verso te gli orecchi
58. alti protende e fermi;
59. che la crusca e i radicchi
60. tu le porti, di cui
61. priva in sé si rannicchia,
62. cerca gli angoli bui.
63. Chi potrebbe quel cibo
64. ritoglierle? chi il pelo
65. che si strappa di dosso,
66. per aggiungerlo al nido
67. dove poi partorire?
68. Chi mai farti soffrire?

69. Tu sei come la rondine
70. che torna in primavera.
71. Ma in autunno riparte;
72. e tu non hai quest’arte.
73. Tu questo hai della rondine:
74. le movenze leggere;
75. questo che a me, che mi sentiva ed era
76. vecchio, annunciavi un’altra primavera.

77. Tu sei come la provvida
78. formica. Di lei, quando
79. escono alla campagna,
80. parla al bimbo la nonna
81. che l’accompagna.
82. E così nella pecchia
83. ti ritrovo, ed in tutte
84. le femmine di tutti
85. i sereni animali
86. che avvicinano a Dio;
87. e in nessun’altra donna.

Parafrasi affiancata

1. Tu sei come una giovane
2. e bianca gallina.
3. Le piume le si scompigliano per il vento,
4. abbassa il collo
5. per bere, e gratta il terreno con gli artigli;
6. ma, quando si muove, ha il tuo passo
7. lento da regina,
8. e avanza sull’erba
9. impettita e superba.
10. È migliore del gallo.
11. È come tutte le altre
12. femmine di tutti
13. gli animali sereni
14. che si avvicinano a Dio.
15. Così, se la mia vista e se la mia facoltà
16. di giudizio non mi ingannano, fra le galline tu ritrovi
17. le tue pari e non fra tutte le altre donne.
18. Quando la sera induce al sonno
19. le gallinelle,
20. queste emettono versi simili che ricordano la tua voce,
21. dolcissima, con cui a volte ti lamenti
22. dei tuoi mali, e non sai
23. che la tua voce ha la stessa cantilena armoniosa e triste
24. che si sente nei pollai.

25. Tu sei come una mucca
26. incinta;
27. ancora agile e priva di
28. pesantezza (snella), anzi gioiosa;
29. che, se la accarezzi, sposta
30. il collo verso il punto in cui la sua pelle
31. è colorata di rosa chiaro.
32. Se la incontri e la senti
33. muggire, quel verso è tanto
34. lamentoso, che ti accingi a strappare dell’erba
35. pur di farle un dono.
36. Allo stesso modo ti offro il mio dono
37. quando sei triste.

38. Tu sei come una cagna dalla forma
39. allungata, che ha sempre tanta
40. dolcezza nello sguardo
41. e ferocia nell’animo.
42. Ai tuoi piedi sembra
43. una santa che arde di una passione
44. indomabile,
45. e così ti ammira,
46. come se tu fossi il suo Dio e Signore.
47-50. Quando in casa o lungo la strada
ti viene dietro, ringhia scoprendo
i denti bianchissimi contro chi soltanto
tenti di avvicinarsi a te.
51. E il suo amore è malato
52. di gelosia.

53. Tu sei come la coniglia
54-56. paurosa. Dentro la gabbia stretta si alza dritta in piedi quando ti vede,
57-58. e tende verso di te le orecchie lunghe e irrigidite;
59-61. poiché tu le porti la crusca e il radicchio, e quando ne è priva si raggomitola
62. e cerca gli angoli bui.
63. Chi potrebbe portarle nuovamente via
64. quel cibo? chi potrebbe portarle via il pelo
65. che si strappa di dosso
66. per metterlo nella tana
67. dove poi partorisce?
68. Chi mai potrà farti soffrire?

69. Tu sei come la rondine
70. che ritorna in primavera.
71. Ma in autunno la rondine riparte
72. e tu non hai quest’abitudine.
73. Tu hai queste caratteristiche tipiche della rondine:
74. le movenze delicate;
75. il fatto che a me, che mi sentivo ed ero
76. vecchio, annunciavi un’altra giovinezza.

77. Tu sei come la formica
78. previdente. Quando
79. passeggiano per la campagna,
80. la nonna parla di lei al bimbo
81. che accompagna.
82. E così ritrovo te anche
83. nell’ape, e in tutte
84. le femmine di tutti
85. gli animali sereni
86. che si avvicinano a Dio;
87. e non ti ritrovo in nessun’altra donna

Parafrasi discorsiva

Tu sei come una giovane e bianca gallina. Le piume le si scompigliano per il vento, abbassa il collo per bere, e gratta il terreno con gli artigli; ma, quando si muove, ha il tuo passo lento da regina, e avanza sull’erba impettita e superba. È migliore del gallo. È come tutte le altre femmine di tutti gli animali sereni che si avvicinano a Dio. Così, se la mia vista e se la mia facoltà di giudizio non mi ingannano, fra le galline tu ritrovi le tue pari e non fra tutte le altre donne. Quando la sera induce al sonno le gallinelle, queste emettono versi simili che ricordano la tua voce, dolcissima, con cui a volte ti lamenti dei tuoi mali, e non sai che la tua voce ha la stessa cantilena armoniosa e triste che si sente nei pollai.

Tu sei come una mucca incinta; ancora agile e priva di pesantezza (snella), anzi gioiosa; che, se la accarezzi, sposta il collo verso il punto in cui la sua pelle è colorata di rosa chiaro. Se la incontri e la senti muggire, quel verso è tanto lamentoso, che ti accingi a strappare dell’erba pur di farle un dono. Allo stesso modo ti offro il mio dono quando sei triste.

Tu sei come una cagna dalla forma allungata, che ha sempre tanta dolcezza nello sguardo e ferocia nell’animo. Ai tuoi piedi sembra una santa che arde di una passione indomabile, e così ti ammira, come se tu fossi il suo Dio e Signore. Quando in casa o lungo la strada ti viene dietro, ringhia scoprendo i denti bianchissimi contro chi soltanto tenti di avvicinarsi a te. E il suo amore è malato di gelosia.

Tu sei come la coniglia paurosa. Dentro la gabbia stretta si alza dritta in piedi quando ti vede, e tende verso di te le orecchie lunghe e irrigidite; poiché tu le porti la crusca e il radicchio, e quando ne è priva si raggomitola e cerca gli angoli bui. Chi potrebbe portarle nuovamente via quel cibo? chi potrebbe portarle via il pelo che si strappa di dosso per metterlo nel nido dove poi partorisce? Chi mai potrà farti soffrire?

Tu sei come la rondine che ritorna in primavera. Ma in autunno la rondine riparte e tu non hai quest’abitudine. Tu hai queste caratteristiche tipiche della rondine: le movenze delicate; il fatto che a me, che mi sentivo ed ero vecchio, annunciavi un’altra giovinezza.

Tu sei come la formica previdente. Quando passeggiano per la campagna, la nonna parla di lei al bimbo che accompagna. E così ritrovo te anche nell’ape, e in tutte le femmine di tutti gli animali sereni che si avvicinano a Dio; e non ti ritrovo in nessun’altra donna.

Figure Retoriche

  • Anafore vv. 1, 25, 38, 53, 69, 77: “Tu sei come…”;
  • Similitudini sono poste in apertura di ciascuna strofa e vengono introdotte dalle rispettive anafore: vv.1-2: “Tu sei come una giovane,/una bianca pollastra”; vv. 25-26: “Tu sei come una gravida/giovenca”; vv. 38-39: “Tu sei come una lunga/cagna”; vv. 53-54: “Tu sei come la pavida/coniglia”; vv.69-70: “Tu sei come la rondine/che torna in primavera”; vv. 77-78: “Tu sei come la provvida/formica”. È inoltre presente ai vv.11-14: “È come sono tutte/le femmine di tutti/i sereni animali/che avvicinano a Dio”; v. 46: “come il suo Dio e Signore”;
  • Simploche vv. 11-14, vv. 83-86: “tutte/le femmine di tutti/i sereni animali/che avvicinano a Dio”; v. 17-v. 87: “e in nessun’altra donna”;
  • Enumerazioni vv. 3-5; 27-31;
  • Sinestesia vv. 30-31: “rosa tenero” (un colore, quindi un elemento visivo, è accostato a un aggettivo relativo alla sfera tattile);
  • Metafore vv. 6-7:”ha il lento/tuo passo di regina”; vv. 23-24: “la tua voce ha la soave e triste/musica dei pollai”; vv. 42-43: “Ai tuoi piedi una santa/sembra”; v. 76: “un’altra primavera” indica una rinnovata gioventù;
  • Metonimie v. 14, 86: “Dio” inteso come “energia vitale della natura”, quindi la figura assoluta della religione anziché l’insieme dei processi chimico-biologici, se si considera che Saba era ateo; v.66: “nido” (riferito a uccelli o piccoli animali) al posto di “tana” (il rifugio dei conigli). Qui la sostituzione attribuisce alla tana un senso di intimità e tenerezza;
  • Dilogia vv. 63, 64, 68: “Chi…?”;
  • Epifora vv. 69-73: “rondine”-”rondine”;
  • Catafora vv. 73-74: “Tu questo hai della rondine:/ le movenze leggere”;
  • Poliptoto vv. 11-12, vv. 83-84: “tutte”-”tutti”;
  • Figura etimologica v.25: “gravida”- v. 28: “gravezza”;
  • Paronomasie v. 37: “t’offro”- v. 51: “s’offre”; v.59: “radicchi” – v.61: “rannicchia”;
  • Antitesi vv. 40-41: “dolcezza ha negli occhi,/ e ferocia nel cuore”;
  • Endiadi v. 46: “come il suo Dio e Signore”;
  • Allitterazioni v. 5: “pettoruta e superba”; v.17, 87: “e in nessun’altra donna”; vv.30-31: “volge, ove tinge un rosa/tenero la sua carne”; v.37: “t’offro quando sei triste”; vv.54-55: “Entro l’angusta/gabbia ritta al vederti”; v. 65: “che si strappa di dosso”, v. 66: “per aggiungerlo al nido”; v. 67: “dove poi partorire?”; v.68: “Chi mai farti soffrire?”; vv. 75-76: “questo, che a me, che mi sentiva ed era/ vecchio, annunciavi un’altra primavera”; v.83: “ti ritrovo, ed in tutte”;
  • Enjambements vv.1-2; 3-4; 4-5; 6-7; 8-9; 11-12; 12-13; 13-14; 15-16; 16-17; 18-19; 20-21; 21-22; 22-23; 23-24; 25-26; 27-28; 29-30; 30-31; 32-33; 33-34; 34-35; 36-37; 38-39; 39-40; 40-41; 42-43; 43-44; 45-46; 47-48; 48-49; 49-50; 51-52; 53-54; 54-55; 55-56; 57-58; 59-60; 60-61; 63-64; 64-65; 65-66; 66-67; 69-70; 71-72; 75-76; 77-78; 78-79; 79-80; 80-81; 82-83; 83-84; 84-85; 85-86; 86-87;
  • Rime vv. 3-6: “vento”-”lento”; vv. 4-7: “china”-”regina”; vv. 8-9: “erba”-”superba”; vv. 14-15: “Dio”-”mio”; vv. 17-18: “donna”-”assonna”; vv. 19-20: “gallinelle-quelle”; vv. 22-24: “sai”-“pollai”; vv.28-30: “festosa”-”rosa”; vv.33-35-36: “suono”-”dono”-”dono” (con seconda rima identica) ; vv.39-42: “tanta”-”santa”; vv. 41-43: “cuore”-”fervore”; vv. 44-45: “arda”-”riguarda” (rima inclusiva); vv.48-49: “tenti”-”denti”; vv. 60-62: “cui”-”bui”; 67-68: “partorire”-”soffrire”; vv. 71-72: “riparte”-”arte” (rima inclusiva); vv. 75-76: “era”-”primavera” (rima inclusiva); vv. 79-81: “campagna”- “accompagna”;
  • Assonanze vv. 50-51: “scopre”-”soffre”; vv.57-59: “orecchi”-”radicchi”; vv. 63-66: “cibo”-”nido”;
  • Consonanze vv. 11-12, vv. 83-84: “tutte”-”tutti”;
  • Anastrofi v. 4: “il collo china”; v. 5:”in terra raspa”; v. 15: “il giudizio mio”; v. 27: “libera ancora”; vv.29-30: “il collo/volge”, vv. 34-35: “che l’erba/strappi”; vv. 36-37: “il mio dono/t’offro”; vv. 42-43: “una santa/sembra”; vv. 63-64: “Chi potrebbe quel cibo/ ritoglierle?”;
  • Iperbati vv. 3-4: “Le si arruffano al vento/le piume”; vv. 21-22: “onde a volte dei tuoi mali/ti quereli”; vv. 30-31: “ove tinge un rosa/tenero la sua carne”; vv. 43-44: “che d’un fervore/ indomabile arda”; vv. 48-50: “a chi solo tenti/ avvicinarsi, i denti/ candidissimi scopre”; vv. 55-56: “ritta al vederti/s’alza”; vv. 57-58: “verso te gli orecchi/alti protende e fermi”; vv. 75-76: “ questo, che a me, che mi sentiva ed era/ vecchio, annunciavi un’altra primavera”; vv. 80-81: “parla al bimbo la nonna/che l’accompagna”.

Commento

A mia moglie è un testo poetico contenuto nella sezione Casa e campagna all’interno della prima edizione del Canzoniere di Umberto Saba, apparsa nel 1921. La lirica fu pubblicata per la prima volta nella prima raccolta di Saba (1911), intitolata Poesie. Sin dalla sua opera prima è possibile definire alcuni caratteri peculiari della poetica sabiana: la scelta di una parola «onesta»¹, veicolata da un linguaggio piano e di immediata comunicatività; il riutilizzo di forme metriche tradizionali; le tematiche degli affetti, della vita quotidiana, dell’intimità e dei sentimenti più semplici, descritti nei loro tratti più realistici. In Poesie è particolarmente evidente la compresenza di toni aulici, frutto dell’eredità sette-ottocentesca e di scelte consapevolmente “inattuali” (si pensi a Foscolo, Leopardi, Carducci, ma anche Heine)², insieme ad una «celebrazione del quotidiano, nella sua dignità elementare…e nel suo naturale decoro»³.

La poesia A mia moglie, che è naturalmente dedicata alla moglie del poeta Lina, riprende nel contempo il modello della canzone ottocentesca e la struttura di una preghiera, com’è stato evidenziato dallo stesso Saba⁴. Il testo risulta infatti costituito da sei strofe di misura irregolare, accomunate fra loro da una fitta rete di parallelismi metrici e sintattici nonché da frequenti figure di ripetizione (rime, assonanze, anafore, allitterazioni, etc.). Questi elementi formali desunti dalla tradizione letteraria convivono con un lessico prevalentemente umile e colloquiale e, soprattutto, con una trattazione decisamente rivoluzionaria della tematica principale. Pur partendo da uno dei motivi tipici della lirica di tutti i tempi, quello dell’ode alla donna amata, Saba lo presenta in una prospettiva completamente rovesciata: anziché mostrare una visione idealizzata, sublime ed eterea del personaggio femminile (come avviene in molti classici della letteratura italiana, dalla scuola siciliana allo stilnovo, da Dante a Petrarca), il poeta descrive la propria donna attraverso una lunga serie di paragoni con il mondo animale. Ciascuna strofa, ad eccezione dell’ultima, è dedicata ad un animale in particolare e si apre con l’anafora «Tu sei come…», che introduce una similitudine fra l’animale e la moglie. Ciascuna similitudine viene poi approfondita mediante un’argomentazione, spesso costituita da un elenco di azioni e attributi che immergono la figura femminile nella dimensione umile e iperrealistica della campagna, dello spazio domestico e degli eventi minimi di ogni giorno. Il fine è quello di svelare al lettore la presenza non di una creatura sublime ma di una persona vera, con i suoi pregi e difetti, una persona che il poeta ama in tutta la sua concretezza terrena.

Nella prima strofa (vv. 1-24) la moglie è paragonata a una gallina poiché, sebbene chini il collo per bere e raspi il terreno per nutrirsi, ha un passo lento e superbo, simile a quello di una regina. Per Saba tutti gli animali, e le femmine in particolare, sono più vicine alle leggi segrete della natura rispetto agli uomini: non essendo costretti a rispettare le convenzioni sociali, gli animali sono liberi di vivere secondo i propri istinti rivelando la verità al fondo delle cose, secondo un principio vitalistico e panistico (=la compartecipazione di tutti gli esseri viventi all’energia vitale della natura e l’identificazione della divinità con la natura) che rimanda al pensiero di filosofi come Nietzsche e Schopenhauer. Inoltre le «gallinelle» – un diminutivo di ascendenza leopardiana⁵ – ricordano al poeta la moglie per via della «soave e triste/ musica dei pollai», paragonata agli sconsolati lamenti della donna. Anziché menzionare il canto degli uccelli tradizionalmente “sublimi” come l’usignolo o il passero, le cui melodie risuonano dagli alberi ispirando tanti poeti, Saba sceglie dunque un termine di paragone insolito per evocare l’amata con una dolcezza tanto tangibile quanto sincera.

Nella seconda strofa (vv. 25-37) leggiamo la similitudine fra la donna e «una gravida/giovenca», dove il lessico aulico e arcaico nobilita l’immagine della mucca incinta, simbolo di fertilità e di lussuria. La mucca, libera e gioiosa nonostante la gravidanza, è fortemente ancorata alla dimensione fisica: viene descritta attraverso dettagli come il collo, la «carne» di un rosa «tenero» e il muggito triste, coniugando diverse sfere sensoriali (visiva, tattile e uditiva). Come nella strofa precedente, anche quest’altro suono lamentoso rimanda al temperamento malinconico della donna, che il poeta cerca di consolare con regali affettuosi.

Nella terza strofa (vv. 38-52) il paragone è ancor più stupefacente: la moglie è assimilata a una cagna, animale dalle connotazioni generalmente negative, associato alla sessualità e, secondo la morale cristiana, alla seduzione demoniaca. Saba decide, al contrario, di focalizzare l’attenzione su quelle caratteristiche peculiari che generano un legame inscindibile fra l’animale e il padrone o la padrona: la cagna è fedele, dolce, gelosa fino alla possessività. La stessa Lina ha una cagnetta, che si allunga ai suoi piedi, la osserva colma di tenerezza e la difende con tenacia alla sola vista di estranei. Qui la gelosia non è descritta con rabbia, ma con empatia verso chi ama e soffre per un eccesso patologico di protezione; emergono quindi, come in molti altri testi, la spiccata sensibilità psicologica e la tendenza all’introspezione di Saba.

Nella quarta strofa (vv.53.68) la donna è paragonata a una coniglia impaurita, un altro animale domestico tipico della campagna, che dalla gabbia tende le orecchie in attesa di cibo e teme di continuo di restarne priva o che le venga sottratto. La coniglia viene poi colta in un’immagine di estrema dolcezza, quando si strappa il pelo di dosso per costruire una piccola tana in cui partorire e accogliere i propri cuccioli, per tenerli al sicuro. Il riferimento al «nido», con forte connotazione intima e familiare come in Pascoli, pone ulteriormente in evidenza le connotazioni materne dell’animale. La coniglia, come pure la mucca nella seconda strofa, è moglie e madre nel contempo; la definizione di una tale figura lascia emergere ancora una volta i più oscuri fantasmi psichici del poeta: il riferimento va al suo rapporto tormentato con la madre e con la figura femminile in generale, alla sua frequente confusione (anche in età adulta) fra amore erotico e amore materno, quindi al ruolo del freudiano complesso di Edipo nella sua vicenda biografica.

Nella quinta strofa (vv. 69-76), la più breve, l’animale al quale la moglie è paragonata è la rondine, annuncio della primavera e simbolo del potere rigenerante della natura e, di conseguenza, della donna. La rondine è però sfuggente, priva di un approdo stabile, ritorna in primavera per poi ripartire in autunno. D’altro canto, la donna non solo ha portato una rinnovata gioventù nella vita del poeta ormai vecchio, ma, soprattutto, gli ha fatto dono di un amore duraturo, che la investe agli occhi di Saba di un valore aggiunto.

La sesta e ultima strofa (vv. 77-87) è l’unica dedicata a due animali, la formica e l’ape, entrambi appartenenti al regno degli insetti. La formica è simbolo di previdenza, dunque della tradizionale virtù domestica di gestione della famiglia e della casa; non a caso è una nonna a parlarne a un bambino durante una passeggiata in campagna. L’ape è invece simbolo di operosità e ingegno. Così si conclude, con un’immersione finale nelle meraviglie del microscopico e del rasoterra, questo lungo percorso d’amore e tenerezza attraverso il mondo animale: dagli insetti, con un improvviso movimento ascendente, si ritorna a Dio, attraverso la ripresa in chiave quasi liturgica di un brano della prima strofa.

Come già accennato, in A mia moglie il lessico attesta una compresenza di termini umili e quotidiani (i nomi degli animali e i luoghi tipici della campagna, lessemi come “pollai”, “erba”, “radicchi”) e termini visibilmente aulici o arcaici (come “superba”, “fervore”, “pavida”). La sintassi è caratterizzata da un’ampia presenza di iperbati e anastrofi, insieme a strutture frasali che creano parallelismi fra una strofa e l’altra. Da un punto di vista metrico e ritmico, la catena fonica stabilita dalle frequenti figure di ripetizione genera l’andamento cantabile tipico della preghiera, spezzato tuttavia dagli altrettanto frequenti enjambements, instaurando quello che Sergio Solmi definì un «sottile duello tra ritmo e senso⁶».


¹ La formula «poesia onesta» proviene da un intervento che Saba scrisse nel 1911 per la rivista “La voce” e, sebbene rifiutato dalla rivista, fu poi ritrovato tra le carte del poeta e pubblicato nel 1959 con il titolo Quello che resta da fare ai poeti.
² Pier Vincenzo Mengaldo, Poeti italiani del Novecento, Milano, Mondadori, 1978.
³ Edoardo Sanguineti, Poeti e poetiche del primo Novecento, Torino, Giappichelli, 1966.
⁴ «…Ricorda piuttosto una poesia ‘religiosa’; fu scritta come altri reciterebbe una preghiera.» (da Umberto Saba, Storia e Cronistoria del Canzoniere, Milano, Mondadori, 1948, 1963).
⁵ Si veda ad esempio, nei Canti, La vita solitaria, vv. 2-3: “esulta nella chiusa stanza la gallinella”.
⁶ Sergio Solmi, La poesia italiana contemporanea, in «Circoli», VIII, 1939.

Lascia un commento

Devi essere loggato per postare un commento.

Dai una gioia a Giacomino Leopardi

Dacci un like e ti daremo più analisi