Analisi del testo e Parafrasi: "Goal" di Umberto Saba | fareLetteratura

Analisi del testo: "Goal" di Umberto Saba

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Umberto Saba
  • Titolo dell'Opera Canzoniere
  • Data 1933-34 (Cinque poesie per il gioco del calcio è incluso in Parole, sezione apparsa nella terza edizione del Canzoniere, opera che contiene l'intera produzione poetica di Saba. L'ultima edizione, uscita postuma nel 1961, è suddivisa in 26 sezioni)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Endecasillabi sciolti raggruppati in tre sestine (18 versi in totale)

Analisi del testo e Parafrasi: “Goal” di Umberto Saba

Analisi del testo: "Goal" di Umberto Saba

Goal è una poesia in endecasillabi sciolti raggruppati in tre sestine composta da Umberto Saba e pubblicata nel 1934 nella raccolta Parole, confluita poi nel Canzoniere. Nell’analisi del testo di Goal presentata di seguito, oltre a sviluppare la parafrasi e riconoscere le figure retoriche, all’interno del commento vengono analizzate le tematiche, i significati, lo stile e la lingua di questa poesia nella quale il gioco del calcio e il momento entusiasmante del tiro in porta diventano un’occasione di gioia condivisa.

Testo dell'opera

1. Il portiere caduto alla difesa
2. ultima vana, contro terra cela
3. la faccia, a non veder l’amara luce.
4. Il compagno in ginocchio che l’induce
5. con parole e con mano, a rilevarsi,
6. scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

7. La folla – unita ebrezza – par trabocchi
8. nel campo. Intorno al vincitore stanno,
9. al suo collo si gettano i fratelli.
10. Pochi momenti come questo belli,
11. a quanti l’odio consuma e l’amore,
12. è dato, sotto il cielo, di vedere.

13. Presso la rete inviolata il portiere
14. – l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,
15. con la persona vi è rimasta sola.
16. La sua gioia si fa una capriola,
17. si fa baci che manda di lontano.
18. Della festa – egli dice – anch’io son parte.

Parafrasi affiancata

1-4. Il portiere caduto nell’inutile ultimo tentativo di difendere la porta, nasconde la faccia a terra per la rabbia,
3. quasi per non vedere la luce, fonte di dolore.
4. Il compagno in ginocchio che lo incita
5. a rialzarsi, con parole e con gesti,
6. scopre che i suoi occhi sono pieni di lacrime.

7-9. Il pubblico, unito nell’esultanza comune, sembra che si riversi nel campo. I giocatori della squadra vincitrice si accalcano intorno all’autore del goal, gli si gettano al collo.
10-12. Agli uomini consumati dall’odio e dall’amore è dato di vedere sotto il cielo ben pochi momenti belli come questo.

13-15. L’altro portiere è rimasto presso la rete inviolata. Ma la sua anima (che partecipa alla gioia dei compagni) non è rimasta sola come il suo corpo.
16. La sua gioia si trasforma in una capriola,
17. in baci che manda da lontano.
18. Egli dice: «Anch’io sono parte della festa».

Parafrasi discorsiva

Il portiere caduto nell’inutile ultimo tentativo di difendere la porta, nasconde la faccia a terra per la rabbia, quasi per non vedere la luce, fonte di dolore. Il compagno in ginocchio che lo incita a rialzarsi, con parole e con gesti, scopre che i suoi occhi sono pieni di lacrime. Il pubblico, unito nell’esultanza comune, sembra che si riversi nel campo. I giocatori della squadra vincitrice si accalcano intorno all’autore del goal, gli si gettano al collo. Agli uomini consumati dall’odio e dall’amore è dato di vedere sotto il cielo ben pochi momenti belli come questo. L’altro portiere è rimasto presso la rete inviolata. Ma la sua anima (che partecipa alla gioia dei compagni) non è rimasta sola come il suo corpo. La sua gioia si trasforma in una capriola, in baci che manda da lontano. Egli dice: «Anch’io sono parte della festa».

Figure Retoriche

  • Anafora vv. 16-17: “si fa”;
  • Allitterazioni v. 2: ultima vana, contro terra cela; vv. 5-6: con parole e con mano, a rilevarsi, scopre pieni di lacrime i suoi occhi; v.9:al suo collo si gettano i fratelli; v.13: Presso la rete inviolata il portiere;
  • Enjambements vv. 1-2; 2-3; 4-5; 5-6; 7-8; 8-9; 10-11; 11-12; 13-14; 14-15;16-17;
  • Sinestesia v.3: “amara luce” (la luce del sole, un oggetto percepito con la vista, sembra essere divenuta amara, un aggettivo relativo al gusto);
  • Metafora v. 7: “La folla – unita ebbrezza”; vv.16-17 “si fa una capriola, si fa baci” (la gioia si trasforma in qualcosa di concreto e tangibile);
  • Antitesi v. 11: “odio” e “amore”;
  • Anastrofi vv. 8-9: “ Intorno al vincitore stanno, al suo collo si gettano i fratelli”; vv. 13-14: “ Presso la rete inviolata il portiere – l’altro – è rimasto”;
  • Iperbati v.6: “scopre pieni di lacrime i suoi occhi”; v.18: “Della festa – egli dice – anch’io son parte”;
  • Rime vv. 3-4:”luce”/”induce”; vv.6-7:”occhi”/”trabocchi”; vv.9-10: “fratelli”/”belli”; vv.12-13:”vedere”/”portietre”; vv.15-16:”sola”/”capriola”;
  • Paronomasia vv. 4-6: “ginocchio”/”occhi”.

Commento

Goal è una poesia contenuta nella sezione Parole del Canzoniere di Saba. Questo testo fa parte del ciclo Cinque poesie per il gioco del calcio, che comprende poesie interamente dedicate ad una tematica all’apparenza banale e niente affatto “poetica”, il calcio appunto. La scelta potrebbe sembrare bizzarra eppure risulta del tutto coerente con l’impostazione generale che Saba aveva stabilito per la raccolta Parole. Il poeta cerca infatti di trarre delle riflessioni di carattere universale proprio a partire da minimi eventi quotidiani, spesso osservati dall’esterno; il suo sguardo non è mai distaccato e non ha alcuna pretesa di oggettività, anzi l’avvenimento descritto è sempre un’occasione di profonda partecipazione alle gioie e ai dolori dell’umanità intera. Secondo questa prospettiva, la scelta di una parola «onesta»¹, di situazioni “prosaiche” e di un linguaggio umile, dimesso, non esclude la possibilità di approfondimento psicologico e filosofico, al contrario riesce a veicolare anche le tematiche più complesse e a diffonderle ad un pubblico più ampio. La scelta del calcio, il gioco più amato dagli italiani, riflette dunque una forte volontà di apertura e comunicazione, con un’autentica tensione pedagogica.

Come avviene in altre poesie della stessa raccolta, anche in Goal Saba utilizza una forma metrica tradizionale: la poesia è composta da tre sestine (strofe di sei versi) di endecasillabi, all’interno delle quali vi è una rima fra il terzo e il quarto verso di ogni strofa e fra l’ultimo verso della precedente e il primo della successiva. Saba persegue un ideale di chiarezza e semplicità anche attraverso il lessico: il vocabolario è selezionato al minimo indispensabile e quotidiano, risulta di immediata comprensione e contribuisce a creare un tono intimo e accorato.

Nella prima strofa Saba ci introduce sin dal primo verso nel bel mezzo di una scena che si svolge in un campo da calcio (incipit in medias res), focalizzando l’attenzione sul portiere della squadra perdente, il quale dopo un ultimo estremo tentativo di difesa della porta è costretto ad arrendersi. La squadra avversaria ha segnato il goal della vittoria, così lo sventurato portiere, per la rabbia e l’umiliazione della sconfitta, nasconde il viso a terra e persino la luce del sole gli diviene «amara». In questo caso l’utilizzo della figura retorica della sinestesia da parte di Saba enfatizza l’immagine del portiere battuto dagli avversari innescando nel lettore una forte compartecipazione al suo dolore. Si apre tuttavia un bagliore di positività: il portiere non è solo, il compagno di squadra che gli siede accanto lo incita a rialzarsi, gli parla, probabilmente gli tende la mano. Il portiere è in lacrime ma il compagno lo nota, si preoccupa, ha cura di lui. La sua apparizione quasi epifanica simboleggia la profondità del sentimento d’amicizia, che resiste e si rivela appieno proprio nei momenti più difficili, portando con sé solidarietà e sostegno reciproco.

Nella seconda strofa il poeta cambia radicalmente il punto di vista, mostrandoci la stessa scena da un’altra prospettiva. Ci troviamo dunque dall’altra parte del campo, vediamo l’esultanza collettiva dei giocatori della squadra vincitrice e del pubblico che li acclama, vediamo altri volti amici e altri gesti che sigillano il loro legame. Questa volta è un abbraccio euforico al collo del giocatore che ha appena segnato il goal, ed ecco che ogni cosa promana gioia, i compagni e la folla sugli spalti sembrano quasi trasformarsi in un unico corteo festante. Saba coglie con grande sensibilità l’eccezionalità del momento, la temporanea uscita dalla routine quotidiana segnata dal “dì di festa”. Per un giorno soltanto non sono l’amore e l’odio a «consumare» le vite degli uomini, ma gli uomini stessi trasformano la propria passività alle passioni dell’esistenza in un vitalismo attivo e collettivo.

Nella terza e ultima strofa la situazione è vissuta attraverso lo sguardo dell’altro portiere, quello della squadra vincitrice. In questo caso è in atto una scissione fra il piano fisico e il piano mentale: con il corpo il giovane è rimasto accanto alla rete, separato dagli altri compagni e dalla loro esuberanza; con la mente, però, anch’egli è insieme a loro, avverte la gioia degli altri anche da lontano e vi partecipa senza esitazioni. La sua gioia sembra all’improvviso materializzarsi – con un ulteriore spostamento di piani – e si trasforma a sua volta in un insieme di gesti: una capriola, dei baci, fino a pronunciare la frase contenuta nel verso conclusivo («Della festa – egli dice – anch’io son parte»). L’affermazione del portiere vincitore, introdotta con discorso indiretto libero, costituisce un vero e proprio fulmen in clausola (= conclusione ad effetto) ed è fondamentale per l’interpretazione della lirica. Attraverso tre punti di vista differenti e utilizzando in tutti e tre i casi una lingua fortemente comunicativa, Saba induce il lettore a meditare sul valore dell’amicizia e della solidarietà fra esseri umani. L’argomento è trattato ponendo in rilievo la sua dimensione più pratica e immediata: ogni piccolo gesto quotidiano (l’offerta d’aiuto, l’abbraccio, l’effusione di gioia) è in grado di creare una relazione con l’altro poiché cela in sé la meraviglia della condivisione.


¹ La formula «poesia onesta» proviene da un intervento che Saba scrisse nel 1911 per la rivista “La voce” e, sebbene rifiutato dalla rivista, fu poi ritrovato tra le carte del poeta e pubblicato nel 1959 con il titolo Quello che resta da fare ai poeti.

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