Analisi del testo e Parafrasi: "Mare" di Giovanni Pascoli | fareLetteratura

Analisi del testo: "Mare" di Giovanni Pascoli

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giovanni Pascoli
  • Titolo dell'Opera Myricae
  • Prima edizione dell'opera 1891
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Due strofe (la seconda spezzate in due distici) di 4 versi endecasillabi ciascuna, la prima a rime alternate (ABAB), la seconda baciate (AABB)

Analisi del testo e Parafrasi: “Mare” di Giovanni Pascoli

Analisi del testo: "Mare" di Giovanni Pascoli

Testo dell'opera

1. M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:
2. vanno le stelle, tremolano l’onde.
3. Vedo stelle passare, onde passare;
4. un guizzo chiama, un palpito risponde.

5. Ecco, sospira l’acqua, alita il vento:
6. sul mare è apparso un bel ponte d’argento.

7. Ponte gettato sui laghi sereni,
8. per chi dunque sei fatto e dove meni?

Parafrasi affiancata

1. Mi affaccio alla finestra e vedo il mare:
2. le stelle si muovono nel cielo, le onde del mare oscillano.
3. Vedo le stelle e le onde che passano;
4. uno schizzo sembra chiamare e uno zampillo sembra rispondergli.

5. Ecco l’acqua produce un rumore simile a un sospiro, il vento sibila:
6. sul mare è comparso un bel ponte colore dell’argento.

7. Ponte che sei stato costruito su laghi tranquilli,
8. per chi sei stato edificato e dove porti?

Parafrasi discorsiva

Mi affaccio alla finestra e vedo il mare, le stelle si muovono nel cielo, le onde del mare oscillano. Vedo le stelle e le onde che passano; uno schizzo sembra chiamare e uno zampillo sembra rispondergli.
Ecco l’acqua produce un rumore simile a un sospiro, il vento sibila; sul mare è comparso un bel ponte colore dell’argento.
Ponte che sei stato costruito su laghi tranquilli, per chi sei stato edificato e dove porti?

Figure Retoriche

  • Parole onomatopeiche v. 2: "tremolano"; v. 4: "guizzo";
  • Personificazioni v. 4: "un guizzo chiama, un pulpito risponde"; v. 5: "sospira l’acqua, alita il vento";
  • Metafore v. 4: "un guizzo chiama, un pulpito risponde"; v. 5: "sospira l’acqua, alita il vento";
  • Apostrofe v. 7: "Ponte gettato sui laghi sereni";
  • Parallelismi v. 2: "vanno le stelle, tremolano l’onde"; v. 3: "vedo stelle passare, onde passare"; v. 4: "un guizzo chiama, un pulpito risponde"; v. 5: "sospira l’acqua, alita il vento";
  • Epanalessi v. 3: "Vedo stelle passare, onde passare"; vv. 6-7: "sul mare è apparso un bel ponte d’argento./ Ponte";
  • Allitterazioni delle consonanti liquide “r” ed “l”: vv. 1-2: "M’affaccio alla finestra, e vedo il mare:/ vanno le stelle, tremolano l’onde."; della "t": vv. 6-7: "sul mare è apparso un bel ponte d’argento./ Ponte gettato sui laghi sereni"; della "f": v. 1: "M’affaccio alla finestra"; della "s": v. 3: "Vedo stelle passare, onde passare".

Commento

Nella raccolta Myricae (parola latina, che significa “piccoli arbusti”, citazione virgiliana), Pascoli canta i motivi del mondo della natura, caricandoli di significati simbolici. Infatti, la sua poetica, detta “del fanciullino” (dal titolo di un saggio di poetica, da lui pubblicato nel 1897), consiste nel sapere trovare la poesia negli oggetti quotidiani, nella campagna e nella natura che ci circonda, osservandoli con lo stupore e la meraviglia di un bambino, che consentono di riscoprirne i lati segreti e la purezza originaria. Si tratta di componimenti generalmente brevi e lineari, che rappresentano quadretti di vita campestre che si caricano di significati misteriosi e spesso evocano l’idea della morte. È in quest’ottica che la celebrazione delle piccole cose e del “nido” si può leggere come un baluardo che il poeta erige contro le forze inquietanti e minacciose.

La poesia Mare è molto semplice e lineare e presenta una descrizione naturalistica di un paesaggio marino, sembra che il poeta voglia lentamente guidarci nella contemplazione della vastità del panorama, anche grazie alle frequenti cesure; il tema dell’affacciarsi alla finestra è frequente in Pascoli, in quanto da un lato si concilia bene con la figura del poeta-fanciullino che guarda ogni cosa con interesse e stupore, come se la vedesse per la prima volta, dall’altro indica il distacco sofferto di Pascoli dalla natura, alla cui bellezza non può partecipare appieno e i cui significati nascosti sono insondabili per la mente umana. Alla fine, infatti, non resta altro che una domanda angosciosa sul destino ultimo delle cose. Tutta la natura descritta in questa lirica è caratterizzata da un incessante movimento, di cui, tuttavia, il poeta ignora la direzione e il senso: non ci sono risposte, solo interrogativi che restano sospesi.

Inizialmente la scena è quieta e tranquilla, com’è tipico dell’ora serale; gli elementi naturali sembrano rispondersi l’un l’altro in una superiore armonia, poi la tranquillità è interrotta dall’immagine del ponte che si inserisce all’improvviso, spezza l’unità di cielo e mare e suscita interrogativi, poiché non si sa né dove porti né per chi sia stato creato, lasciando la conclusione della poesia avvolta nel mistero senza una chiave di lettura. Il punto interrogativo finale delude l’attesa del lettore. Dunque il ponte esprime implicitamente l’ansia del poeta nei confronti dell’ignoto.

È fondamentale in Pascoli la musicalità del verso che, nel caso di Mare, è data soprattutto dalle pause ritmiche e dalle allitterazioni di “f” ed “s” e delle consonanti liquide.

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