Analisi del testo: "L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili" di Montale | fareLetteratura

Analisi del testo: "L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili" di Eugenio Montale

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Eugenio Montale
  • Titolo dell'Opera Satura
  • Prima edizione dell'opera 1971
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Versi liberi con prevalenza di endecasillabi e doppi settenari, non legati da rima

Analisi del testo e Parafrasi: “L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili” di Eugenio Montale

Analisi del testo: "L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili" di Eugenio Montale

Testo dell'opera

1. L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili,
2. delle carte, dei quadri che stipavano
3. un sotterraneo chiuso a doppio lucchetto.
4. Forse hanno ciecamente lottato i marocchini
5. rossi, le sterminate dediche di Du Bos,
6. il timbro a ceralacca con la barba di Ezra,
7. il Valéry di Alain, l’originale
8. dei Canti Orfici – e poi qualche pennello
9. da barba, mille cianfrusaglie e tutte
10. le musiche di tuo fratello Silvio.
11. Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura
12. di nafta e sterco. Certo hanno sofferto
13. tanto prima di perdere la loro identità.
14. Anch’io sono incrostato fino al collo se il mio
15. stato civile fu dubbio fin dall’inizio.
16. Non torba m’ha assediato, ma gli eventi
17. di una realtà incredibile e mai creduta.
18. Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo
19. dei tuoi prestiti e forse non l’hai mai saputo.

Parafrasi affiancata

1. L’alluvione ha sommerso il blocco di mobili,
2. di libri, di quadri che erano ammassati in
3. un sotterraneo chiuso con una serratura a doppio lucchetto.
4. Forse hanno lottato disperatamente (per non farsi portare via dall’acqua) i marocchini
5. rossi, le sterminate dediche di Du Bos (= critico letterario francese che aveva donato a Montale alcuni suoi libri accompagnati da lunghe dediche),
6. il timbro a ceralacca con la barba di Ezra (= si riferisce a Ezra Pound, il noto poeta americano che aveva inviato a Montale alcuni libri con un timbro che riportava la sua immagine barbuta),
7. il Valèry di Alain (= si tratta dell'edizione delle poesie Charmes di Paul Valery, commentata dal critico Alain), la prima edizione
8. dei Canti Orfici (= fa riferimento alla prima edizione dei Canti Orfici di Dino Campana [1914]) – e poi qualche pennello
9. da barba, mille cianfrusaglie e tutti
10. gli spartiti delle composizioni musicali di tuo fratello Silvio.
11. Per circa dieci, dodici giorni gli oggetti sono stati sottoposti all’azione corrosiva
12. di nafta e liquami. Di certo hanno sofferto 13. tanto prima di essere dissolti [dall’azione corrosiva di nafta e liquami].
14. Anche io sono incrostato di fango fino al collo se il mio
15. stato civile fu incerto sin dall’inizio [della mia vita].
16. Non sono stato sommerso dal fango, ma dagli eventi
17. di una realtà assurda, cui non ho mai dato credito.
18. Di fronte agli eventi il mio coraggio fu il primo
19. dei tuoi doni e forse non lo hai mai saputo.

Parafrasi discorsiva

L’alluvione ha sommerso il blocco di mobili, di libri, di quadri che erano ammassati in un sotterraneo chiuso con una serratura a doppio lucchetto. Forse hanno lottato disperatamente (per non farsi portare via dall’acqua) i marocchini rossi, le sterminate dediche di Du Bos (= critico letterario francese che aveva donato a Montale alcuni suoi libri accompagnati da lunghe dediche), il timbro a ceralacca con la barba di Ezra (= si riferisce a Ezra Pound, il noto poeta americano che aveva inviato a Montale alcuni libri con un timbro che riportava la sua immagine barbuta), il Valèry di Alain (= si tratta dell'edizione delle poesie Charmes di Paul Valery, commentata dal critico Alain), la prima edizione dei Canti Orfici (= fa riferimento alla prima edizione dei Canti Orfici di Dino Campana [1914]) – e poi qualche pennello da barba, mille cianfrusaglie e tutti gli spartiti delle composizioni musicali di tuo fratello Silvio. Per circa dieci, dodici giorni gli oggetti sono stati sottoposti all’azione corrosiva di nafta e liquami. Di certo hanno sofferto tanto prima di essere dissolti [dall’azione corrosiva di nafta e liquami]. Anche io sono incrostato di fango fino al collo se il mio stato civile fu incerto sin dall’inizio [della mia vita]. Non sono stato sommerso dal fango, ma dagli eventi di una realtà assurda, cui non ho mai dato credito. Di fronte agli eventi il mio coraggio fu il primo dei tuoi doni e forse non lo hai mai saputo.

Figure Retoriche

  • Enjambements vv. 2-3; vv. 4-5; vv. 9-10; vv. 11-12; vv. 12-13; vv. 14-15;
  • Ellissi v. 11: "Dieci, dodici giorni sotto un’atroce morsura."
  • Accumulazione vv. 1-10.

Commento

La lirica fa parte della sezione Xenia, contenuta nella raccolta Satura, pubblicata da Montale nel 1971. Dopo anni di silenzio poetico e impegno giornalistico il poeta fa partire una nuova fase poetica, in cui abbassa lo stile e il tono, scrivendo poesie più prosastiche. Il titolo dell'opera ha un doppio significato, in quanto da un lato fa riferimento alla satira, cioè alla polemica nei confronti della società e degli pseudovalori del proprio tempo, e dall’altro alla mescolanza di cose di diverso tipo (dal latino satura). Il poeta, inoltre, raccoglie le proprie memorie private, sostituendo alle donne simboliche delle raccolte da lui pubblicate in passato la figura della moglie, morta nel 1963. Si tratta di Drusilla Tanzi, soprannominata dal poeta Mosca, a causa della sua forte miopia.

Se nelle poesie scritte precedentemente Montale tendeva a tacere l’occasione che lo aveva portato a scriverle, ora invece la mette in primo piano. Nella lirica in questione, ad esempio, racconta l’alluvione che colpì Firenze nel novembre del 1966, causata dello straripamento dell’Arno. A causa di questo terribile evento atmosferico la cantina in cui il poeta aveva conservato libri, quadri, documenti e mobili del suo periodo fiorentino (fra la fine degli anni 20 e i 40) fu sommersa. Si trattava della casa in cui il poeta aveva abitato a lungo con la moglie, fino agli anni 50.

L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili, datata 27 novembre 1966, è l’ultima della sezione degli Xenia: un omaggio poetico alla moglie, compagna affezionata e discreta, rimasta fino ad allora assente dalla sua poesia. Xenia è il termine latino che indica i doni fatti a un ospite nel momento in cui si allontana dalla casa che lo ha ospitato. Queste poesie sono il dono di Montale alla moglie, nel momento in cui ella parte per il suo viaggio “senza ritorno”.

Nel componimento L’alluvione ha sommerso il pack dei mobili i libri e gli altri oggetti vengono personificati dal poeta e lottano contro la furia delle acque e del fango, in perfetta corrispondenza con Montale stesso che è «incrostato fino al collo» e ha avuto sempre un’identità incerta. Gli oggetti sono stati colpiti dal fango, così come il poeta è stato colpito dagli eventi esterni. L’alluvione acquisisce anche un significato metaforico, diventando il simbolo della società di massa degli anni 50 («realtà incredibile e mai creduta») la quale minaccia di travolgere la cultura di cui Montale si sente in qualche modo difensore.

Se il poeta è riuscito ad adattarsi alla realtà e agli eventi ostili è grazie a Mosca e ai sentimenti che è riuscita a infondere in lui. La moglie, come ricorda il critico Luperini, gli ha trasmesso il valore del coraggio,

inteso come coraggio di constatare l’insignificanza della vita e cioè la mancanza assoluta dei valori. […] La distruzione operata dalle acque fangose sugli oggetti conservati dal poeta nella cantina diviene l’allegoria della fine dei suoi miti personali e della crisi ormai irrecuperabile della sua identità. Il riferimento è in particolare alla ideologia degli anni Trenta cioè alla convinzione – tipica degli intellettuali non fascisti durante il regime – di poter affermare la propria identità e difendere il significato della cultura attraverso l’isolamento e la conservazione  dei valori della civiltà e della poesia: la cantina rappresenta qui la cittadella delle lettere, con i suoi fragili miti.1

Come anticipato parlando in generale dell'opera, il linguaggio colloquiale e la mancanza di rime regolari tendono ad avvicinare i versi del componimento alla prosa.


1 R. LUPERINI, Poeti Italiani: Il Novecento, Palumbo Editore, p. 278.

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