Analisi del testo: "Cantico delle Creature" San Francesco | fareLetteratura

Analisi del testo: “Cantico delle Creature o di Frate Sole" di Francesco D'Assisi

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Francesco D'Assisi
  • Data Composto tra il 1224 e il 1226
  • Forma metrica Prosa ritmica assonanzata suddivisa in versetti sull’esempio dei Salmi biblici

Analisi del testo: “Cantico delle Creature” di San Francesco d’Assisi

Analisi del testo: “Cantico delle Creature o di Frate Sole" di Francesco D'Assisi


Testo dell'opera

1. Altissimu onnipotente bon signore,
2. Tue so le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione
3. Ad te solu, altissimu, se confanno,
4. Et nullu homo ene dignu te mentovare.
5. Laudatu si’, mi signore, cum tucte le tue creature,
6. Spetialmente messor lu frate sole,
7. Lo quale lu jorno allumeni per nui;
8. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
9. De te, altissimu, porta significatione.
10. Laudatu si’, mi signore, per sora luna e le stelle;
11. In celu l’ai formate clarite et pretiose et belle.
12. Laudatu si’, mi signore, per frate ventu,
13. E per aere et nubilo e sereno et onne tempu,
14. Per le quale a le tue creature dài sustentamentu.
15. Laudatu si’, mi signore, per sor acqua,
16. La quale e molto utile e humele e pretiosa e casta.
17. Laudatu si’, mi signore, per frate focu,
18. Per lu quale n’allumeni la nocte,
19. Ed ellu è bellu e jocondu e robostosu e forte.
20. Laudatu si’, mi signore, per sora nostra matre terra,
21. La quale ne sustenta e guverna,
22. E produce diversi fructi e colorati flori et herba.
23. Laudatu si’, mi signore, per quilli ke perdonano per lo tuo amore,
24. E sostengo infirmitate e tribulatione:
25. Beati quilli ke le sosterrano in pace,
26. Ka da te, altissimu, sirano incoronati.
27. Laudatu si’, mi signore, per sora nostra morte corporale,
28. Da la quale nullu homo vivente po skampare:
29. Guai a quilli ke morrano in peccato mortale;
30. Beati quilli ke se trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
31. Ka la morte secunda nol farrà male.
32. Laudate e benedicite lu mi signore et rengratiate
33. Et serviateli cum grande humilitate. Amen.

Parafrasi affiancata

1. Altissimo, onnipotente, eccellente Signore Dio,
2. sono Tue le lodi, la gloria e l’onore ed ogni benedizione;
3. a Te solo, Altissimo, si addicono,
4. e nessun uomo è degno di nominarTi.
5. Sii lodato, mio Signore insieme a tutte le Tue creature,
6. specialmente il signor fratello Sole,
7. il quale rappresenta la luce del giorno e Tu ci illumini per mezzo di lui.
8. Ed egli è bello e luminoso, emettendo un grande splendore:
9. porta testimonianza di Te, Altissimo.
10. Sii lodato, mio Signore per / attraverso sorella Luna e le stelle:
11. in cielo le hai create, luminose e preziose e belle.
12. Sii lodato, mio Signore, per fratello Vento
13. e per l’aria e per il cielo nuvoloso e sereno e per ogni tempo
14. attraverso il quale offri sostentamento alle Tue creature.
15. Sii lodato, mio Signore, per sorella Acqua,
16. la quale è molto utile e umile e preziosa e pura.
17. Sii lodato, mio Signore, per fratello Fuoco,
18. attraverso il quale illumini la notte:
19. ed egli è bello e piacevole e robusto e forte.
20. Sii lodato, mio Signore, per la nostra sorella e madre Terra,
21. la quale ci sostiene e ci nutre,
22. e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba.
23. Sii lodato, mio Signore, per coloro che perdonano per il Tuo amore
24. e sopportano malattie e dolori.
25. Beati quelli che li sopporteranno in pace,
26. perché saranno glorificati da Te, Altissimo.
27. Sii lodato, mio Signore, per la nostra sorella Morte fisica,
28. alla quale nessun uomo vivente può sfuggire:
29. guai a quelli che moriranno nel peccato mortale;
30. beati coloro che la morte coglierà nelle Tue santissime volontà,
31. poiché a costoro la morte spirituale non farà del male.
32. Lodate e benedite il mio Signore e ringraziateLo
33. e serviteLo con grande umiltà.

Parafrasi discorsiva

Altissimo, onnipotente, eccellente Signore Dio, sono Tue le lodi, la gloria e l’onore ed ogni benedizione; a Te solo, Altissimo, si addicono, e nessun uomo è degno di nominarTi. Sii lodato, mio Signore insieme a tutte le Tue creature, specialmente il signor fratello Sole, il quale rappresenta la luce del giorno e Tu ci illumini per mezzo di lui. Ed egli è bello e luminoso, emettendo un grande splendore: porta testimonianza di Te, Altissimo. Sii lodato, mio Signore per / attraverso sorella Luna e le stelle: in cielo le hai create, luminose e preziose e belle. Sii lodato, mio Signore, per fratello Vento e per l’aria e per il cielo nuvoloso e sereno e per ogni tempo attraverso il quale offri sostentamento alle Tue creature. Sii lodato, mio Signore, per sorella Acqua, la quale è molto utile e umile e preziosa e pura. Sii lodato, mio Signore, per fratello Fuoco, attraverso il quale illumini la notte: ed egli è bello e piacevole e robusto e forte. Sii lodato, mio Signore, per la nostra sorella e madre Terra, la quale ci sostiene e ci nutre, e produce diversi frutti con fiori colorati ed erba. Sii lodato, mio Signore, per coloro che perdonano per il Tuo amore e sopportano malattie e dolori. Beati quelli che li sopporteranno in pace, perché saranno glorificati da Te, Altissimo. Sii lodato, mio Signore, per la nostra sorella Morte fisica, alla quale nessun uomo vivente può sfuggire: guai a quelli che moriranno nel peccato mortale; beati coloro che la morte coglierà nelle Tue santissime volontà, poiché a costoro la morte spirituale non farà del male. Lodate e benedite il mio Signore e ringraziateLo e serviteLo con grande umiltà.

Figure retoriche

  • Allitterazioni “nullu, dignu” (v. 5); “laudato, luna e le stelle: cell’ài; clarite; belle”; (vv. 10-11); “per lo quale enallumini la nocte /et ello è bello” (vv. 17-18); “per sora nostra matre Terra” (v. 20);
  • Anafore ”laudato si’” all’inizio di ogni strofa, tranne la prima e l’ultima;
  • Personificazioni “messer lo frate Sole” (v. 6); “sora Luna e le stelle” (v. 10); “frate Vento” (v. 12); “sor’Acqua” (v. 15); “frate Focu” (v. 17); “sora nostra madre Terra” (v. 20); “sora nostra Morte corporale” (v. 27);
  • Polisindeti “la gloria e l’onore et omne benedictione” (v. 2); “clarite et preziose et belle (v. 11); “et per aere et nubilo et sereno et omne tempo” (v. 13); “utile et humile et preziosa et casta” (v. 16); “bello, et iocundo et robustoso et forte” (v. 19); “sustenta et governa, / et produce” (vv. 21-22); “et sostengo infirmitate et tribolazione” (v. 24); “laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate / e serviateli cum grande humilitate” (vv. 32-33);
  • Climax “clarite et pretiose et belle” (v. 11).

Commento

Il Cantico delle Creature è considerato da molti critici, primo fra tutti Gianfranco Contini, il primo testo letterario scritto in volgare italiano. Si può considerare un testo letterario perché prevede l’uso consapevole da parte dell’autore dei mezzi retorici e linguistici a sua disposizione ed aspira ad una lingua illustre epurata dai tratti troppo plebei. Inoltre, l’opera non è, come potrebbe sembrare ad una prima lettura, né ingenua né spontanea, bensì si rifà a precisi precedenti letterari, soprattutto biblici, come il salmo 148 di Davide, il libro di Daniele, il discorso evangelico delle beatitudini. È una lauda religiosa, un inno al Creatore in volgare umbro, destinata ad essere cantata in pubblico e accompagnata da una melodia, come dimostra, ad esempio, la litania iniziale di ogni verso “Laudato sii”. Capiamo che il testo è in volgare umbro soprattutto grazie ad alcuni fenomeni fonetici: la –“u” finale alternata alla –“o”; le forme “iorno” e “messer”; le forme verbali “konfano”, “sirano”, “sostengo”; la terza persona singolare del verbo “essere” (“ène”); la congiunzione “ka”. La scelta del volgare è logicamente motivata dall’esigenza di rivolgersi anche alle persone semplici e non solo ai dotti: occorre ricordare che il francescanesimo esaltava l’umiltà e la povertà e si rivolgeva ad un pubblico popolare.

In questo cantico di lode a Dio, è evidente che San Francesco non respinge il mondo terreno come fa, ad esempio, Iacopone da Todi, ma elogia le creature non tanto in sé, quanto piuttosto perché sono immagini di Dio e simboli della realtà trascendente. L’immagine del mondo che ne risulta è serena e armoniosa, grazie alla fratellanza di tutte le creature, che vengono personificate, considerate tutte di grandissima importanza e chiamate “fratello” e “sorella”. L’elenco delle creature lodate non è lungo, ma comprende tutti i principali elementi naturali: il giorno (sole), la notte (luna e stelle), l’aria, l’acqua, il fuoco e la terra. In questa parte, l’uomo sembra non comparire, ma la sua presenza è netta, seppure implicita: infatti, le creature sono tutte viste in una prospettiva umana; ad esempio, il Sole illumina il giorno per noi, l’acqua è “utile”, la terra ci sostenta e ci nutre, ecc.

Nella seconda parte del Cantico delle Creature (a partire dal verso 23), invece, la menzione dell’uomo diventa esplicita, ma degli uomini sono lodati soltanto quelli che perdonano per l’amore di Dio e sopportano con fede privazioni e tribolazioni: dunque si configura una visione bipartita che distingue nitidamente tra chi può raggiungere la salvezza e chi resta nel peccato mortale. Inoltre, al termine della lauda emerge una concezione del tutto innovativa della morte, vista anch’essa come “sorella” e non temuta da chi muore nell’amore di Dio, perché consente di ricongiungersi a Lui. Gli ultimi due versi, infine, secondo una struttura circolare, richiamano l’incipit della lauda e mostrano che il componimento voleva essere una sorta di predica e di esortazione ai fedeli a lodare e ringraziare Dio con quell’umiltà tipica dello spirito francescano.

Un grosso problema interpretativo è costituito dal valore da assegnare alla preposizione “per”: si può intendere come causale (“per aver creato”); complemento d’agente (“dalle creature”), sulla scorta del francese par; ma anche come complemento di mezzo (“attraverso le tue creature”). In quest’ultimo caso, sarebbe messo in evidenza il rapporto di mediazione operato dagli elementi naturali tra Dio e l’uomo.

(24) Commenti e Domande

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