Analisi del testo: “Spesso il male di vivere ho incontrato” di Eugenio Montale

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Spesso il male di vivere ho incontrato
Autore Eugenio Montale
Titolo dell’opera Ossi di seppia
1ª edizione 1925
Genere poesia lirica
Forma metrica Due quartine composte da 7 endecasillabi ed un doppio settenario. Rima: ABBA-CDDA. Interna la rima con “strozzato” del v. 2.

1. Spesso il male di vivere ho incontrato:
2. era il rivo strozzato che gorgoglia,
3. era l’incartocciarsi della foglia
4. riarsa, era il cavallo stramazzato.

5. Bene non seppi, fuori del prodigio
6. che schiude la divina Indifferenza:
7. era la statua nella sonnolenza
8. del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
















Figure retoriche

  • Anafora: vv. 2-3-4-6-7 “era”
  • Allitterazione: vv. 2-3-4 “era il rivo strozzato che gorgòglia,/era l’incartocciarsi della foglia/riarsa, era il cavallo stramazzato” v. 8 “…e il falco alto levato
  • Enjambement: vv. 3-4; vv. 5-6; vv.7-8
  • Si segnala la tecnica del correlativo oggettivo che genera, a livello retorico, le metafore introdotte da “era”


Commento

Spesso il male di vivere ho incontrato è una delle più alte poesie della raccolta Ossi di seppia presente nella sezione eponima. Già partendo dal titolo dell’intera raccolta e della particolare sezione in cui risiede la poesia, è possibile segnalare alcune caratteristiche fondanti di tutta l’opera. La poesia di Ossi di seppia è una poesia che, come l’osso di seppia, si lima, si fa «scabra ed essenziale», riduce le pretese eroiche e celebrative dei “poeti laureati” (in particolare Gabriele d’Annunzio, come si legge nei I limoni), per avvicinarsi alla quotidianeità, alla concretezza delle cose e spostandosi verso l’uso di toni ironici e colloquiali desunti in parte dal crepuscolare Guido Gozzano.

D’altro canto però, non manca da parte di Montale il recupero di forme colte e preziose (non di rado attinte proprio da D’Annunzio) e la ripresa, a livello propriamente metrico, delle forme tradizionali della letteratura italiana (rifiutando lo stravolgimento metrico dalle avanguardie storiche): recupera in particolar modo l’endecasillabo e la rima. Potremmo dire che Montale rinnova la grande tradizione letteraria italiana (caratterizzata da forme ampie) su una nuova base linguistica.

Nell’intera opera, Montale indaga il male di vivere, che si rivela nitidamente in un paesaggio scarno ed arido (di cui l’Osso di seppia è evidentemente simbolo) ed in cui tutta la vita si rivela nel suo sgretolarsi. Il poeta è intento, con difficoltà, ad interrogare la natura tentanto di recuperare un qualche «sterile segreto», e la poesia Spesso il male di vivere ho incontrato non può che essere una delle poesie in cui l’indagine che il poeta svolge si fa maggiormente serrata ed evidente.

Il male di vivere che Montale descrive è un male oggettivo, radicato ed evidente già dall’osservazione della natura quotidiana. Non c’è violenza nella poesia di Montale e la tecnica del correlativo oggettivo (=evocare un’idea o una sensazione indicandola con gli oggetti, le cose) tende ad identificare questo male così radicato con il rivo strozzato, con l’incartocciarsi della foglia riarsa, con il cavallo stramazzato. Un dolore ed un male che è dunque presente nella normalità della vita e non derivante da un qualsivoglia atto violento.

Il significante (=forma esteriore della parola) della prima quartina, dato con forza dalle allitterazioni del gruppo “rs”, “rt”, e comunque dalla forte presenza di consonati come “r”, “s” e “z”, realizza, a livello ritmico/musicale (evocando suoni duri ed aspri) il male di vivere di cui Montale ci parla. Nella seconda quartina invece, il tono si acquieta e la maggior presenza delle vocali interrompe il malessere di quella precedente. Montale individua l’unico bene esistente che risiede, cito dal verso, nel «prodigio/che schiude la divina indifferenza». Un bene che consiste in un puro esistere senza tempo e senza memoria; dunque la statua nella sonnolenza del meriggio, la nuvola e il falco alto levato.


Note.


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About Giustino Mucci

Giustino Mucci è laureato in Lettere moderne presso l'Università di Bologna con una tesi sul poeta Nino Oxilia. Ha fondato e dirige fareLetteratura.it.

23 Comments

  1. è stupenda

  2. La poesia ‘Spesso il male di vivere ho incontrato’, tratta dalla raccolta di ‘Ossi di seppia’, mostra al lettore tutto il pessimismo di Eugenio Montale. Volendo questo pessimismo si può confrontare col passimismo di Leopardi, due poeti diversi ma con gli stessi occhi per vedere.
    La poesia è formata da due strofe; descrive il disagio dovuto alla consapevolezza che il dolore e la sofferenza si posso9no incontrare ogni giorno. l’unico rimedio per sfuggire all’angoscia del vivere è l’indifferenza.

  3. Grazie! io non ci capisco proprio niente di analisi di poesie! Cortesemente, non è che potrei aver alcunii chiarimenti riguardo le cesure (che non riesco mai ad individuare) ed eventualmente, se sono presenti altre figure retoriche di significato o ordine delle parole? Grazie mille in anticipo!
    Ally

  4. Nn ci capiscooo nienteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee xD

  5. L’analisi è spiegata male.. ma la poesia è bella… per l’appunto l’ha scritta Quasimodoo!

    • Secondo quale parametro dici che la poesia è spiegata male? Perché non è chiara a te o secondo parametri oggettivi? Nel primo caso prova a spiegare i tuoi dubbi e vediamo se si riescono a sciogliere, nel secondo caso si potrebbe modificare ma – puoi capire – il parere di uno solo è del tutto ininfluente e significa che il problema di comprensione sia nel soggetto e non nell’oggetto. Un caro saluto.

      ps. Il componimento è di Montale, non di Quasimodo.

    • Quasimodo ???? °_° lo so anch’io che sono in 3^media!

  6. Credo sia superfluo dire che ormai l’analisi che avevo gentilmente richiesto 4 mesi fa è ormai inutile. Non importa, grazie lo stesso.

    • Ally perdonaci, ci è sfuggita di mente pur non volendo. Potevi esortarci, sarebbe tornata in luce la richiesta. Ad ogni modo spero tu possa capire che non si tratta d’un servizio a pagamento, quindi – quantomeno – un po’ di comprensione nel caso (come questo) ci dovessero essere dimenticanze. Per il futuro sappi che nel caso tu non riceva risposta in un tempo ragionevole non devi farti scrupoli a commentare nuovamente, sicuramente ti aiuteremo! :).

  7. Siete fantastici

  8. Al mio esame di terza media portai Montale con questa poesia…la sua ideologia della ”Divina indifferenza” mi ha sempre affascinato e lo fa tutt’ora. Credo di averne fatto uno stile di vita durante un periodo difficile…ancora oggi sono in perfetto accordo con il poeta, spesso l’unica strada è l’indifferenza…un po’ come Dante e il suo ”non ti curar di loro guarda e passa”
    Chapeau ad un grande pessimista.

  9. Secondo me bisogna approfondire meglio il concetto di divina Indifferenza…

  10. Ciao. Nel mio libro di letteratura c’è una domanda che chiede ‘Perché secondo te il poeta chiama l’indifferenza “divina” e scrive questa parola (Indifferenza) con la lettera maiuscola?’ Potresti darmi un aiutino? Grazie.

  11. Scusate.. Avrei bisogno della parafrasi.. Chi mi potrebbe aiutare?? Grazieeee

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