Analisi del testo e Parafrasi: "L'isola" di Ungaretti | fareLetteratura

Analisi del testo: "L’isola" di Giuseppe Ungaretti

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giuseppe Ungaretti
  • Titolo dell'Opera Sentimento del tempo
  • Prima edizione dell'opera 1933
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Due strofe diseguali (rispettivamente di 11 e 13 versi), costituite da quinari, settenari, novenari ed endecasillabi, che procedono liberamente così come le rime

Analisi del testo e Parafrasi: “L’isola” di Giuseppe Ungaretti

Analisi del testo: "L’isola" di Giuseppe Ungaretti

Testo dell'opera

1. A una proda ove sera era perenne
2. di anziane selve assorte, scese,
3. e s’inoltrò
4. e lo richiamò rumore di penne
5. ch’erasi sciolto dallo stridulo
6. batticuore dell’acqua torrida,
7. e una larva (languiva
8. e rifioriva) vide;
9. ritornato a salire vide
10. ch’era una ninfa e dormiva
11. ritta abbracciata a un olmo.

12. In sé da simulacro a fiamma vera
13. errando, giunse a un prato ove
14. l’ombra negli occhi s’addensava
15. delle vergini come
16. sera appiè degli ulivi;
17. distillavano i rami
18. una pioggia pigra di dardi,
19. qua pecore s’erano appisolate
20. sotto il liscio tepore,
21. altre brucavano
22. la coltre luminosa;
23. le mani del pastore erano un vetro
24. levigato da fioca febbre.

Parafrasi affiancata

1. Ad una riva dove sempre copriva d'ombra
2. la fitta e antica vegetazione, giunse
3. e lì s’inoltrò
4. e lo richiamò il frullo di un uccello
5. che si era alzato in volo
6. da un’acqua immersa nella calura e quasi percorsa da un’intensa vibrazione (stridulo batticuore).
7. E una presenza vaga e indecifrabile;
8. vide;
9. ritornato a salire vide
10. che era una ninfa che dormiva
11. in piedi, abbracciata ad un olmo.

12.Dentro di sé alla ricerca di un chiarificazione (fiamma vera)
13. vagando, giunse ad un prato dove
14. l’ombra si addensava negli occhi
15. delle vergini come
16. riverberandosi ai piedi degli alberi d’ulivo;
17. i rami intricati lasciavano cadere quasi ad uno ad uno i raggi del sole
18. come le gocce di una pioggia pigra, lenta e rada.
19. Lì alcune pecore si erano appisolate
20. al tepore dei raggi filtrati dagli alberi,
21. altre brucavano
22. il prato irregolarmente illuminato dai raggi del sole;
23. le mani del pastore erano trasparenti
24. come se una febbre leggera le imperlasse di umidità.

Parafrasi discorsiva

Giunse ad una riva che la fitta e antica vegetazione copriva sempre d’ombra, e lì s’inoltrò, e lo richiamò il frullo di un uccello che si era alzato in volo da un’acqua immersa nella calura e quasi percorsa da un’intensa vibrazione (stridulo batticuore). E vide una presenza vaga e indecifrabile; ritornato a salire vide che era una ninfa che dormiva in piedi, abbracciata ad un olmo.
Vagando dentro di sé alla ricerca di una chiarificazione (fiamma vera), giunse ad un prato dove l’ombra si addensava negli occhi delle vergini, riverberandosi ai piedi degli alberi d’ulivo; i rami intricati lasciavano cadere quasi ad uno ad uno i raggi del sole, distillandoli come le gocce di una pioggia pigra, lenta e rada. Lì alcune pecore si erano appisolate al tepore dei raggi filtrati dagli alberi, altre brucavano il prato irregolarmente illuminato dai raggi del sole; le mani del pastore erano trasparenti come se una febbre leggera le imperlasse di umidità.

Figure Retoriche

  • Analogie v. 2: “anziane selve assorte”; v.v. 5-6: “stridulo/ batticuore dell’acqua torrida”; v. 18: “una pioggia pigra di dardi”;
  • Enjambements vv. 5-6; vv. 9-10; vv. 10-11; vv. 12-13; vv. 14-15; vv. 15-16; vv. 21-22: vv. 23-24;
  • Metafora vv. 23-24: “le mani del pastore erano un vetro/ levigato da fioca febbre”;
  • Personificazioni v. 2: “anziane selve assorte”; vv. 5-6: “stridulo/ batticuore dell’acqua torrida”;
  • Sinestesia v. 20: “liscio tepore”;
  • Iperbati vv. 1-2: “A una proda ove sera era perenne/ di anziane selve assorte, scese”; vv. 13-14-15: “ove/ l'ombra negli occhi s'addensava/ delle vergini”;
  • Allitterazioni v. 1: “er”; v. 2: “s” ed “e”; vv. 4-8: “r”; vv. 18-19: “p”;
  • Anafore vv. 3-4: "e s'inoltrò/ e lo richiamò..." ; vv. 7-8: "e una larva (languiva)/ e rifioriva".

Commento

La lirica L'isola appartiene alla raccolta Sentimento del tempo, uscita per la prima volta nel 1933 e comprendente poesie scritte a partire dagli anni venti. Secondo i maggiori critici questa raccolta, rispetto all’Allegria, segna il passaggio ad una metrica più complessa e la ricomparsa dei versi tradizionali e della punteggiatura. Si nota, inoltre, il ricorso ad un lessico più ricercato e l’utilizzo di analogie meno comprensibili.

La raccolta si concentra soprattutto sul tema dei paesaggi romani e laziali, che prendono il posto dei paesaggi parigini e di quelli di trincea. Il tema della guerra lascia ora spazio a riflessioni di carattere più generale sullo scorrere del tempo, sull’attesa della morte, sulla solitudine dell’uomo di fronte al dolore.

Cambia anche la stessa impostazione delle liriche che non sono più il frutto di illuminazioni improvvise, ma il risultato di una riflessione ben più profonda e di una ricerca del senso stesso dell’esistenza. Tutte le poesie di questa raccolta saranno degli importanti modelli per i poeti ermetici e questa lirica non fa affatto eccezione.

Passando alla poesia L'isola, oltre all’anno di composizione, Ungaretti ci fornisce anche delle indicazioni per comprendere meglio il testo: «Il paesaggio è quello di Tivoli. Perché l’isola? Perché è il punto dove io mi isolo, dove sono solo: è un punto separato dal resto del mondo, non perché lo sia in realtà, ma perché nel mio stato d’animo posso separarmene».

Tuttavia, nonostante le indicazioni forniteci dallo stesso autore, l’immagine dell’isola resta del tutto irreale e tutta la poesia vive in un’atmosfera indeterminata, tant'è che lo stesso protagonista (il visitatore dell’isola) resta anonimo, anche se alcuni critici tendono ad identificarlo con lo stesso Ungaretti.

Per l'appunto, in apertura della lirica notiamo subito l'utilizzo dell’iperbato che lascia sospeso il lettore in attesa di sapere chi sia il soggetto della lirica dilatando il tempo e creando un’oculata sospensione. Il componimento è dominato dall'elemento onirico; siamo all'interno di un'atmosfera fiabesca e di sogno e a tal proposito notiamo ancora l'utilizzo del passato remoto che inserisce il componimento in un tempo indeterminato e lontano.

Questo soggetto dall’identità indefinita giunge ad un luogo d’approdo silenzioso e perennemente coperto dall’ombra, attraverso la vegetazione. L’individuo viene richiamato dal suono di un uccello che fa rumore con le sue penne, increspando l’acqua torrida. Lì vede un’immagine che appare e scompare a intermittenza: è una ninfa sdraiata su un olmo. Il protagonista sta errando in se stesso passando da apparizioni illusorie (v. 12: simulacro) alla realtà (v. 12: fiamma vera). Ed anche la parte conclusiva della poesia, con l'apparizione del pastore febbricitante, è tutto giocato sull'impossibilità di cogliere ciò che è vero e ciò che non lo è.

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