Analisi del testo: "La pioggia nel pineto" di D'Annunzio | fareLetteratura

Analisi del testo: "La pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Gabriele D'Annunzio
  • Titolo dell'Opera Alcyone
  • Prima edizione dell'opera 1903
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Quattro strofe di trentadue versi liberi

Analisi del testo: “La pioggia nel pineto” di Gabriele D’Annunzio

Analisi del testo: "La pioggia nel pineto" di Gabriele D'Annunzio

Testo dell'opera

1. Taci. Su le soglie
2. del bosco non odo
3. parole che dici
4. umane; ma odo
5. parole più nuove
6. che parlano gocciole e foglie
7. lontane.
8. Ascolta. Piove
9. dalle nuvole sparse.
10. Piove su le tamerici
11. salmastre ed arse,
12. piove su i pini
13. scagliosi ed irti,
14. piove su i mirti
15. divini,
16. su le ginestre fulgenti
17. di fiori accolti,
18. su i ginepri folti
19. di coccole aulenti,
20. piove su i nostri vólti
21. silvani,
22. piove su le nostre mani
23. ignude,
24. su i nostri vestimenti
25. leggieri,
26. su i freschi pensieri
27. che l’anima schiude
28. novella,
29. su la favola bella
30. che ieri
31. t’illuse, che oggi m’illude,
32. o Ermione.

33. Odi? La pioggia cade
34. su la solitaria
35. verdura
36. con un crepitìo che dura
37. e varia nell’aria
38. secondo le fronde
39. più rade, men rade.
40. Ascolta. Risponde
41. al pianto il canto
42. delle cicale
43. che il pianto australe
44. non impaura,
45. né il ciel cinerino.
46. E il pino
47. ha un suono, e il mirto
48. altro suono, e il ginepro
49. altro ancóra, stromenti
50. diversi
51. sotto innumerevoli dita.
52. E immersi
53. noi siam nello spirto
54. silvestre,
55. d’arborea vita viventi;
56. e il tuo vólto ebro
57. è molle di pioggia
58. come una foglia,
59. e le tue chiome
60. auliscono come
61. le chiare ginestre,
62. o creatura terrestre
63. che hai nome
64. Ermione.

65. Ascolta, ascolta. L’accordo
66. delle aeree cicale
67. a poco a poco
68. più sordo
69. si fa sotto il pianto
70. che cresce;
71. ma un canto vi si mesce
72. più roco
73. che di laggiù sale,
74. dall’umida ombra remota.
75. Più sordo, e più fioco
76. s’allenta, si spegne.
77. Sola una nota
78. ancor trema, si spegne,
79. risorge, trema, si spegne.
80. Non s’ode voce dal mare.
81. Or s’ode su tutta la fronda
82. crosciare
83. l’argentea pioggia
84. che monda,
85. il croscio che varia
86. secondo la fronda
87. più folta, men folta.
88. Ascolta.
89. La figlia dell’aria
90. è muta; ma la figlia
91. del limo lontana,
92. la rana,
93. canta nell’ombra più fonda,
94. chi sa dove, chi sa dove!
95. E piove su le tue ciglia,
96. Ermione.

97. Piove su le tue ciglia nere
98. sì che par tu pianga
99. ma di piacere; non bianca
100. ma quasi fatta virente,
101. par da scorza tu esca.
102. E tutta la vita è in noi fresca
103. aulente,
104. il cuor nel petto è come pèsca
105. intatta,
106. tra le pàlpebre gli occhi
107. son come polle tra l’erbe,
108. i denti negli alvèoli
109. son come mandorle acerbe.
110. E andiam di fratta in fratta,
111. or congiunti or disciolti
112. (e il verde vigor rude
113. ci allaccia i mallèoli
114. c’intrica i ginocchi)
115. chi sa dove, chi sa dove!
116. E piove su i nostri vólti
117. silvani,
118. piove su le nostre mani
119. ignude,
120. su i nostri vestimenti
121. leggieri,
122. su i freschi pensieri
123. che l’anima schiude
124. novella,
125. su la favola bella
126. che ieri
127. m’illuse, che oggi t’illude,
128. o Ermione.

Parafrasi affiancata

1. Taci. Sulle soglie
2. del bosco non sento
3. delle parole pronunciate
4. da esseri umani, ma sento
5. delle parole inusitate («più nuove»),
6. sussurrate da gocciole e foglie
7. lontane.
8. Ascolta. Piove
9. dalle nuvole sparse.
10. Piove sulle tamerici
11. salmastre e aride,
12. piove sui pini
13. dai tronchi a scaglie e dagli aghi pungenti,
14. piove sui mirti
15. divini,
16. sulle ginestre brillanti
17. di fiori raccolti a grappoli,
18. sui ginepri fitti
19. di bacche profumate,
20. piove sui nostri volti
21. silvestri,
22. piove sulle nostre mani
23. nude,
24. sui nostri vestiti
25. leggeri,
26. sui pensieri freschi
27. che l’anima rinnovata dall’amore fa nascere,
29. sui sogni e le illusioni («la favola bella»)
30. che ieri
31. t’illusero, che oggi m’illudono,
32. o Ermione.

33. Senti? La pioggia cade
34. sulla solitaria
35. vegetazione
36. con uno scrosciare costante
37. che varia nell'aria
38. solo a seconda che le foglie
39. siano più o meno fitte.
40. Ascolta. Risponde
41. a questo pianto il canto
42. delle cicale
43. che né la pioggia portata dall’Austro,
44. impauriscono
45. né il cielo grigio.
46. E il pino
47. ha un suono, e il mirto
48. un altro suono, e il ginepro
49. un altro ancora, come strumenti
50. diversi
51. suonati da innumerevoli dita.
52. E immersi
53. siamo noi nell’anima
54. silvestre,
55. partecipi della vita del bosco;
56. e il tuo volto inebriato
57. è bagnato dalla pioggia
58. come una foglia,
59. e i tuoi capelli
60. profumano come
61. le ginestre chiare,
62. o creatura terreste,
63. che hai per nome
64. Ermione.

65. Ascolta, ascolta. Il canto armonioso
66. delle cicale nell’aria
67. a poco a poco
68. si attutisce (si fa «più sordo»)
69. sotto la pioggia
70. che s’intensifica;
71. ma vi si mescola un altro canto
72. più roco
73. che sale da laggiù,
74. dalle profondità del bosco («umida ombra remota»).
75. (Il canto delle cicale) più attutito e più sordo
76. s’allenta, si spegne.
77. Solo una nota (una cicala)
78. continua a tremare, si spegne,
79. riprende, trema, si spegne.
80. Non si sente la voce del mare.
81. Ora si sente su tutti gli alberi
82. lo scrosciare
83. della pioggia argentea
84. che purifica,
85. e questo scrosciare varia
86. a seconda che le fronde degli alberi
87. siano più o meno folte.
88. Ascolta.
89. La figlia dell’aria (la cicala)
90. è ora in silenzio, ma la figlia
91. del fango in lontananza,
92. la rana,
93. canta nell’ombra più profonda,
94. chissà dove, chissà dove!
95. E piove sulle tue ciglia,
96. o Ermione.

97. Piove sulle tue ciglia nere,
98. cosicché sembra che tu pianga,
99. ma di piacere; non bianca di carnagione,
100. ma quasi diventata verdeggiante,
101. sembra che tu esca dalla corteccia (di un albero).
102. E tutta la vita in noi è rinascita
103. profumata,
104. il cuore nel petto è come una pesca
105. non colta,
106. gli occhi tra le palpebre
107. sono come delle sorgenti nei prati,
108. i denti negli alveoli
109. sono come mandorle acerbe.
110. E andiamo, di cespuglio in cespuglio,
111. ora per mano, ora separati
112. (e i verdi rami tenaci e aggrovigliati
113. ci stringono le caviglie,
114. ostacolando il movimento delle ginocchia),
115. chissà dove, chissà dove!
116. E piove sui nostri volti
117. silvestri,
118. piove sulle nostre mani
119. nude,
120. sui nostri vestiti
121. leggeri,
122. sui pensieri freschi
123. che l’anima fa nascere
124. rinnovata dall’amore,
125. sui sogni e le illusioni (la favola bella)
126. che ieri
127. m’illusero, che oggi t’illudono,
128. o Ermione.

Parafrasi discorsiva

Taci. Sulle soglie del bosco non sento delle parole pronunciate da esseri umani, ma sento delle parole inusitate («più nuove»), sussurrate da gocciole e foglie lontane. Ascolta. Piove dalle nuvole sparse. Piove sulle tamerici salmastre e aride, piove sui pini dai tronchi a scaglie e dagli aghi pungenti, piove sui mirti divini, sulle ginestre brillanti di fiori raccolti a grappoli, sui ginepri fitti di bacche profumate, piove sui nostri volti silvestri, piove sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri, sui pensieri freschi che l’anima rinnovata dall’amore fa nascere, sui sogni e le illusioni («la favola bella») che ieri t’illusero, che oggi m’illudono, o Ermione.
Senti? La pioggia cade sulla vegetazione solitaria, con uno scrosciare costante che varia solo a seconda che le foglie siano più o meno fitte. Ascolta. Risponde a questo pianto il canto delle cicale che né la pioggia portata dall’Austro, né il cielo grigio impauriscono. E il pino ha un suono, e il mirto un altro suono, e il ginepro un altro ancora, come strumenti diversi, suonati da innumerevoli dita. E noi siamo immersi nell’anima silvestre, partecipi della vita del bosco; e il tuo volto inebriato è bagnato dalla pioggia come una foglia, e i tuoi capelli profumano come le ginestre chiare, o creatura terreste, che hai per nome Ermione.
Ascolta, ascolta. Il canto armonioso delle cicale nell’aria si attutisce (si fa «più sordo») a poco a poco sotto la pioggia che s’intensifica; ma vi si mescola un altro canto più roco che sale da laggiù, dalle profondità del bosco («umida ombra remota»). (Il canto delle cicale) più attutito e più sordo s’allenta, si spegne. Solo una nota (una cicala) continua a tremare, si spegne, riprende, trema, si spegne. Non si sente la voce del mare. Ora si sente su tutti gli alberi lo scrosciare della pioggia argentea che purifica, e questo scrosciare varia a seconda che le fronde degli alberi siano più o meno folte. Ascolta. La figlia dell’aria (la cicala) è ora in silenzio, ma la figlia del fango in lontananza, la rana, canta nell’ombra più profonda, chissà dove, chissà dove! E piove sulle tue ciglia, o Ermione.
Piove sulle tue ciglia nere, cosicché sembra che tu pianga, ma di piacere; non bianca di carnagione, ma quasi diventata verdeggiante, sembra che tu esca dalla corteccia (di un albero). E tutta la vita in noi è rinascita profumata, il cuore nel petto è come una pesca non colta, gli occhi tra le palpebre sono come delle sorgenti nei prati, i denti negli alveoli sono come mandorle acerbe. E andiamo, di cespuglio in cespuglio, ora per mano, ora separati (e i verdi rami tenaci e aggrovigliati ci stringono le caviglie, ostacolando il movimento delle ginocchia), chissà dove, chissà dove! E piove sui nostri volti silvestri, piove sulle nostre mani nude, sui nostri vestiti leggeri, sui pensieri freschi che l’anima rinnovata dall’amore fa nascere, sui sogni e le illusioni (la favola bella) che ieri m’illusero, che oggi t’illudono, o Ermione.

Figure Retoriche

  • Enjambements vv. 1-2; vv. 2-3; vv. 3-4; vv. 4-5; vv. 6-7; vv. 8-9; vv. 10-11; vv. 12-13; vv. 14-15; vv. 16-17; vv. 18-19; vv. 20-21; vv. 22-23; vv. 24-25; vv. 25-26; vv. 27-28; vv. 33-34; vv. 34-35; vv. 40-41; vv. 41-42; vv. 43-44; vv. 46-47; vv. 47-48; vv. 48-49; vv. 49-50; vv. 53-54; vv59-60; vv. 60-61; vv. 63-64; vv. 65-66; vv. 69-70; vv. 71-72; vv. 77-78; vv. 81-82; vv. 83-84; vv. 85-86, vv. 86-87; vv. 89-90; vv. 90-91; vv. 92-93; vv. 95-96; vv. 98-99; vv. 99-100; vv. 102-103; vv. 104-105; vv. 106-107; vv. 108-109;vv. 112-113; vv. 116-117; vv. 118-119; vv. 120-121; vv. 123-124;
  • Anaforevv. 8, 40, 65, 88: "Ascolta";
    vv. 8, 10, 14, 20, 22, 95, 97, 116, 118: "piove";
  • Apostrofiv. 1: "Taci [...]"; v. 8, 40, 65, 88: "Ascolta";
  • Anticlimaxv. 76: "s'allenta, si spegne";
    v. 79: "risorge, trema, si spegne";
  • Epizeusiv. 65: "Ascolta, ascolta [...]";
    vv. 94, 115: "chi sa dove, chi sa dove!";
  • Personificazionev. 6: "che parlano gocciole e foglie lontane";
  • Sineddochev. 81: "fronda" (sta per albero);
  • Similitudiniv. 58: "come una foglia"; vv. 60-61: "[...] come/ le chiare ginestre"; v. 104: "il cuor nel petto è come pèsca"; v. 107: "son come polle tra l'erbe"; v. 109: "son come mandorle acerbe";
  • Onomatopeev. 11: "salmastre ed arse"; v. 16: "fulgenti"; v. 19: "coccole"; v. 36: "crepitìo"; v. 82: "crosciare"; v. 85: "croscio";
  • Allitterazioni della "s": v. 11: "salmastre ed arse"; vv. 53-54: "noi siam nello spirto/ silvestre";
    della "p": v. 12: "piove sui pini"; della "c": v. 45: "né il ciel cinerino"; della "v": v. 55: "d'arborea vita viventi"; della "r": v. 62: "o creatura terrestre"; della "m": v. 74: "dall'umida ombra remota"; della "v-r-d": v. 112: "e il verdvigor rude";

Commento

La poesia La pioggia nel pineto viene composta dal poeta a cavallo fra il luglio e l'agosto del 1902, ed appartiene alla sezione centrale di Alcyone (il terzo libro delle Laudi, uscito alla fine del 1903, e composto dal poeta tra il 1899 e il 1903). La raccolta è costituita da una serie di liriche che rappresentano «un susseguirsi di laudi celebrative della natura – e soprattutto dell'estate, dal rigoglioso giugno al malinconico settembre – nella quale il poeta si immerge mirando a realizzare una fusione panica: a sprofondare e a confondersi con tutto – mare, alberi, luci, colori – in un sempre rinnovato processo di metamorfosi che si risolve in un ampliarsi della dimensione umana».1
Sono lodi che celebrano la natura osservata in una vacanza ideale, che inizia a fine primavera nelle colline di Fiesole e termina a settembre sulle coste della Versilia.
Il poeta racconta in versi come avviene la fusione dell'uomo con la natura attraverso il superamento della limitata dimensione umana.

La lirica più nota e più rappresentativa della raccolta è La pioggia nel pineto, leggendo la quale riusciamo a capire come l'uomo entri in simbiosi con la natura, sottoponendosi a un processo di naturalizzazione, e come la natura subisca a sua volta un processo di antropomorfizzazione.
Il poeta e la sua compagna entrano in empatia con la natura e arrivano a condividerne la sua anima segreta: D'Annunzio contempla la metamorfosi delle cose e la sua compagna si trasforma in fiore, pianta, frutto, mentre la pioggia cade.

La poesia inizia con un punto fermo dopo l'imperativo Taci (v.1), che indica un momento di preparazione e di attesa. Comincia il rito d'iniziazione, al quale sono invitati tutti i lettori, e non solo la donna: si tratta di un momento quasi liturgico che per essere vissuto fino in fondo necessita di un silenzio assoluto. Il poeta esorta la sua compagna a restare in silenzio, al fine di ascoltare con la dovuta attenzione i suoni inusitati (le parole più nuove) emessi dalla natura: le parole sussurrate da gocce e foglie lontane, avvertite sin dalle soglie del bosco.
Sta piovendo e la pioggia altro non è che una manifestazione della natura, che avvolge e riveste tutto.

Il poeta invita più volte la sua compagna ad ascoltare (v. 8: Ascolta; v. 33: Odi?; v. 40: Ascolta; v. 65: Ascolta, ascolta; v. 88: Ascolta) la musicalità della pioggia e i suoni emessi dalla natura. Alla donna in questione viene attribuito il nome di Ermione, il nome della figlia di Elena e Menelao della mitologia greca con il quale il poeta, probabilmente, si riferisce a Eleonora Duse (una grande attrice della sua epoca, con la quale visse un'intensa storia d'amore).

Il processo di naturalizzazione e di metamorfosi viene messo in atto sin dai primi versi della lirica, in cui vengono elencati diversi tipi di piante e di fiori, al fine di creare una premessa per la fusione tra gli uomini e la natura che viene esplicitata già nei versi 20-21, attraverso i quali si nota che i volti del poeta e di Ermione sono diventati silvani, permettendo ad entrambi di trasformarsi in creature silvestri, dello stesso colore e quasi della stessa sostanza del bosco. Successivamente la donna è paragonata agli elementi della natura: il suo volto è come una foglia (vv. 56-58) e i suoi capelli emanano lo stesso profumo delle ginestre (vv. 59- 61: le chiome come le ginestre). Gradualmente, arrivano entrambi a fondersi con la natura e a sentirsi parte di essa, tanto è che il poeta, attraverso l'uso delle similitudini, mostra come la donna sembri aver assunto l'aspetto di una pianta verdeggiante e sembri uscita dalla corteccia di un albero come una ninfa (vv. 99-101), il suo cuore sembri vivere di una nuova vita e sia simile al frutto della pèsca (vv. 104-105) e mostra come persino gli occhi (vv. 106-107) e i denti (vv. 108-109) si trasformino e rendano esplicito il senso d'immedesimazione delle due creature umane nella vita del bosco.

D'Annunzio descrive minuziosamente il temporale estivo e lo rende estremamente musicale, attraverso l'uso di onomatopee e di un lessico particolare, ma non si limita a registrare il semplice cadere della pioggia al livello più esterno, ma mette in evidenza, in particolare, la metamorfosi panica sulla quale si basa tutta la lirica: la trasformazione sua e della sua compagna in elementi vegetali e arborei, via via che riescono a fondersi con la natura. La pioggia nel pineto colpisce, infatti, per il tema panico-metaforico, per la trasformazione vegetale del poeta e di Ermione. Il termine panismo deriva da Pan (dio greco della natura, per metà uomo e per metà caprone) e si riferisce all'identificazione dell'uomo con la natura, con la vita vegetale.
Attraverso i versi 53-55, il poeta ci fa capire che la metamorfosi è ormai al suo culmine:

E immersi
noi siam nello spirto
silvestre,
d'arborea vita viventi (vv. 53-55).
Il panismo dannunziano è peculiare, perché tende ad umanizzare la natura.

Un altro tema molto importante della lirica è quello dell'amore, in quanto il poeta parlando della pioggia estiva refrigerante sottolinea come questa rigeneri non solo la natura, ma rinvigorisca anche l'anima dei due innamorati, i quali continuano ad abbandonarsi alla forza dei sentimenti e dell'amore, ma con la consapevolezza che si tratti soltanto di una favola bella (v. 29) che li ha illusi in passato e continua ad illuderli (vv. 29-32).

Colpisce, inoltre, la musicalità che caratterizza l'intera lirica e che è ottenuta attraverso la frantumazione del verso e il ricorso alle rime interne e alle assonanze.C'è un vero e proprio studio del poeta, un virtuosismo basato anche sul principio della ripetizione, che provoca degli effetti ritmico-musicali particolarmente interessanti. Il poeta tende ad imitare i suoni della pioggia e a inventare delle vere e proprie melodie: le parole più nuove a cui fa riferimento il poeta al v. 5 sono anche le parole che creano una musicalità nuova. Per riuscire ad entrare in empatia con la natura il poeta trasforma le sue parole in musica, utilizzando un lessico piuttosto ricercato e musicale, dimostrando di aver fatto suoi gli insegnamenti dei Simbolisti francesi.


1 G. GUGLIELMINO – H. GROSSER, Il sistema letterario. Guida alla storia letteraria e all’analisi testuale: Ottocento (2) e Novecento (1), Milano, Principato, 1996, p. 148.

(4) Commenti e Domande

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