Analisi del testo e Parafrasi: "Nella nebbia" di Pascoli | fareLetteratura

Analisi del testo: "Nella nebbia" di Giovanni Pascoli

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giovanni Pascoli
  • Titolo dell'Opera Primi poemetti
  • Edizioni dell'opera Nel 1897 esce la prima edizione dei Poemetti. La raccolta verrà poi ampliata fino a dividersi in Primi poemetti (che comprende la poesia Nella nebbia) e Nuovi poemetti (1909)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Terzine dantesche, rimate ABABCBCDC più un verso finale

Analisi del testo e Parafrasi: “Nella nebbia” di Giovanni Pascoli

Analisi del testo: "Nella nebbia" di Giovanni Pascoli


Testo dell'opera

1. E guardai nella valle: era sparito
2. tutto! sommerso! Era un gran mare piano,
3. grigio, senz’onde, senza lidi, unito.

4. E c’era appena, qua e là, lo strano
5. vocìo di gridi piccoli e selvaggi:
6. uccelli spersi per quel mondo vano.

7. E alto, in cielo, scheletri di faggi,
8. come sospesi, e sogni di rovine
9. e di silenzïosi eremitaggi.

10. Ed un cane uggiolava senza fine,
11. né seppi donde, forse a certe péste
12. che sentii, né lontane né vicine;

13. eco di péste né tarde né preste,
14. alterne, eterne. E io laggiù guardai:
15. nulla ancora e nessuno, occhi, vedeste.

16. Chiesero i sogni di rovine: – Mai
17. non giungerà? – Gli scheletri di piante
18. chiesero: – E tu chi sei, che sempre vai? –

19. Io, forse, un’ombra vidi, un’ombra errante
20. con sopra il capo un largo fascio. Vidi,
21. e più non vidi, nello stesso istante.

22. Sentii soltanto gl’inquïeti gridi
23. d’uccelli spersi, l’uggiolar del cane,
24. e, per il mar senz’onde e senza lidi,

25. le péste né vicine né lontane.

Parafrasi affiancata

1. E guardai nella valle: era scomparso
2. tutto! sommerso dalla nebbia! Era come un grande mare piatto
3. grigio, senza onde, senza spiagge, uniforme.

4. E c’era soltanto qua e là l’insolito
5. rumore di versi lievi e selvatici:
6. uccelli sparsi in quella nebbia che rendeva tutto invisibile.

7. E in alto, in cielo, c’erano rami di faggi, come scheletri
8. che stavano sospesi nell’aria e immagini indefinite di rovine
9. e di abitazioni isolate silenziose.

10. E un cane mugolava continuamente,
11. e non riuscivo a capire da dove provenisse il suono, forse dal punto in cui certi rumori a causa del calpestio delle zampe
12. sentivo, né lontani né vicini;

13. rumori di calpestii, né veloci né lenti,
14. alternati, continui. E guardai laggiù:
15. e voi, occhi miei, non vedeste ancora una volta nulla e nessuno.

16. Le immagini indefinite mi chiesero:
17. “Non arriverà mai?”, mentre i rami scheletrici degli alberi
18. chiesero: “Chi sei tu, che cammini sempre senza fermarti?”.

19. Io forse vidi un’ombra, un’ombra vagante
20. con un grosso fascio d’erba sulla testa. Vidi
21. e poi non vidì più nulla, tutto nello stesso momento.

22. Sentii solamente i versi inquieti
23. degli uccelli sparsi qua e là, il mugolio del cane
24. e, attraverso quella distesa che era come un mare senza onde e senza spiagge,

25. i calpestii né vicini né lontani.

Parafrasi discorsiva

E guardai nella valle: tutto era scomparso, sommerso dalla nebbia. Era come un grande mare piatto, grigio, senza onde, senza spiagge, uniforme. E c’era soltanto qua e là l’insolito rumore di versi lievi e selvatici: uccelli sparsi in quella nebbia che rendeva tutto invisibile. E in alto, in cielo, c’erano rami di faggi, come scheletri che stavano sospesi nell’aria e immagini indefinite di rovine e di abitazioni isolate silenziose. E un cane mugolava continuamente, e non riuscivo a capire da dove provenisse il suono, forse dal punto in cui sentivo certi rumori dovuti al calpestio delle zampe, né lontani né vicini; rumori di calpestii, né veloci né lenti, alternati, continui. E guardai laggiù: e voi, occhi miei, non vedeste ancora una volta nulla e nessuno. Le immagini indefinite mi chiesero: “Non arriverà mai?”, mentre i rami scheletrici degli alberi chiesero: “Chi sei tu, che cammini sempre senza fermarti?”. Io forse vidi un’ombra, un’ombra vagante con un grosso fascio d’erba sulla testa. Vidi e poi non vidì più nulla, tutto nello stesso momento. Sentii solamente i versi inquieti degli uccelli sparsi qua e là, il mugolio del cane e, attraverso quella distesa che era come un mare senza onde e senza spiagge, i calpestii né vicini né lontani.

Figure retoriche

  • Enjambements “era sparito / tutto” (vv. 1-2); “strano / vocio” (vv. 4-5); “piante / chiesero” (vv. 17-18); “gridi / d’uccelli” (vv. 22-23);
  • Prosopopea “chiesero i sogni di rovine: “Mai / non giungerà?” (vv. 16-17); “gli scheletri di piante / chiesero: “E tu chi sei, che sempre vai?”” (vv. 17-18);
  • Apostrofe “occhi” (v. 15);
  • Metafore “Era un gran mare piano, / grigio, senz’onde, senza lidi, unito” (vv. 2-3); “scheletri di faggi” (v. 7);
  • Chiasmo “chiesero i sogni di rovine […] gli scheletri di piante chiesero” (vv. 16-18);
  • Polisindeto “e alto […] e sogni […] e di silenziosi […] ed un cane” (vv. 7-10); “né seppi […] né lontane né vicine […] né tarde né preste” (vv. 11-13);
  • Antitesi “né lontane né vicine” (v. 12); “né tarde né preste” (v. 13).

Commento

Poemetti, pubblicati una prima volta nel 1897, poi divisi in due parti distinte nella versione definitiva del 1903 (Primi poemetti e Nuovi poemetti) sono di solito componimenti più ampi di quelli di Myricae, che hanno un taglio narrativo e si configurano spesso come racconti veri e propri. Il poeta intende qui celebrare la piccola proprietà contadina e i suoi valori positivi, che appaiono come un baluardo idillico contro le minacce del mondo esterno.

La poesia Nella nebbia descrive, tramite sensazioni visive e uditive, un paesaggio inquietante, completamente avvolto dalla nebbia, che rende tutto quasi irreale, tant’è che anche le presenze che sembra di scorgere o udire paiono allucinazioni. La nebbia assume una funzione importante, in quanto nasconde la realtà sensibile, lasciando così libero spazio all’immaginazione del poeta e suscitandogli riflessioni sul mistero della vita, di cui l’ombra errante assurge a simbolo.

Come sempre in Pascoli, anche in questa poesia il paesaggio appare indistinto, senza confini, sfumato, impalpabile, grazie alla nebbia che lo ricopre interamente e lo rende quasi surreale. Tramite l’accostamento di tre elementi smaterializzati nell’indefinito della nebbia (scheletri di faggi, sogni di rovine, silenti e solitari eremitaggi) il paesaggio diventa poi sempre più cupo, spoglio, spettrale. Tutte le presenze del paesaggio non hanno ordine e rapporto tra loro, non formano un quadro unitario, bensì restano slegate, sparse e assumono un valore simbolico. Dopo le domande senza risposta del poeta, la poesia si chiude in un’atmosfera da incubo, che sembra suggerire un’incombente minaccia, che riflette la caduta definitiva di ogni certezza e il totale smarrimento del poeta.

Il componimento Nella nebbia, per certi versi, può essere confrontato con il Canto notturno di un pastore errante dell’Asia di Leopardi, che è affine per le tematiche dell’insondabile mistero dell’esistenza umana e della solitudine dell’uomo, che rendono la vita estremamente penosa e difficile. In entrambe le liriche, come osserva Giuseppe Petronio, l’angoscia e la fatica del vivere sono rappresentati da un uomo che cammina lentamente portando un pesante fardello, ma l’atmosfera è totalmente diversa: in Leopardi tutto è nitido, evidente, preciso, mentre in Pascoli tutto è ambiguo, accennato, non detto e ogni particolare è sfumato e allusivo, solo suggerito. Il poeta, infatti, per cogliere il senso del tutto non confida più nella ragione, ma sull’intuizione, sulla suggestione, sull’irrazionale.

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