Analisi del testo e Parafrasi: "Nebbia" di Giovanni Pascoli | fareLetteratura

Analisi del testo: "Nebbia" di Giovanni Pascoli

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giovanni Pascoli
  • Titolo dell'Opera Canti di Castelvecchio
  • Prima edizione dell'opera 1903 (la poesia, però, era già stata pubblicata nel 1899 sulla rivista “Flegrea”)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica 5 strofe di 6 versi ciascuna: 3 novenari + 1 ternario + 1 novenario + 1 senario. Rime: ABCBCA. Tutti i senari rimano tra loro.

Analisi del testo e Parafrasi: “Nebbia” di Giovanni Pascoli

Analisi del testo: "Nebbia" di Giovanni Pascoli


Testo dell'opera

1. Nascondi le cose lontane,
2. tu nebbia impalpabile e scialba,
3. tu fumo che ancora rampolli,
4. su l’alba,
5. da’ lampi notturni e da’ crolli,
6. d’aeree frane!

7. Nascondi le cose lontane,
8. nascondimi quello ch’è morto!
9. Ch’io veda soltanto la siepe
10. dell’orto,
11. la mura ch’ ha piene le crepe
12. di valerïane.

13. Nascondi le cose lontane:
14. le cose son ebbre di pianto!
15. Ch’io veda i due peschi, i due meli,
16. soltanto,
17. che dànno i soavi lor mieli
18. pel nero mio pane.

19. Nascondi le cose lontane
20. Che vogliono ch’ami e che vada!
21. Ch’io veda là solo quel bianco
22. di strada,
23. che un giorno ho da fare tra stanco
24. don don di campane…

25. Nascondi le cose lontane,
26. nascondile, involale al volo
27. del cuore! Ch’io veda il cipresso
28. là, solo,
29. qui, solo quest’orto, cui presso
30. sonnecchia il mio cane.

Parafrasi affiancata

1. devi nascondere le cose lontane
2. Tu, nebbia leggerissima e grigiastra,
3. e anche tu, fumo che ancora sei visibile
4. sul far dell’alba
5. dopo i lampi notturni e il fragore
6. di frane nell’aria (i tuoni)!

7. Devi nascondere le cose lontane,
8. mi devi nascondere quello che è morto!
9. In modo tale che io veda solo la siepe
10. dell’orto,
11. il suo muro di cinta, le cui crepe sono piene
12. di piante di valeriana.

13. Devi nascondere le cose lontane:
14. queste cose sono piene di dolore!
15. In modo tale che io veda le due piante di pesco e di melo,
16. soltanto,
17. che producono i loro dolci frutti,
18. a conforto della mia vita difficile (il pane nero).

19. Devi nascondere le cose lontane,
20. che vogliono che io mi sposi ed esca!
21. In modo tale che io veda solo quella bianca
22 strada (che conduce al cimitero),
23. che il giorno del funerale devo percorrere tra un fiacco
24. rintocco di campane…

25. Devi nascondere le cose lontane,
26. nasconderle, sottrarle ai desideri
27. del cuore! In modo tale che io veda solo il cipresso
28. laggiù,
29. solo questo orto, vicino al quale
30. dormicchia il mio cane.

Parafrasi discorsiva

Tu, nebbia leggerissima e grigiastra, devi nascondere le cose lontane e anche tu, fumo che ancora sei visibile sul far dell’alba dopo i lampi notturni e il fragore di frane nell’aria (i tuoni)!
Devi nascondere le cose lontane, mi devi nascondere quello che è morto! In modo tale che io veda solo la siepe dell’orto, il suo muro di cinta, le cui crepe sono piene di piante di valeriana.
Devi nascondere le cose lontane: queste cose sono piene di dolore! In modo tale che io veda solo le due piante di pesco e di melo, che producono i loro dolci frutti, a conforto della mia vita difficile (il pane nero).
Devi nascondere le cose lontane, che vogliono che io mi sposi ed esca! In modo tale che io veda solo quella strada bianca (che conduce al cimitero), che il giorno del funerale devo percorrere tra un fiacco rintocco di campane…
Devi nascondere le cose lontane, nasconderle, sottrarle ai desideri del cuore! In modo tale che io veda solo il cipresso laggiù, solo questo orto, vicino al quale dormicchia il mio cane.

Figure retoriche

  • Allitterazione “NascoNdi Le cose LoNtaNe, tu NeBBia iMpaLpaBiLe e sciaLBa” (vv. 1-2); “cRolli d’aEREE fRanE” (vv. 5-6); “inVOLale al VOLO” (v. 26);
  • Enjambement crolli / d’aeree frane (vv. 5-6); “la siepe / dell’orto” (vv. 9-10); “le crepe / di valeriane” (vv. 11-12); “bianco / di strada” (vv. 21-22); “stanco / don don di campane” (vv. 23-24); “volo / del cuore” (vv. 26-27);
  • Apostrofe “tu, nebbia impalpabile e scialba” (v. 2); “tu fumo” (v. 3);
  • Personificazione “tu, nebbia” (v. 2); “tu fumo” (v. 3);
  • Anafore “nascondi le cose lontane” (vv. 1, 7, 13, 19, 25); “tu” (vv. 2-3); “ch’io veda” (vv. 9, 15, 21, 26); “nascondimi … nascondile” (con lieve variatio, v. 8 e 26);
  • Metafore “crolli / d’aree frane” (vv. 5-6); “ebbre di pianto” (v. 14); “pel nero mio pane” (v. 18);
  • Ossimoro “d’aree frane” (v. 6);
  • Onomatopea “don don” (v. 24);
  • Paronomasia “meli … mieli” (vv. 15, 17);
  • Figura etimologica “involale al volo” (v. 26).

Commento

Canti di Castelvecchio si propongono di continuare il programma poetico iniziato con la precedente raccolta Myricae: alle immagini quotidiane della vita di campagna, si alternano continuamente i temi della tragedia famigliare e delle ossessioni segrete del poeta, come l’eros e la morte. La collocazione delle liriche all’interno della raccolta è attentamente studiata secondo un ordine che segue quello delle stagioni.

Nel componimento NebbiaPascoli si rivolge alla nebbia personificata, elemento ricorrente della sua poesia, chiedendole di nascondergli ciò che è lontano nel tempo (le cose passate) e nello spazio (le cose lontane), perché provoca solo pianto e dolore. La nebbia non è descritta oggettivamente (come, ad esempio, in San Martino di Carducci), bensì assume un forte significato simbolico, diventando una barriera difensiva che il poeta erge tra sé e il mondo esterno, affinché lo protegga dall’ignoto e dalla morte, lasciandogli vedere solo ciò che è vicino, le poche e umili cose rassicuranti perché appartengono al “nido” (la casa, il giardino, le piante, il cane), quindi assicurandogli un po’ di serenità. La vita viene vista in una luce negativa, mentre l’atteggiamento nei confronti della morte è ambivalente. Emerge, tuttavia, anche una contraddizione: come dimostra il verso “che vogliono ch’ami e che vada”, il mondo esterno che da un lato spaventa terribilmente il poeta, dall’altro lo attrae: è molto legato al “nido”, ma coltiva anche una segreta attrazione per il mondo esterno. Secondo Gianfranco Contini, a ragione, questa lirica può essere considerata “un’allegoria generale del mondo poetico pascoliano”, perché contiene tutte le tematiche e le contraddizioni tipiche della sua poetica.

Il lessico della poesia Nebbia, oscillante tra termini semplici e quotidiani e vocaboli aulici e danteschi, come è tipico del Simbolismo, prevede sempre due livelli di lettura, quello letterale e quello simbolico. La “valeriana” è da intendere come simbolo dell’oblio, la siepe e il muro dell’orto sono simboli di protezione dal mondo esterno; il cipresso è evidentemente immagine della morte, mentre il cane rappresenta la fedeltà e gli affetti domestici; la metafora “aeree frane” per indicare il tuono è molto forte e rimanda ad apocalissi cosmiche. La percezione del poeta va oltre la realtà per sconfinare nel simbolismo: la precisione dei termini non ha nulla di realistico, ma diventa profondamente evocativa. Le frequenti ripetizioni conferiscono alla poesia un ritmo cantilenante; il ritmo è continuamente spezzato da punteggiatura, pause, enjambements. I periodi hanno una struttura simmetrica, cosicché la struttura sintattica appare molto ripetitiva per mettere particolarmente in evidenza i nuclei tematici sui quali Pascoli intende focalizzare l’attenzione.

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