Analisi del testo: "L'assiuolo" di Giovanni Pascoli

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giovanni Pascoli
  • Titolo dell'Opera Myricae
  • Prima edizione dell'opera 1891
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Tre strofe di sette novenari più una sillaba onomatopeica (chiù) a conclusione, in rima con il sesto verso della strofa. Lo schema ritmico è ABABCDCD

Analisi del testo e Parafrasi: "L’assiuolo" di Giovanni Pascoli

Analisi del testo: "L'assiuolo" di Giovanni Pascoli


Testo dell'opera

1. Dov’era la luna? ché il cielo
2. notava in un’alba di perla,
3. ed ergersi il mandorlo e il melo
4. parevano a meglio vederla.
5. Venivano soffi di lampi
6. da un nero di nubi laggiù;
7. veniva una voce dai campi:
8. chiù…

9. Le stelle lucevano rare
10. tra mezzo alla nebbia di latte
11. sentivo il cullare del mare,
12. sentivo un fru fru tra le fratte;
13. sentivo nel cuore un sussulto,
14. com’eco d’un grido che fu.
15. Sonava lontano il singulto:
16. chiù…

17. Su tutte le lucidi vette
18. tremava un sospiro di vento:
19. squassavano le cavallette
20. finissimi sistri d’argento
21. (tintinni a invisibili porte
22. che forse non s’aprono più?…);
23. e c’era quel pianto di morte…
24. chiù…

Parafrasi affiancata

1. Mi domandavo dove fosse la luna, dato che il cielo
2. era immerso (nuotava) nella luce chiara e perlacea dell’alba
3. e sembrava che il mandorlo e il melo rizzassero i loro rami
4. per vedere dove fosse.
5. Venivano guizzi di lampi
6. Da un punto indeterminato del cielo preannuncianti una bufera (nero di nubi);
7. e si sentiva una voce dai campi:
8. chiù (il verso triste e lamentoso dell’assiuolo).

9. Le rare stelle brillavano
10. in mezzo al chiarore lattiginoso diffuso dalla luna (nebbia di latte).
11. Sentivo l’ondeggiare del mare,
12. sentivo un fruscio tra i cespugli,
13. sentivo il cuore sussultare,
14. come se fosse l’eco di un antico grido di dolore.
15. Si sentiva lontano il pianto convulso:
16. chiù…

17. Sulle cime degli alberi, ben visibili e lucenti per il riflesso della luna,
18. tremava un leggero venticello;
19. le cavallette emettevano un suono stridulo con il frullare delle ali,
20. come i sistri d’argento
21. (bussavano alle porte della morte che non si vedono
22. e forse non si apriranno mai più).
23. E continuava quel pianto funereo:
24. chiù…

Parafrasi discorsiva

Mi domandavo dove fosse la luna, dato che il cielo era immerso (nuotava) nella luce chiara e perlacea dell’alba e sembrava che il mandorlo e il melo rizzassero i loro rami per vedere dove fosse.
Da un punto indeterminato del cielo venivano guizzi di lampi preannuncianti una bufera (nero di nubi) e si sentiva una voce dai campi: chiù (il verso triste e lamentoso dell’assiuolo).

Le rare stelle brillavano in mezzo al chiarore lattiginoso diffuso dalla luna (nebbia di latte).
Sentivo l’ondeggiare del mare, sentivo un fruscio tra i cespugli, sentivo il cuore sussultare, come se fosse l’eco di un antico grido di dolore. Si sentiva lontano il pianto convulso: chiù…

Sulle cime degli alberi, ben visibili e lucenti per il riflesso della luna, tremava un leggero venticello; le cavallette emettevano un suono stridulo con il frullare delle ali, come i sistri d’argento (bussavano alle porte della morte che non si vedono e forse non si apriranno mai più). E continuava quel pianto funereo: chiù…

Figure retoriche

  • Allitterazioni v. 12: “sentivo un fru fru tra le fratte”; v. 20: i ed s: “finissimi sisstri d’argento”; v. 21: in: “tintinni a invisibili porte”.
  • Anafore: vv. 8, 16, 24: “chiù…”; vv. 11-13: “sentivo il cullare del mare, /sentivo un fru fru tra le fratte”;/ sentivo nel cuore un sussulto”;
  • Analogia v. 10: “nebbia di latte”;
  • Climax vv. 7, 15, 23: “veniva una voce dai campi/ sonava lontano il singulto/ e c’era quel pianto di morte”;
  • Onomatopee vv. 8, 16, 24: “chiù…”; v. 12: “fru fru”; v. 20: “finissimi sistri d’argento”; v. 21: “tintinni”;
  • Metafore v. 2: “alba di perla”; v. 10: “nebbia di latte”; v. 11: “sentivo il cullare del mare”; v. 18: “sospiro di vento”; vv.19-20: “squassavano le cavallette/ finissimi sistri d’argento”;
  • Metonimia v. 6: “nero di nubi”;
  • Parallelismi vv. 11-13: “sentivo il cullare del mare,/ sentivo un fru fru tra le fratte;/ sentivo nel cuore un sussulto”;
  • Personificazioni vv. 3-4: “ed ergersi il mandorlo e il melo/ parevano a meglio vederla”; v. 11: “cullare del mare”; v. 18: “tremava un sospiro di vento”;
  • Similitudine v. 14: “com’eco d’un grido che fu”;
  • Sinestesia v. 5: “soffi di lampi”

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