Il cinque maggio di Alessandro Manzoni

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Alessandro Manzoni
  • Titolo dell'Opera Odi
  • Prima edizione dell'opera 1823 (ma il componimento è datato 1821)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica 18 strofe, composte ciascuna di 6 settenari sdruccioli (il primo, il terzo e il quinto) piani (il secondo e il quarto, fra loro rimanti) e tronco l'ultimo che rima con l'ultimo della strofa successiva, con rime disposte secondo lo schema ABCBDE

Analisi del testo: "Il cinque maggio" di Alessandro Manzoni

Il cinque maggio di Alessandro Manzoni


Testo dell'opera

1. Ei fu. Siccome immobile,
2. dato il mortal sospiro,
3. stette la spoglia immemore
4. orba di tanto spiro,
5. così percossa, attonita
6. la terra al nunzio sta,

7. muta pensando all’ultima
8. ora dell’uom fatale;
9. né sa quando una simile
10. orma di pie’ mortale
11. la sua cruenta polvere
12. a calpestar verrà.

13. Lui folgorante in solio
14. vide il mio genio e tacque;
15. quando, con vece assidua,
16. cadde, risorse e giacque,
17. di mille voci al sonito
18. mista la sua non ha:

19. vergin di servo encomio
20. e di codardo oltraggio,
21. sorge or commosso al subito
22. sparir di tanto raggio;
23. e scioglie all’urna un cantico
24. che forse non morrà.

25. Dall’Alpi alle Piramidi,
26. dal Manzanarre al Reno,
27. di quel securo il fulmine
28. tenea dietro al baleno;
29. scoppiò da Scilla al Tanai,
30. dall’uno all’altro mar.

31. Fu vera gloria? Ai posteri
32. l’ardua sentenza: nui
33. chiniam la fronte al Massimo
34. Fattor, che volle in lui
35. del creator suo spirito
36. più vasta orma stampar.

37. La procellosa e trepida
38. gioia d’un gran disegno,
39. l’ansia d’un cor che indocile
40. serve, pensando al regno;
41. e il giunge, e tiene un premio
42. ch’era follia sperar;

43. tutto ei provò: la gloria
44. maggior dopo il periglio,
45. la fuga e la vittoria,
46. la reggia e il tristo esiglio;
47. due volte nella polvere,
48. due volte sull’altar.

49. Ei si nomò: due secoli,
50. l’un contro l’altro armato,
51. sommessi a lui si volsero,
52. come aspettando il fato;
53. ei fe’ silenzio, ed arbitro
54. s’assise in mezzo a lor.

55. E sparve, e i dì nell’ozio
56. chiuse in sì breve sponda,
57. segno d’immensa invidia
58. e di pietà profonda,
59. d’inestinguibil odio
60. e d’indomato amor.

61. Come sul capo al naufrago
62. l’onda s’avvolve e pesa,
63. l’onda su cui del misero,
64. alta pur dianzi e tesa,
65. scorrea la vista a scernere
66. prode remote invan;

67. tal su quell’alma il cumulo
68. delle memorie scese.
69. Oh quante volte ai posteri
70. narrar se stesso imprese,
71. e sull’eterne pagine
72. cadde la stanca man!

73. Oh quante volte, al tacito
74. morir d’un giorno inerte,
75. chinati i rai fulminei,
76. le braccia al sen conserte,
77. stette, e dei dì che furono
78. l’assalse il sovvenir!

79. E ripensò le mobili
80. tende, e i percossi valli,
81. e il lampo de’ manipoli,
82. e l’onda dei cavalli,
83. e il concitato imperio
84. e il celere ubbidir.

85. Ahi! forse a tanto strazio
86. cadde lo spirto anelo,
87. e disperò; ma valida
88. venne una man dal cielo,
89. e in più spirabil aere
90. pietosa il trasportò;

91. e l’avvïò, pei floridi
92. sentier della speranza,
93. ai campi eterni, al premio
94. che i desideri avanza,
95. dov’è silenzio e tenebre
96. la gloria che passò.

97. Bella Immortal! Benefica
98. Fede ai trïonfi avvezza!
99. Scrivi ancor questo, allegrati;
100. che più superba altezza
101. al disonor del Golgota
102. giammai non si chinò.

103. Tu dalle stanche ceneri
104. sperdi ogni ria parola:
105. il Dio che atterra e suscita,
106. che affanna e che consola,
107. sulla deserta coltrice
108. accanto a lui posò.

Parafrasi affiancata

Parafrasi discorsiva

Egli (Napoleone) non c’è più, è morto. Come le sue spoglie senza memoria, dato l’ultimo respiro, rimasero immobili, prive di una così grande anima, così la terra rimase scossa e incredula alla notizia della sua morte, pensando in silenzio all’ultima ora dell’uomo che ha segnato il destino; e non sa quando una simile impronta di un piede d’uomo verrà a calpestare la sua polvere insanguinata. Il mio ingegno poetico lo vide trionfante sul trono e non si espresse; quando, con continui cambiamenti di sorte, fu sconfitto, tornò grande e fu piegato definitivamente, non ha mischiato la sua voce al suono di mille voci: immune dalla lode servile e dalle offese vili, ora (il mio ingegno poetico) si risveglia commosso dinnanzi all’improvviso scomparire di un raggio così luminoso; e innalza sulla tomba un canto che forse non morirà mai. Dall’Italia (Alpi) all’Egitto, (Piramidi) dalla Spagna (Manzanarre) alla Germania (Reno), ogni progetto di quell’uomo mai esitante era seguito dalla sua realizzazione; si manifestò dall’Italia meridionale (Scilla) alla Russia (Tanai: è il fiume Don), dall’uno all’altro mare. È stata una gloria reale? Lascio ai posteri la difficile decisione: noi ci inchiniamo a Dio, l’Alto Creatore, che volle imprimere in Napoleone un’impronta più vasta del suo spirito creatore. La gioia tempestosa e trepidante di un grande progetto, l’ansia di un animo che, indomabile, obbedisce, pensando già al comando; e lo raggiunge e ottiene un riconoscimento in cui era folle sperare; egli sperimentò tutto: la gloria, più grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il regno e il pesante esilio: due volte fu sconfitto (a Lipsia e Waterloo), due volte tornò sul trono. Egli pronunciò il suo nome (si proclamò imperatore): due secoli (il 1700 e il 1800), armati l’uno contro l’altro, sottomessi si volsero a lui, come aspettando la sua decisione sul loro destino; egli impose il silenzio e si sedette in mezzo ai due secoli come arbitro. E scomparve, e finì i suoi giorni nell’ozio, in un’isola così piccola (Sant’Elena), fatto oggetto di grandissima invidia e di profonda compassione, di odio implacabile e di amore incondizionato. Come incombe e si abbatte sulla testa del naufrago l’onda, la stessa onda su cui poco prima scorreva lo sguardo del poveretto, alto e proteso ad avvistare invano rive lontane; simile scese su quell’anima la grande quantità di ricordi! Oh, quante volte cominciò a raccontare di se stesso e sulle pagine destinate a durare eternamente si posò la sua mano stanca! Oh, quante volte, al silenzioso terminare di un giorno ozioso, chinati gli occhi lampeggianti, incrociate le braccia sul petto si fermò e l’assalì il ricordo dei giorni passati! E ripensò agli accampamenti sempre spostati, alle trincee colpite, e al lampeggiare delle armi dei soldati, all’assalto della cavalleria, agli ordini concitati e all’immediato ubbidire. Ahimè, forse l’animo spossato si lasciò andare ad uno strazio così grande e si disperò; ma giunse dal Cielo una mano forte e, mossa a compassione, lo trasportò in un’atmosfera più serena; e lo indirizzò, attraverso i fiorenti sentieri della speranza, ai luoghi eterni, verso il premio (il Paradiso) che supera tutti i desideri dell’uomo, dove la gloria terrena, ormai passata, è dimenticata, non conta più. Bella immortale! Fede portatrice di bene, abituata ai trionfi! Scrivi anche questo trionfo, rallegrati; perché nessun uomo più grande di Napoleone si è mai chinato ad adorare la disonorante Croce (il Golgota è il luogo della crocifissione di Cristo). Tu, Fede, dagli stanchi resti mortali, allontana ogni parola cattiva; quel Dio che fa disperare e fa risorgere, che dà dolore e consolazione, sul letto di morte abbandonato da tutti, riposò accanto a lui.

(9) Commenti e Domande

  1. Stamatina o postato nel mio profilo ,una rosa rossa per terra e un cieo stellato sopra. Ho letto ” Cinque maggio” ripensando alla stupenda poesia di Alessandro Manzoni. Purtroppo i miei ricordi sono scolastici, dove rimangoo nella meoria soltanto alcune frasi,la poesia é lunga…..ed eccomi nella vostra pagina a deliziarmi nella lettura completa dei versi , comprensibile,semplice …specie per persone come me di maggiore età….80 ani..ma tecnologica..vi ringrazio di cuore…!

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