Analisi del testo: "La Pentecoste" di Alessandro Manzoni | fareLetteratura

Analisi del testo: "La Pentecoste" di Alessandro Manzoni

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Alessandro Manzoni
  • Titolo dell'Opera Inni sacri
  • Prima edizione dell'opera 1822
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica 18 strofe di otto settenari. Schema di rime: ABCBDEEF

Analisi del testo: “La Pentecoste” di Alessandro Manzoni

Analisi del testo: "La Pentecoste" di Alessandro Manzoni


Testo dell'opera

1. Madre de’ Santi, immagine
2. Della città superna,
3. Del sangue incorruttibile
4. Conservatrice eterna;
5. Tu che, da tanti secoli,
6. Soffri, combatti e preghi,
7. Che le tue tende spieghi
8. Dall’uno all’altro mar;

9. Campo di quei che sperano;
10. Chiesa del Dio vivente,
11. Dov’eri mai? qual angolo
12. Ti raccogliea nascente,
13. Quando il tuo Re, dai perfidi
14. Tratto a morir sul colle,
15. Imporporò le zolle
16. Del suo sublime altar?

17. E allor che dalle tenebre
18. La diva spoglia uscita,
19. Mise il potente anelito
20. Della seconda vita;
21. E quando, in man recandosi
22. Il prezzo del perdono,
23. Da questa polve al trono
24. Del Genitor salì;

25. Compagna del suo gemito,
26. Conscia de’ suoi misteri,
27. Tu, della sua vittoria
28. Figlia immortal, dov’eri?
29. In tuo terror sol vigile,
30. Sol nell’obblio secura,
31. Stavi in riposte mura,
32. Fino a quel sacro dì,

33. Quando su te lo Spirito
34. Rinnovator discese,
35. E l’inconsunta fiaccola
36. Nella tua destra accese;
37. Quando, segnal de’ popoli,
38. Ti collocò sul monte,
39. E ne’ tuoi labbri il fonte
40. Della parola aprì.

41. Come la luce rapida
42. Piove di cosa in cosa,
43. E i color vari suscita
44. Dovunque si riposa;
45. Tal risonò moltiplice
46. La voce dello Spiro:
47. L’Arabo, il Parto, il Siro
48. In suo sermon l’udì.

49. Adorator degl’idoli,
50. Sparso per ogni lido,
51. Volgi lo sguardo a Solima,
52. Odi quel santo grido:
53. Stanca del vile ossequio,
54. La terra a LUI ritorni:
55. E voi che aprite i giorni
56. Di più felice età,

57. Spose, che desta il subito
58. Balzar del pondo ascoso;
59. Voi già vicine a sciogliere
60. Il grembo doloroso;
61. Alla bugiarda pronuba
62. Non sollevate il canto:
63. Cresce serbato al Santo
64. Quel che nel sen vi sta.

65. Perché, baciando i pargoli,
66. La schiava ancor sospira?
67. E il sen che nutre i liberi
68. Invidïando mira?
69. Non sa che al regno i miseri
70. Seco il Signor solleva?
71. Che a tutti i figli d’Eva
72. Nel suo dolor pensò?

73. Nova franchigia annunziano
74. I cieli, e genti nove;
75. Nove conquiste, e gloria
76. Vinta in più belle prove;
77. Nova, ai terrori immobile
78. E alle lusinghe infide,
79. Pace, che il mondo irride,
80. Ma che rapir non può.

81. O Spirto! supplichevoli
82. A’ tuoi solenni altari;
83. Soli per selve inospite;
84. Vaghi in deserti mari;
85. Dall’Ande algenti al Libano,
86. D’Erina all’irta Haiti,
87. Sparsi per tutti i liti,
88. Uni per Te di cor,

89. Noi T’imploriam! Placabile
90. Spirto, discendi ancora,
91. A’ tuoi cultor propizio,
92. Propizio a chi T’ignora;
93. Scendi e ricrea; rianima
94. I cor nel dubbio estinti;
95. E sia divina ai vinti
96. Mercede il vincitor.

97. Discendi Amor; negli animi
98. L’ire superbe attuta:
99. Dona i pensier che il memore
100. Ultimo dì non muta;
101. I doni tuoi benefica
102. Nutra la tua virtude;
103. Siccome il sol che schiude
104. Dal pigro germe il fior;

105. Che lento poi sull’umili
106. Erbe morrà non colto,
107. Né sorgerà coi fulgidi
108. Color del lembo sciolto,
109. Se fuso a lui nell’etere
110. Non tornerà quel mite
111. Lume, dator di vite,
112. E infaticato altor.

113. Noi T’imploriam! Ne’ languidi
114. Pensier dell’infelice
115. Scendi piacevol alito,
116. Aura consolatrice:
117. Scendi bufera ai tumidi
118. Pensier del violento:
119. Vi spira uno sgomento
120. Che insegni la pietà.

121. Per Te sollevi il povero
122. Al ciel, ch’è suo, le ciglia,
123. Volga i lamenti in giubilo,
124. Pensando a Cui somiglia:
125. Cui fu donato in copia,
126. Doni con volto amico,
127. Con quel tacer pudico,
128. Che accetto il don ti fa.

129. Spira de’ nostri bamboli
130. Nell’ineffabil riso;
131. Spargi la casta porpora
132. Alle donzelle in viso;
133. Manda alle ascose vergini
134. Le pure gioie ascose;
135. Consacra delle spose
136. Il verecondo amor.

137. Tempra de’ baldi giovani
138. Il confidente ingegno;
139. Reggi il viril proposito
140. Ad infallibil segno;
141. Adorna le canizie
142. Di liete voglie sante;
143. Brilla nel guardo errante
144. Di chi sperando muor.

Parafrasi affiancata

1. O Chiesa, generatrice dei Santi, immagine in terra
2. della città di Dio,
3. del sangue puro di Cristo
4. custode eterna,
5. tu che da tanti secoli
6. soffri, combatti e preghi,
7. che le tende del tuo esercito apri
8. in tutto il mondo;

9. campo di battaglia di quelli che sperano nella salvezza,
10. chiesa del Dio fatto uomo,
11. dov’eri mai? In quale angolo
12. ti nascondevi, appena nata,
13. quando Cristo, il tuo re, dai malvagi
14. condannato a morte sul colle Golgota,
15. bagnò di sangue la terra
16. del suo illustre altare, il Calvario?

17. E quando dalle tenebre
18. il corpo divino di Gesù, uscito della morte,
19. emise il forte respiro
20. della vita immortale;
21. e quando, portando con sé
22. il prezzo del riscatto,
23. da questa polvere della Terra salì al trono
24. del Padre;

25. compagna della sua angoscia,
26. consapevole dei misteri divini,
27. tu della vittoria di Cristo
28. figlia immortale, dov’eri?
30. attenta solo alle tue paure,
30. sicura solo se dimenticata,
31. Te ne stavi nascosta tra le mura del Cenacolo,
32. fino a quel giorno santo,

33. quando su di te lo Spirito
34. Santo che tutto rinnova discese,
35. e la fiaccola della fede che non si consuma mai
36. accese nella tua mano;
37. quando a guida dei popoli
38. ti collocò sul monte
39. e fece cominciare sulle tue labbra
40. la predicazione della sua parola.

41. Come la luce rapidamente
42. passa di cosa in cosa
43. e crea i diversi colori
44. dovunque si posi;
45. così risuonò in molte lingue
46. la voce dello Spirito Santo:
47. l’Arabo, il Parto e il Siriaco
48. lo udirono nella loro lingua.

49. Pagano, adoratore di falsi dei,
50. disperso in ogni terra,
51. rivolgi lo sguardo a Gerusalemme,
52. ascolta quel grido santo:
53. stanca del culto vile dei falsi dei,
54. la terra ritorni a Lui:
55. e voi che date inizio
56. ad un’epoca più felice,

57. spose, svegliate dall’improvviso
58. muoversi del bambino ancora nascosto dentro di loro;
59. oppure già prossime
60. ai dolori del parto;
61. a Giunone, la falsa protettrice delle partorienti
62. non inneggiate:
63. cresce consacrato a Dio
64. quel bambino che portate in grembo.

65. Perché baciando i suoi figli
66. la schiava è ancora triste?
67. E le madri che nutrono figli liberi
68. guarda invidiandole?
69/70. Non sa che il Signore porta con sé i miseri nel regno dei Cieli?
71. Che a tutti gli uomini
72. pensò nella sua Passione?

73. Una nuova libertà annunciano
74. i cieli, e uomini nuovi;
75. nuove conquiste e una gloria
76. ottenuta con prove migliori
77-80. perché rivolte alla salvezza eterna; una nuova pace immune dalle paure e dalle adulazioni ingannatrici, una pace che il mondo deride, ma che non può togliere.

81. O spirito, noi ti preghiamo, supplicanti
82. ai tuoi solenni altari,
83. soli in boschi inospitali,
84. vaganti attraverso mari deserti,
85. dalle Ande coperte di ghiacci, al Libano,
86. dall’Irlanda alla montuosa Haiti,
87. dispersi in tutte le terre,
88. ma spiritualmente uniti tramite te,

89. Noi ti preghiamo!
90. Spirito che perdoni facilmente (=”placabile” del v. 89), scendi ancora,
91. favorevole ai tuoi fedeli,
92. favorevole anche a chi ti ignora;
93. scendi e dai conforto: dai forza
94. ai cuori consumati dal dubbio;
95-96. e tu vincitore, sii una divina ricompensa per i vinti.

97. Scendi, Amore; negli animi
98. attutisci le ire superbe:
99-100. dona quei buoni pensieri che l’ultimo giorno, quando si ricorda il passato, non debbano essere trasformati:
101-102. la tua virtù benefica nutra i tuoi doni;
103. come il sole che fa fiorire
104. il fiore dal germe inerte;

105-106. che languido poi morirà non raccolto tra le erbe basse,
107. e non sorgerà con gli splendenti
108-112. colori della corolla aperta se il dolce raggio del sole, datore di vita e infaticabile alimentatore, non tornerà a diffondersi su di lui attraverso l’aria.

113-116. Noi ti preghiamo! Scendi come un piacevole soffio di vento, come un’aria consolatrice sui tristi pensieri dell’infelice,
117. scendi come una bufera sui superbi
118. pensieri del violento;
119. vi devi far nascere un turbamento
120. che gli insegni a provare pietà.

121. Attraverso di te, il povero può alzare
122. gli occhi verso il cielo che gli appartiene,
123. può trasformare i suoi lamenti in gioia,
124-128. pensando che è fatto a immagine di Dio: chi fu ricolmato in abbondanza di beni doni amichevolmente e con quella riservatezza virtuosa che rende gradito il dono.

129-132. Rivelati nell’indescrivibile sorriso dei nostri bambini; cospargi il viso delle ragazze di rossore, simbolo di purezza;
133. manda alle monache che vivono nascoste
134. le pure gioie interiori;
135-136. consacra l’amore pudico delle mogli.

137-138. Rendi calmo il carattere troppo focoso dei giovani forti,
139. guida le intenzioni degli uomini
140. ad obiettivi che non falliscano;
141. infarcisci la vecchiaia
142. di desideri belli e santi;
143. brilla nello sguardo mobile
144. di chi muore con la speranza della salvezza.

Parafrasi discorsiva

O Chiesa, generatrice dei Santi, immagine in terra della città di Dio, custode eterna del sangue puro di Cristo, tu che da tanti secoli soffri, combatti e preghi, che apri in tutto il mondo le tende del tuo esercito; campo di battaglia di quelli che sperano nella salvezza, chiesa del Dio fatto uomo, dov’eri mai? In quale angolo ti nascondevi, appena nata, quando Cristo, il tuo re, condannato a morte dai malvagi sul colle Golgota, bagnò di sangue la terra del suo illustre altare, il Calvario?
E quando il corpo divino di Gesù, uscito dalle tenebre della morte, emise il forte respiro della vita immortale; e quando, portando con sé il prezzo del riscatto, da questa polvere della Terra salì al trono del Padre; compagna della sua angoscia, consapevole dei misteri divini, tu figlia immortale della vittoria di Cristo, dov’eri? Te ne stavi nascosta tra le mura del Cenacolo, attenta solo alle tue paure, sicura solo se dimenticata, fino a quel giorno santo, in cui discese su di te lo Spirito che tutto rinnova, e accese nella tua mano la fiaccola della fede che non si consuma mai; quando ti collocò sul monte a guida dei popoli e fece cominciare sulle tue labbra la predicazione della sua parola.
Come la luce rapidamente passa di cosa in cosa e crea i diversi colori dovunque si posi; così risuonò in molte lingue la voce dello Spirito Santo: l’Arabo, il Parto e il Siriaco lo udirono nella loro lingua. Pagano, adoratore di falsi dei, disperso in ogni terra, rivolgi lo sguardo a Gerusalemme, ascolta quel grido santo: stanca del culto vile dei falsi dei, la terra ritorni a Lui: e voi che date inizio ad un’epoca più felice, spose, svegliate dall’improvviso muoversi del bambino ancora nascosto dentro di loro; oppure già prossime ai dolori del parto; non inneggiate a Giunone, la falsa protettrice delle partorienti: cresce consacrato a Dio quel bambino che portate in grembo. Perché baciando i suoi figli la schiava è ancora triste? E guarda invidiandole le madri che nutrono figli liberi? Non sa che il Signore porta con sé i miseri nel regno dei Cieli? Che nella sua Passione pensò a tutti gli uomini? I cieli annunciano una nuova libertà e uomini nuovi; nuove conquiste e una gloria ottenuta con prove migliori perché rivolte alla salvezza eterna; una nuova pace immune dalle paure e dalle adulazioni ingannatrici, una pace che il mondo deride, ma che non può togliere. O spirito, noi ti preghiamo, supplicanti ai tuoi solenni altari, soli in boschi inospitali, vaganti attraverso mari deserti, dalle Ande coperte di ghiacci, al Libano, dall’Irlanda alla montuosa Haiti, dispersi in tutte le terre, ma spiritualmente uniti tramite te, Noi ti preghiamo! Spirito che perdoni facilmente, scendi ancora, favorevole ai tuoi fedeli, favorevole anche a chi ti ignora; scendi e dai conforto: dai forza ai cuori consumati dal dubbio; e tu vincitore, sii una divina ricompensa per i vinti.
Scendi, Amore; attutisci le ire superbe negli animi: dona quei buoni pensieri che l’ultimo giorno, quando si ricorda il passato, non debbano essere trasformati: la tua virtù benefica nutra i tuoi doni; come il sole che dal germe inerte fa fiorire il fiore; che languido poi morirà non raccolto tra le erbe basse, e non sorgerà con i colori splendenti della corolla aperta se il dolce raggio del sole, datore di vita e infaticabile alimentatore, non tornerà a diffondersi su di lui attraverso l’aria. Noi ti preghiamo! Scendi come un piacevole soffio di vento, come un’aria consolatrice sui tristi pensieri dell’infelice, scendi come una bufera sui pensieri superbi del violento; vi devi far nascere un turbamento che gli insegni a provare pietà. Attraverso di te, il povero può alzare gli occhi verso il cielo che gli appartiene, può trasformare i suoi lamenti in gioia, pensando che è fatto a immagine di Dio: chi fu ricolmato in abbondanza di beni doni amichevolmente e con quella riservatezza virtuosa che rende gradito il dono. Rivelati nell’indescrivibile sorriso dei nostri bambini; cospargi il viso delle ragazze di rossore, simbolo di purezza; manda alle monache che vivono nascoste le pure gioie interiori; consacra l’amore pudico delle mogli. Rendi calmo il carattere troppo focoso dei giovani forti, guida le intenzioni degli uomini ad obiettivi che non falliscano; infarcisci la vecchiaia di desideri belli e santi; brilla nello sguardo mobile di chi muore con la speranza della salvezza.

Figure retoriche

  • Enjambements vv. 1-2; vv. 3-4; vv. 11-12; vv. 13-14; vv. 15-16; vv. 19-20; vv. 21-22; vv. 23-24; vv. 27-28; vv. 33-34; vv. 39-40; vv. 41-42; vv. 45-46; vv. 55-56; vv. 57-58; vv. 59-60; vv. 69-70; vv. 73-74; vv. 75-76; vv. 89-90; vv. 99-100; vv. 101-102; vv. 103-104; vv. 105-106; vv. 107-108; vv. 110-111; vv. 113-114; vv. 117-118; vv. 129-130; vv. 135-136; vv. 137-138; vv. 141-142; vv. 143-144;
  • Apostrofi v. 1: “Madre de’ Santi”; v. 28: “Figlia immortal”; v. 49: “Adorator degl’idoli”; v. 57: “Spose”; v. 81: “O Spirto!”; vv. 89-90: “Placabile/ Spirto”; v. 97: “Amor”;
  • Anastrofi vv. 3-4: “del sangue incorruttibile/ conservatrice eterna”; vv. 17-18: “dalle tenebre/ la diva spoglia uscita”; vv. 27-28: “della sua vittoria/ figlia immortal”; vv. 129-130: “de’ nostri bamboli/ nell’ineffabil riso”; vv. 135-136: “delle spose/ il verecondo amor”; vv. 137-138: “de’ baldi giovani/ il confidente ingegno”;
  • Iperbati vv. 23-24: “Da questa polve al trono / del Genitor salì”; vv. 35-36: “E l’inconsunta fiaccola / nella tua destra accese”; vv. 47-48: “L’Arabo, il Parto, il Siro / in suo sermon l’udì”; vv. 67-68: “E il sen che nutre i liberi / invidïando mira?”; vv. 77-79: “Nova, ai terrori immobile / E alle lusinghe infide, / Pace”; vv. 95-96: “E sia divina ai vinti / Mercede il vincitor”; vv. 101-102: “I doni tuoi benefica / Nutra la tua virtute”; vv. 121-122: “Per Te sollevi il povero / Al ciel, ch’è suo, le ciglia”;
  • Metafore vv. 7-8: “Che le tue tende spieghi / Dall’uno all’altro mar”; v. 15: “Imporporò le zolle”; v. 23: “da questa polve”; vv. 27-28: “della sua vittoria / Figlia immortal”; v. 31: “in riposte mura”; v. 35: “inconsunta fiaccola”; vv. 39-40: “ne’ tuoi labbri il fonte / della parola aprì”; vv. 41-42: “la luce rapida / piove”; v. 58: “pondo ascoso”; vv. 59-60: “sciogliere / il grembo doloroso”; v. 131: “la casta porpora”;
  • Personificazioni v. 1: “Madre de’ Santi”; v. 6: “Soffri, combatti e preghi”; v. 25: “Compagna”; v. 26: “Conscia”; v. 28: “Figlia immortal”; v. 36: “Nella tua destra”; vv. 39-40: “ne’ tuoi labbri il fonte / della parola aprì”; v. 44: “si riposa”; v. 79: “il mondo irride”; vv. 99-100: “memore / Ultimo dì”; v. 104: “pigro germe”;
  • Perifrasi v. 2: “città superna”; v. 61: “bugiarda pronuba”; v. 64: “Quel che nel sen vi sta”; v. 71: “i figli d’Eva”;
  • Anafore vv. 13,21,33,37: “quando”; vv. 74, 75, 77: “nova / nove”; vv. 89 e 113: “noi T’imploriam”; vv. 93, 97, 115, 117: “scendi / discendi”;
  • Similitudini vv. 41-46: “Come la luce …/ tal risonò molteplice / la luce dello Spiro”; vv. 103-112: “siccome il sol che schiude / del pigro germe il fior […] e infaticato altor”;
  • Parallelismi vv. 29-30: “In tuo terror sol vigile, / sol nell’obblio secura”;
  • Sineddochi v. 15: “zolle”; v. 141: “canizie”; vv. 64-67: “sen”; vv. 88 e 94: “cor”; v. 122: “ciglia”;
  • Chiasmi vv. 1-4: “immagine/ della città superna,/ del sangue incorruttibile/ conservatrice eterna”;
    vv. 73-74: “nova franchigia …/ e genti nove“; vv. 91-92: “a’ tuoi cultor propizio / propizio a chi t’ignora“; vv. 133-134: “ascose vergini … gioie ascose“;
  • Epifrasi v. 74: “e genti nove”;
  • Domande retoriche v. 11: “dov’eri mai?”; v. 28: “dov’eri?”; vv. 65-72: “Perché, baciando i pargoli, / la schiava ancor sospira? / E il sen che nutre i liberi / invidïando mira? / Non sa che al regno i miseri / seco il Signor solleva? / Che a tutti i figli d’Eva / nel suo dolor pensò?”.

Commento

Gli Inni Sacri di Manzoni si pongono l’obiettivo di rinnovare profondamente la lirica italiana, abbandonando la tradizione petrarchista che faceva leva sull’io del poeta per aprirsi a comunicare con tutti gli uomini. Qui, i valori democratici propugnati dall’Illuminismo sono rivissuti in chiave cristiana come fratellanza tra gli uomini e riscatto finale degli oppressi sugli oppressori. Nel progetto iniziale, avrebbero dovuto essere dodici; in realtà ne sono stati scritti soltanto cinque (La Risurrezione, Il Nome di Maria, Il Natale, La passione del 1815, La Pentecoste del 1822).

La Pentecoste è l’ultimo e il più importante degli Inni Sacri di Manzoni. Dopo una prima versione del 1817, quella definitiva risale al 1822. Il tema di fondo è la celebrazione della venuta dello Spirito Santo tra gli apostoli, grazie alla quale nasce, di fatto, la Chiesa cattolica. La discesa dello Spirito crea una comunità, una collettività dei fedeli, dove si può trovare una vera realizzazione dell’individuo: gli uomini sono tutti uguali in quanto tutti figli di Dio. Il vero eroismo è quello quotidiano; Manzoni crede in una Provvidenza divina attiva nella storia e capace di conferirle un significato superiore, ma comprende anche il peso del dolore e delle ingiustizie nelle vicende umane. Dunque, l’invito allo Spirito affinché si manifesti risulta incalzante e appassionato nella seconda parte dell’opera. Nell’inno sono compendiate due immagini di Dio: da un lato quella di una divinità misericordiosa e consolatrice, dall’altro quella di un giudice severo e implacabile.

Nella prima parte (vv.1-48), viene descritta la situazione della Chiesa alle sue origini, prima della discesa dello Spirito Santo, avvenuta cinquanta giorni dopo la Pasqua: gli apostoli, soli, timorosi e impauriti dopo la morte di Cristo, restavano nascosti, dimenticati da tutti, senza possibilità di comunicare; poi, con l’avvento dello Spirito, iniziano la predicazione in tutte le lingue e prendono coraggio. Lo Spirito si presenta come una forza dall’azione miracolosa, che elimina la separazione tra divino e umano. Questa parte, che si apre con l’apostrofe alla Chiesa, è percorsa da numerose interrogative dirette.

Nella seconda parte (vv. 49-80), sono enunciati gli effetti miracolosi della predicazione apostolica che si rivolge a tutti gli uomini, con un messaggio di pace, amore e uguaglianza. La discesa dello Spirito, pertanto, porta un messaggio di profondissimo rinnovamento (si noti, a tal proposito, l’anafora di “nova”), inaugura una vera e autentica dimensione democratica, in quanto rende tutti gli uomini uguali tra loro e dona loro una rinnovata libertà. Qui la forma ricorda quella dottrinale delle narrazioni evangeliche, ma ai concetti teologici astratti, si affiancano descrizioni di scene quotidiane (ad esempio, quella della schiava che sospira baciando i figlioli, vv. 65-66).

Nella terza parte (vv. 81-144), si prega lo Spirito Santo affinché discenda sempre su tutti gli uomini, dia loro una dimensione in cui ognuno possa trovare il vero significato della propria vita e offra loro una possibilità di salvezza nella storia. Questa parte è segnata da ripetizioni per imitare lo stile tipico delle preghiere liturgiche.

Il tono è molto solenne, la forma elaborata e molto ricca di figure retoriche e di concetti complessi e profondi, il registro linguistico è molto elevato ed è quello tipicamente liturgico. Le lunghe similitudini ai vv. 41-46 e 103-112 ricordano quelle del Paradiso dantesco. Sono molto frequenti le ripetizioni, le domande retoriche e i parallelismi, per potenziare la funzione pedagogica e ideologica dell’inno. Al tono solenne, si affiancano talora connotazioni molto realistiche, per dare l’idea della Chiesa come entità davvero vivente e operante nel mondo.

Nel 5 maggio era stato esposto il massimo e il fallimento della grandezza umana: Napoleone aveva plasmato la storia eppure aveva fallito. La dimensione umana non è sufficiente se non completata dalla dimensione dell’eterno. Tutta La Pentecoste è caratterizzata da un movimento verticale (uomo-Dio), e orizzontale (Chiesa che, lottando, riesce ad abbracciare tutti gli uomini); invece, nel 5 maggio, il movimento era solo orizzontale.

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