Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giacomo Leopardi
  • Titolo dell'Opera Canti
  • Prima edizione dell'opera La prima edizione è l'edizione Piatti uscita nel 1831, ma l'edizione definitiva e completa è quella del 1835
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Strofe libere di endecasillabi e settenari. Dei 51 versi, 16 fanno rima tra di loro e presentano rime baciate e alternate: sole- viole- suole, appresta- festa, crine- vicine, snella- bella, imbruna- luna, gridando- saltando, rumore- zappatore, face- tace

Analisi del testo: “Il sabato del villaggio” di Giacomo Leopardi

Il sabato del villaggio di Giacomo Leopardi


Testo dell'opera

1. La donzelletta vien dalla campagna,
2. in sul calar del sole,
3. col suo fascio dell’erba, e reca in mano
4. un mazzolin di rose e di viole,
5. onde, siccome suole,
6. ornare ella si appresta
7. dimani, al dí di festa, il petto e il crine.
8. Siede con le vicine
9. su la scala a filar la vecchierella,
10. incontro lá dove si perde il giorno;
11. e novellando vien del suo buon tempo,
12. quando ai dí della festa ella si ornava,
13. ed ancor sana e snella
14. solea danzar la sera intra di quei
15. ch’ebbe compagni dell’etá piú bella.
16. Giá tutta l’aria imbruna,
17. torna azzurro il sereno, e tornan l’ombre
18. giú da’ colli e da’ tetti,
19. al biancheggiar della recente luna.
20. Or la squilla dá segno
21. della festa che viene;
22. ed a quel suon diresti
23. che il cor si riconforta.
24. I fanciulli gridando
25. su la piazzuola in frotta,
26. e qua e lá saltando,
27. fanno un lieto romore:
28. e intanto riede alla sua parca mensa,
29. fischiando, il zappatore,
30. e seco pensa al dí del suo riposo.

31. Poi quando intorno è spenta ogni altra face,
32. e tutto l’altro tace,
33. odi il martel picchiare, odi la sega
34. del legnaiuol, che veglia
35. nella chiusa bottega alla lucerna,
36. e s’affretta, e s’adopra
37. di fornir l’opra anzi il chiarir dell’alba.

38. Questo di sette è il piú gradito giorno,
39. pien di speme e di gioia:
40. diman tristezza e noia
41. recheran l’ore, ed al travaglio usato
42. ciascuno in suo pensier fará ritorno.

43. Garzoncello scherzoso,
44. cotesta etá fiorita
45. è come un giorno d’allegrezza pieno,
46. giorno chiaro, sereno,
47. che precorre alla festa di tua vita.
48. Godi, fanciullo mio; stato soave,
49. stagion lieta è cotesta.
50. Altro dirti non vo’; ma la tua festa
51. ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

Parafrasi affiancata

In costruzione…

Parafrasi discorsiva

La giovane contadina torna dai campi al tramonto del sole con il fascio d’erba e porta in mano un mazzetto di rose e viole, con il quale, come è usanza, si prepara ad abbellire il seno ed i capelli, domani per il giorno di festa. La vecchietta siede sulle scale a filare con le vicine, rivolta al tramonto, alla direzione in cui il giorno finisce; e inizia a raccontare della sua giovinezza, quando si faceva bella nei giorni di festa e, ancora in salute e in forma, era solita ballare la sera con quelli che furono compagni della sua giovinezza, della sua età più bella. Tutta l’aria si oscura già, il cielo ritorna azzurro e le ombre, alla luce bianca della luna sorta da poco, tornano a vedersi giù dai colli e dai tetti. Ora la campana annuncia la festa che arriva e si potrebbe dire che a quel suono l’animo trova conforto. I ragazzi, gridando a gruppi nella piazzetta e saltellando qua e là, producono un rumore che rende felici: e intanto lo zappatore ritorna a casa per il suo pasto frugale fischiettando e pensa tra sé e sé al suo giorno di riposo.

Poi, quando intorno è spenta ogni altra luce e tutto il resto è in silenzio, senti picchiare il martello, senti il rumore della sega del falegname che sta sveglio alla luce della lucerna nel chiuso della sua bottega e si affretta e si dà da fare per finire il suo lavoro prima del sorgere del sole.

Questo (il sabato), tra sette giorni, è il più amato, pieno di speranza e di gioia: domani (domenica) la tristezza e la noia riempiranno le ore e ciascuno tornerà col pensiero al suo lavoro consueto.

Ragazzo spensierato, questa età giovanile è come un giorno pieno di allegria, un giorno chiaro, sereno, che precede la tua maturità. Sii felice, ragazzo mio; questa è una condizione felice, un’età serena. Non voglio dirti altro; ma non ti sia di peso che la tua maturità tardi ancora a giungere.

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