Analisi del testo: "Crepuscolo" di Corrado Govoni

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Corrado Govoni
  • Titolo dell'Opera Le fiale
  • Prima edizione dell'opera 1903
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Sonetto (due quartine e due terzine) di endecasillabi. Rime: ABBA ABBA - CDE CDE.

Analisi del testo e Parafrasi: “Crepuscolo” di Corrado Govoni

Analisi del testo: "Crepuscolo" di Corrado Govoni


Testo dell'opera

1. Le campane le loro bianche tazze
2. versano per la sera ad intervalli;
3. il vento è un incrinarsi di cristalli
4. sopra uno stagno intricato di mazze.

5. I prati e le campane paonazze
6. s’animan di scalpicci di cavalli;
7. gli alberi sembrano strani coralli
8. eretti in mezzo ad onde paonazze.

9. Dai rosai invisibili un effluvio
10. denso sale per l’aria, intermittente,
11. e si perde ne gli orti suburbani.

12. Il crepuscolo è un fulgido Vesuvio
13. che trabocca del sangue incandescente
14. di milioni di morti tulipani.

Parafrasi affiancata

1-2 Le campane rovesciano le loro tazze bianche ad intermittenza durante la sera;
3. il vento è il rumore di cristalli incrinati
4. provocato dalle canne che sbattono affacciate su uno stagno.

5. I prati e le campane di colore vivace
6. si animano di scalpitii di cavalli;
7. gli alberi somigliano a coralli da forme strane
8. in piedi tra onde furiose.

9-10. Da rosai da me non visibili a tratti sale per l’aria un aroma denso di fiori
11. e si mescola con quello degli orti fuori città.

12. Il tramonto è un luminoso vulcano
13. che erutta sangue caldo
14. di milioni di tulipani morti.

Parafrasi discorsiva

Le campane rovesciano le loro tazze bianche ad intervalli di tempo regolari durante la sera; il vento provoca un rumore di cristalli che si incrinano facendo battere le canne (= “le mazze”) affacciate su uno stagno.
I prati e le campane dal colore bronzeo vivace si animano di scalpitii di cavalli; gli alberi somigliano a coralli dalle forme strane che rimangono in piedi tra onde furiose.
Per l’aria, a volte, sale un denso aroma di fiori proveniente da rosai nascosti al mio sguardo, e si diffonde, mescolandosi (= “si perde”) con gli odori degli orti fuori città.
Il tramonto è un luminoso vulcano (= “Vesuvio”) che erutta sangue caldo di milioni di tulipani morti.

Figure retoriche

  • Iperbato vv. 1-2: “Le campane le loro bianche tazze / versano per la sera ad intervalli” (costruzione: “Le campane versano le loro tazze bianche ad intervalli per la sera”); vv. 9-10: “Dai rosai invisibili un effluvio / denso sale per l’aria” ( = Per l’aria sale un effluvio denso dai rosai invisibili);
  • Allitterazione v. 1: “Le… le loro”; v. 2: “versano… intervalli”; v. 3: “incrinarsi di cristalli”; v. 4: “sopra uno stagno”; v. 5: “prati… campane paonazze”; v. 6: “s’animan di scalpicci di cavalli”; v. 7: “sembrano strani”; v. 8: “mezzo… paonazze”; v. 9: “invisibili… effluvio”; v. 10: “denso sale”; v. 14: “di milioni di morti”;
  • Metafora v. 1: “tazze” (= il suono delle campane), v. 4: “mazze” (= le canne dello stagno); v. 13: “sangue” (= la lava del vulcano);
  • Enjambementvv. 1-2: “Le campane… / versano”; vv. 9-10: “effluvio / denso”;
  • Metonimia v. 3: “Il vento è un incrinarsi di cristalli” (di causa per effetto);
  • Similitudine v. 7: “gli alberi sembrano strani coralli”;
  • Rima equivoca vv. 5-8: “…paonazze / …paonazze”;
  • Sineddoche v. 14: “tulipani”, termine con cui rappresentare il genere di quegli organismi non più viventi, disciolti nel calore e nella pressione del magma. Sineddoche “di individuo per insieme”. V. 12: “Vesuvio” (= vulcano o fuoco).

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