Analisi del testo: "S'eo tale fosse ch'io potesse stare" di Guittone D'Arezzo

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Guittone D'Arezzo
  • Data Anteriore al 1265 (prima fase della sua produzione poetica)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Sonetto di endecasillabi con schema di rime ABAB ABAB (rima alternata) nelle quartine e ACA CAC (rima alternata) nelle terzine

Analisi del testo e Parafrasi: “S’eo tale fosse ch’io potesse stare” di Guittone d’Arezzo

Analisi del testo: "S'eo tale fosse ch'io potesse stare" di Guittone D'Arezzo


Testo dell'opera

1. S’eo tale fosse ch’io potesse stare,
2. senza riprender me, riprenditore,
3. credo fareb[b]i alcun o[m] amendare
4. certo, al mio pare[r], d’u[n] laido er[r]ore:

5. che, quando vuol la sua donna laudare,
6. le dice ched è bella come fiore,
7. e ch’è di gem[m]a over di stella pare,
8. e che ’n viso di grana ave colore.

9. Or tal è pregio per donna avanzare
10. ched a ragione mag[g]io è d’ogni cosa
11. che l’omo pote vedere o toc[c]are?

12. Che Natura [né] far pote né osa
13. fat[t]ura alcuna né mag[g]ior né pare,
14. for che d’alquanto l’om mag[g]ior si cosa.

Parafrasi affiancata

1. Se io fossi tale da potermi ergere
2. ad ammonitore [degli altri uomini], senza riprendere insieme anche me stesso,
3. credo che riuscirei a far pentire uno di questi uomini,
4. senza dubbio, a mio parere, di un terribile errore:

5. [questo errore è che], quando egli vuole lodare la sua donna,
6. le dice che è bella come un fiore,
7. e che pare simile ad pietra preziosa, oppure a una stella,
8. e che in viso ha [sulle gote] il colore rosso come di un melograno.

9. Tuttavia, la donna non è forse dotata di un tale valore che la fa eccedere
10. e a ragione la pone al di sopra di ogni altra cosa
11. che l’uomo può vedere o toccare?

12. Infatti, la Natura non può né osa fare
13. nessun altro elemento che sia superiore o pari [alla donna],
14. ad eccezione dell’uomo, che è a lei di poco superiore.

Parafrasi discorsiva

Se io fossi tale da potermi ergere ad ammonitore [degli altri uomini], senza riprendere insieme anche me stesso, credo che riuscirei a far pentire uno di questi uomini, senza dubbio, a mio parere, di un terribile errore: [questo errore è che], quando egli vuole lodare la sua donna, le dice che è bella come un fiore, e che pare simile ad pietra preziosa, oppure a una stella, e che in viso ha [sulle gote] il colore rosso come di un melograno.
Tuttavia, la donna non è forse dotata di un tale valore che la fa eccedere e a ragione la pone al di sopra di ogni altra cosa che l’uomo può vedere o toccare?
Infatti, la Natura non può né osa fare nessun altro elemento che sia superiore o pari [alla donna], ad eccezione dell’uomo, che è a lei di poco superiore.

Figure retoriche

  • Preterizione attraversa tutto il sonetto, che si caratterizza per una continua tensione tra il detto e il non detto;
  • Poliptoto v. 2 “senza riprender me, riprenditore“;
  • Personificazione v. 12: “Che Natura [né] far pote né osa” (della Natura);
  • Similitudini v. 6: “le dice ched è bella come fiore”; v. 7: “e ch’è di gem[m]a over di stella pare”;
  • Anafora vv. 7-8: “e ch’è di gem[m]a over di stella pare,/ e che ’n viso di grana ave colore”;
  • Domanda retorica vv. 9-11: “Or tal è pregio per donna avanzare/ ched a ragione mag[g]io è d’ogni cosa/ che l’omo pote vedere o toc[c]are?”.

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