Analisi del testo: "A mia madre" di Eugenio Montale

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Eugenio Montale
  • Titolo dell'Opera La bufera e altro
  • Prima edizione dell'opera 1956
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Tre strofe di versi liberi tutti endecasillabi (compreso il 6^ al quale va sommato il 7^). Rime: rotta-lotta; cedi-credi; ombra-sgombra; stessa-essa; clivi-vivi

Analisi del testo e Parafrasi: “A mia madre” di Eugenio Montale

Analisi del testo: "A mia madre" di Eugenio Montale


Testo dell'opera

1. Ora che il coro delle coturnici
2. ti blandisce nel sonno eterno, rotta
3. felice schiera in fuga verso i clivi
4. vendemmiati del Mesco, or che la lotta
5. dei viventi più infuria, se tu cedi
6. come un’ombra la spoglia
7.___________________ (e non è un’ombra,
8. o gentile, non è ciò che tu credi)

9. chi ti proteggerà? La strada sgombra
10. non è una via, solo due mani, un volto,
11. quelle mani, quel volto, il gesto d’una
12. vita che non è un’altra ma se stessa,
13. solo questo ti pone nell’eliso
14. folto d’anime e voci in cui tu vivi;

15. e la domanda che tu lasci è anch’essa
16. un gesto tuo, all’ombra delle croci.

Parafrasi affiancata

1. Adesso che il canto delle coturnici [= le coturnici sono uccelli simili ai fagiani che migrano in autunno; la madre del poeta era morta nel mese di novembre]
2. allieta il tuo sonno eterno,
3. volando a schiera sopra la tua tomba, diretta verso le pendici
4. vendemmiate del Mesco, adesso che la guerra
5. fra gli uomini infuria maggiormente [= si riferisce alla Seconda Guerra Mondiale], se cedi il tuo corpo
6. come se fosse un’ombra
7. (e non è un’ombra,
8. o gentile, non è ciò che tu credi)

9. chi ti proteggerà? La strada vuota
10. non è una via che ci guida in qualche luogo [= secondo il poeta la fede in una vita ultraterrena non è veritiera], solo due mani, un volto,
11. quelle mani, quel volto, il gesto di una
12. vita che non è un’altra ma se stessa,
13. solo questo ti distingue nel mio ricordo
14. dall’immagine di altre anime e voci nelle quali vivi.

15. E anche la domanda che tu mi lasci [= la domanda che la madre lascia al poeta è di non curarsi del corpo ma dell’anima] è anch’essa
16. tipicamente tua, ti distingue dalle altre persone morte.

Parafrasi discorsiva

Adesso che il canto delle coturnici [= uccelli simili ai fagiani che migrano in autunno; la madre del poeta era morta nel mese di novembre] allieta il tuo sonno eterno, volando a schiera sopra la tua tomba, diretta verso le pendici vendemmiate del Mesco, adesso che la guerra fra gli uomini infuria maggiormente [= si riferisce alla Seconda Guerra Mondiale], se cedi il tuo corpo come se fosse un’ombra (e non è un’ombra, o gentile, non è ciò che tu credi) chi ti proteggerà? La strada vuota non è una via che ci guida in qualche luogo [= secondo il poeta la fede in una vita ultraterrena non è veritiera], solo due mani, un volto, quelle mani, quel volto, il gesto di una vita che non è un’altra ma se stessa, solo questo ti distingue nel mio ricordo dall’immagine di altre anime e voci nelle quali vivi. E anche la domanda che tu mi lasci [= la domanda che la madre lascia al poeta è di non curarsi del corpo ma dell’anima] è anch’essa tipicamente tua, ti distingue dalle altre persone morte.

Figure retoriche

  • Enjambement vv. 1-2: “Ora che il coro delle coturnici/ ti blandisce nel sonno eterno”; vv. 3-4: “felice schiera in fuga verso i clivi/ vendemmiati”; vv. 4-5: “or che la lotta/ dei viventi più infuria”; vv. 9-10: “La strada sgombra/ non è una via”; vv. 11-12: “il gesto di una/ vita che non è un’altra ma se stessa”; vv. 13-14: “solo questo ti pone nell’esilio/ folto”; vv. 15-16: “e la domanda che tu lasci è anch’essa/ un gesto tuo”;
  • Allitterazionev. 1: della “r” e della “c”: “Ora che il coro delle coturnici;
  • Similitudine v. 6: “come un’ombra la spoglia”;
  • Apostrofe v. 8: “o gentile”;
  • Ripetizione v. 11: “quelle”, “quel”.

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