Analisi del testo: "La bufera" di Eugenio Montale

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Eugenio Montale
  • Titolo dell'Opera La bufera e altro
  • Prima edizione dell'opera 1956
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Versi liberi con prevalenza di endecasillabi (i versi 3 e 10 sono settenari, il verso 9 è un quinario sdrucciolo)

Analisi del testo e Parafrasi: "La bufera" di Eugenio Montale

Analisi del testo: "La bufera" di Eugenio Montale


Testo dell'opera

1. La bufera che sgronda sulle foglie
2. dure della magnolia i lunghi tuoni
3. marzolini e la grandine,

4. (i suoni di cristallo nel tuo nido
5. notturno ti sorprendono, dell’oro
6. che s’è spento sui mogani, sul taglio
7. dei libri rilegati, brucia ancora
8. una grana di zucchero nel guscio
9. delle tue palpebre)

10. il lampo che candisce
11. alberi e muro e li sorprende in quella
12. eternità d’istante – marmo manna
13. e distruzione – ch’entro te scolpita
14. porti per tua condanna e che ti lega
15. più che l’amore a me, strana sorella, –

16. e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
17. dei tamburelli sulla fossa fuia,
18. lo scalpicciare del fandango, e sopra
19. qualche gesto che annaspa…

20. Come quando
21. ti rivolgesti e con la mano, sgombra
22. la fronte dalla nube dei capelli,

23. mi salutasti – per entrar nel buio.

Parafrasi affiancata

1. La bufera che fa sciogliere e scolare in basso sulle foglie
2. dure della magnolia i lunghi tuoni
3. del mese di marzo e la grandine,
4. (il suono della grandine nella casa
5. in cui riposi la notte ti sorprende, nei tuoi occhi chiusi nelle palpebre come in un guscio, splende ancora una scintilla, piccola come un granello di zucchero che si è spento sui mobili di mogano e sul taglio dei libri rilegati),

10. il lampo che illumina all’improvviso
11. gli alberi e i muri e li sorprende in
12. quell’istante eterno – il marmo la manna
13. e la distruzione – che scolpita dentro di te
14. porti per tua condanna e che ti lega
15. più dell’amore a me, strana sorella, –

16. e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere
17. dei tamburelli sulla fossa ladra,
18. il calpestare del fandango, e sopra
19. qualche gesto che annaspa…

20. Come quando
21. ti voltasti verso di me e con la mano, sgombra
22. la fronte dalla frangia dei capelli,

23. mi salutasti – prima di sparire nel buio

Parafrasi discorsiva

«I principi non hanno occhi per vedere queste grandi meraviglie, le loro mani servono solo a perseguitarci» (dalla poesia A Dio di Agrippa d’Aubigné, poeta francese vissuto tra il 1522 e il 1630).

La bufera che fa sciogliere e scolare in basso sulle foglie dure della magnolia i lunghi tuoni del mese di marzo e la grandine, (il suono della grandine ti sorprende nella casa in cui riposi la notte, nei tuoi occhi chiusi nelle palpebre come in un guscio, splende ancora una scintilla, piccola come un granello di zucchero che si è spento sui mobili di mogano e sul taglio dei libri rilegati), il lampo che illumina all’improvviso gli alberi e i muri e li sorprende in quell’istante eterno – il marmo la manna e la distruzione – che porti scolpita dentro di te per tua condanna e che ti lega più dell’amore a me, strana sorella, – e poi lo schianto rude, i sistri, il fremere dei tamburelli sulla fossa ladra, il calpestare del fandango, e sopra qualche gesto che annaspa… Come quando ti voltasti verso di me e con la mano, la fronte sgombra dalla frangia dei capelli, mi salutasti – prima di sparire nel buio.

Figure retoriche

  • Allitterazioni della –s, della –l e della –r: vv. 16-17-18-19: schianto, sistri, fremere, tamburelli sulla fossa, scalpicciare, sopra, gesto, annaspa;
  • Enjambement vv. 1-2-3; vv. 4-5; vv. 6-7-8-9; vv. 10-11-12-13-14-15; vv. 16-17; vv. 18-19; vv. 20-21;
  • Metafore vv. 1-2: “La bufera che sgronda sulle foglie/ dure della magnolia i lunghi tuoni”; v. 4: “i suoni di cristallo nel tuo nido”; vv. 12-13: “marmo manna/ e distruzione”; v. 22: “nube dei capelli”;
  • Onomatopea v. 18: “lo scalpicciare del fandango”;
  • Ossimoro v. 12: “eternità d’istante”;
  • Sineddoche v. 6: “che s’è spento sui mogani”.

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