Analisi del testo: Tacito orror di solitaria selva di Vittorio Alfieri

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Vittorio Alfieri
  • Titolo dell'Opera Rime
  • Prima edizione dell'opera 1789 (il componimento risale al 1786)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Sonetto di endecasillabi con schema di rime ABBA ABBA CDC DCD (rime incrociate nelle quartine, alternate nelle terzine)

Analisi del testo e Parafrasi: "Tacito orror di solitaria selva" di Vittorio Alfieri

Analisi del testo: Tacito orror di solitaria selva di Vittorio Alfieri


Testo dell'opera

1. Tacito orror di solitaria selva
2. di sì dolce tristezza il cor mi bea,
3. che in essa al par di me non si ricrea
4. tra’ figli suoi nessuna orrida belva.

5. E quanto addentro più il mio piè s’inselva,
6. tanto più calma e gioja in me si crea;
7. onde membrando com’io là godea,
8. spesso mia mente poscia si rinselva.

9. Non ch’io gli uomini abborra, e che in me stesso
10. mende non vegga, e più che in altri assai;
11. né ch’io mi creda al buon sentier più appresso:

12. ma, non mi piacque il vil mio secol mai:
13. e dal pesante regal giogo oppresso,
14. sol nei deserti tacciono i miei guai.

Parafrasi affiancata

1. Il silenzioso orrore causato da un bosco solitario
2. mi allieta il cuore di una tristezza così dolce
3. che all’interno di essa non vi trova ristoro come faccio io
4. nessuna belva feroce che la abita in compagnia dei suoi cuccioli

5. E quanto più il mio piede si inoltra all’interno della selva,
6. tanto più dentro di me nascono calma e gioia;
7. cosicchè ricordando com’ero felice là,
8. spesso la mia mente di nuovo si rifugia nella selva.

9. Non che io disprezzi gli uomini, e che in me stesso,
10. non veda colpe, e molto più che in altri,
11. né che io creda di essere più vicino alla buona strada:

12. ma non mi è mai piaciuta la mia epoca poco coraggiosa
13. e, poiché sono schiacciato dalla pesante oppressione dei sovrani,
14. le mie sofferenze hanno una pausa solo nei luoghi deserti.

Parafrasi discorsiva

Il silenzioso orrore causato da un bosco solitario mi allieta il cuore di una tristezza così dolce che nessuna delle belve feroci che lo abitano si rallegra all’interno di essa come me.

E quanto più il mio piede si inoltra all’interno della selva, tanto più dentro di me nascono calma e gioia; cosicchè ricordando com’ero felice là, spesso la mia mente di nuovo si rifugia nella selva.

Non che io disprezzi gli uomini, e che non veda colpe in me stesso, e molto più che in altri, né che io creda di essere più vicino alla buona strada:

ma non mi è mai piaciuta la mia epoca poco coraggiosa e, poiché sono schiacciato dalla pesante oppressione dei sovrani, le mie sofferenze hanno una pausa solo nei luoghi deserti.

Figure retoriche

  • Enjambements vv. 3-4; vv. 9-10;
  • Anastrofi v. 2: “di sì dolce tristezza il cor mi bea”; v. 13: “dal pesante regal giogo oppresso”;
  • Figura etimologica vv. 1, 5, 8: “selva, inselva, rinselva”;
  • Metafore v. 13: “regal giogo”; v. 14: “tacciono i miei guai”;
  • Sineddoche v. 5: “piè”;
  • Ossimoro v. 2: “dolce tristezza”;
  • Allitterazioni della “r”: “oRRoR, solitaRia, tRistezza, coR, paR, RicRea, oRRida”; di “m” ed “n”: “calMa, Me, MeMbraNdo, coM, Mia MeNte”; della “s”: “Solitaria, Selva, Sì, triStezza, Si, eSSa, Suoi, SpeSSo, inSelva, poScia, rinSelva, SteSSo, aSSai, Sentier, Secol, oppreSSo., Sol, deSerti”.

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