Analisi del testo: "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale" di Eugenio Montale

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Eugenio Montale
  • Titolo dell'Opera Satura
  • Prima edizione dell'opera 1971
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Versi liberi. Sono presenti due rime ai vv. 6,7 (crede-vede) e ai vv. 10,12 (due-tue) e assonanza ai vv. 3,8 (viaggio-braccio)

Analisi del testo e Parafrasi: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale” di Eugenio Montale

Analisi del testo: "Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale" di Eugenio Montale


Testo dell'opera

1. Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
2. e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
3. Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
4. Il mio dura tuttora, né più mi occorrono
5. le coincidenze, le prenotazioni,
6. le trappole, gli scorni di chi crede
7. che la realtà sia quella che si vede.

8. Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
9. non già perché con quattr’occhi forse di vede di più.
10. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
11. le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
12. erano le tue.

Parafrasi affiancata

1. Ho disceso, porgendoti il braccio, milioni di scale
2. ed ora che non ci sei più ad ogni gradino sento la solitudine.
3. Nonostante ciò (l’aver sceso tante scale assieme) il nostro lungo viaggio della vita è stato breve.
4. Il mio continua ancora adesso, e non mi servono
5. più i casi e le necessità dell’esistenza,
6. gli inganni e le delusioni di chi crede
7. che la realtà consista nell’apparenza delle cose.

8. Ho disceso milione di scale porgendoti il mio braccio,
9. non perché con quattro occhi forse si vede meglio.
10. Le ho scese con te perché sapevo che tra noi due
11. gli occhi più penetranti, per quanto offuscati dalla miopia,
12. erano i tuoi.

Parafrasi discorsiva

Ho disceso, porgendoti il braccio, milioni di scale ed ora che non ci sei più ad ogni gradino sento la solitudine. Nonostante ciò (l’aver sceso tante scale assieme) il nostro lungo viaggio della vita è stato breve. Il mio continua ancora adesso, e non mi servono più i casi e le necessità dell’esistenza, gli inganni e le delusioni di chi crede che la realtà consista nell’apparenza delle cose.
Ho disceso milione di scale porgendoti il mio braccio, non perché con quattro occhi forse si vede meglio. Le ho scese con te perché sapevo che tra noi due gli occhi più penetranti, per quanto offuscati dalla miopia, erano i tuoi.

Figure retoriche

  • Anafore v. 1: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”; v. 8: “Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio”;
  • Enjambement vv. 4-5: “né più mi occorrono/ le coincidenze”; vv. 5-6: “le coincidenze, le prenotazioni/ le trappole, gli scorni”;
  • Iperbole v. 1-8: “milioni di scale”;
  • Metafore v. 1: “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”; v. 2: “il vuoto ad ogni gradino”; v. 3: “Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio”; vv. 5-6: “le coincidenze, le prenotazioni/ le trappole, gli scorni”; v. 9: “non già perché con quattr’occhi forse si vede di più”; vv. 11-12: “le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue”;
  • Ossimoro v. 3: Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio;
  • Sineddoche v. 11: pupille (per occhi)

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