Analisi del testo: "La mia sera" di Giovanni Pascoli

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giovanni Pascoli
  • Titolo dell'Opera Canti di Castelvecchio
  • Prima edizione dell'opera 1903
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica 5 strofe di otto versi di cui sette novenari e l’ultimo senario, a rima alternata, con schema ABABCDCd. Vi sono alcuni versi non regolarmente rimati.

Analisi del testo e Parafrasi: "La mia sera" di Giovanni Pascoli

Analisi del testo: "La mia sera" di Giovanni Pascoli


Testo dell'opera

1. Il giorno fu pieno di lampi;
2. ma ora verranno le stelle,
3. le tacite stelle. Nei campi
4. c’è un breve gre gre di ranelle.
5. Le tremule foglie dei pioppi
6. trascorre una gioia leggiera.
7. Nel giorno, che lampi! che scoppi!
8. Che pace, la sera!

9. Si devono aprire le stelle
10. nel cielo sì tenero e vivo.
11. Là, presso le allegre ranelle,
12. singhiozza monotono un rivo.
13. Di tutto quel cupo tumulto,
14. di tutta quell’aspra bufera,
15. non resta che un dolce singulto
16. nell’umida sera.

17. È, quella infinita tempesta,
18. finita in un rivo canoro.
19. Dei fulmini fragili restano
20. cirri di porpora e d’oro.
21. O stanco dolore, riposa!
22. La nube nel giorno più nera
23. fu quella che vedo più rosa
24. nell’ultima sera.

25. Che voli di rondini intorno!
26. che gridi nell’aria serena!
27. La fame del povero giorno
28. prolunga la garrula cena.
29. La parte, sì piccola, i nidi
30. nel giorno non l’ebbero intera.
31. Nè io… e che voli, che gridi,
32. mia limpida sera!

33. Don… Don… E mi dicono, Dormi!
34. mi cantano, Dormi! sussurrano,
35. Dormi! bisbigliano, Dormi!
36. là, voci di tenebra azzurra…
37. Mi sembrano canti di culla,
38. che fanno ch’io torni com’era…
39. sentivo mia madre… poi nulla…
40. sul far della sera.

Parafrasi affiancata

1. La giornata è stata colpita da un temporale,
2. ma adesso appariranno le stelle,
3. le stelle silenziose. Nei campi
4. ci sono rapidi gracidii di ranocchie.
5. Le foglie tremolanti dei pioppi.
6. sono trapassate da una lieve gioia
7. Durante il giorno, che lampi! Che scoppi!
8. Che pace, la sera!

9. Devono comparire le stelle
10. nel cielo così tenero e vitale.
11. Là, vicino alle allegre ranocchiette
12. un ruscello gorgoglia sempre uguale.
13. Di tutto quel fragoroso caos,
14. di tutta quella forte tempesta
15. non rimane che un dolce singhiozzo, una lieve traccia
16. nella sera umida.

17. Quella lunghissima tempesta
18. è terminata in un sonoro canto.
19. Dei fulmini di breve durata ora restano soltanto
20. nuvolette colorate di porpora e oro.
21. Cessa, dolore ormai stanco!
22. La nuvola che di giorno (cioè durante la vita) mi sembrava più tempestosa,
23. è quella che mi appare più rosea.
24. nell’ultima sera (cioè alla fine della vita)

25. Che svolazzare di rondini intorno!
26. Che versi nell’aria tranquilla!
27. La fame patita durante il giorno povero di cibo
29. rende più lunga la gioiosa cena.
29. La loro piccola razione di cibo i piccoli uccelli
30. durante il giorno non l’hanno avuta completamente
31. E neppure io… e che svolazzare, che versi,
32. mia sera serena e luminosa!

33. Rintoccano le campane … e mi dicono di dormire,
34. mi cantano di dormire, mi sussurrano di dormire,
35. mi bisbigliano di dormire!
36. Là, lontano, sento il rintocco delle campane che annunciano la notte (voci di tenebra azzurra)…
37. mi sembrano canti della mamma al neonato,
38. che mi fanno tornare com’ero da bambino…
39. Sentivo la voce di mia madre… e poi più nulla…
40. al calare della sera.

Parafrasi discorsiva

La giornata è stata colpita da un temporale, ma adesso appariranno le stelle, le stelle silenziose. Nei campi ci sono rapidi gracidii di ranocchie. Una lieve gioia trapassa le foglie tremolanti dei pioppi. Durante il giorno, che lampi! Che scoppi! Che pace, la sera! Devono comparire le stelle nel cielo così tenero e vitale. Là, vicino alle allegre ranocchiette un ruscello gorgoglia sempre uguale. Di tutto quel fragoroso caos, di tutta quella forte tempesta non rimane che un dolce singhiozzo, una lieve traccia nella sera umida. Quella lunghissima tempesta è terminata in un sonoro canto. Dei fulmini di breve durata ora restano soltanto nuvolette colorate di porpora e oro. Cessa, dolore ormai stanco! La nuvola che di giorno (cioè durante la vita) mi sembrava più tempestosa, è quella che nell’ultima sera (cioè alla fine della vita) mi appare più rosea. Che svolazzare di rondini intorno! Che versi nell’aria tranquilla! La fame patita durante il giorno povero di cibo rende più lunga la gioiosa cena. Durante il giorno i piccoli uccelli non hanno avuto completamente la loro piccola razione di cibo. E neppure io… e che svolazzare, che versi, mia sera serena e luminosa! Rintoccano le campane … e mi dicono di dormire, mi cantano di dormire, mi sussurrano di dormire, mi bisbigliano di dormire! Là, lontano, sento il rintocco delle campane che annunciano la notte (voci di tenebra azzurra)… mi sembrano canti della mamma al neonato, che mi fanno tornare com’ero da bambino… Sentivo la voce di mia madre e poi più nulla al calare della sera.

Figure retoriche

  • Allitterazioni tacite stelle (v. 3); allegre ranelle (v. 11); fulmini fragili(v. 19); cantano…canti…culla (vv. 34 e 37); mia madre (v. 39);
  • Enjambements “pioppi / trascorre” (vv. 5-6); “tempesta / finita” (vv. 17-18); “restano / cirri” (vv. 19-20); “nera / fu” (vv. 22-23); “giorno / prolunga” (vv. 27-28); “i nidi / nel giorno” (vv. 29-30);
  • Analogia “là voci di tenebra azzurra” (v. 36); “nulla” (v. 39);
  • Apostrofi “o stanco dolore” (v. 21); “mia limpida sera” (v. 32);
  • Anafore “di tutto / di tutta” (vv. 13-14, con lieve variatio); “dormi” (vv. 33-35);
  • Anastrofi “è quella infinita tempesta / finita in un rivo canoro” (vv. 17-18); “la parte sì piccola i nidi / nel giorno non l’ebbero intera” (vv. 29-30);
  • Ossimori “tenebra azzurra” (v. 36); “fulmini fragili” (v. 19);
  • Sinestesie “tacite stelle” (v. 3); “gioia leggera” (v. ); “fulmini fragili” (v. ); “voci di tenebra” (v. 36);
  • Onomatopee “gre gre” (v. 4); “don don” (v. 33); “sussurrano” (v. 34); “bisbigliano” (v. 35);
  • Sineddoche “nidi” (v. 29);
  • Metonimie “stanco dolore” (v. 21); “la fame del povero giorno” (v. 27); “la garrula cena” (v. 28);
  • Personificazioni “singhiozza monotono un rivo” (v. 12); “stanco dolore” (v. 21);
  • Metafore “si devono aprire le stelle” (v. 9); “cirri di porpora ed oro” (v. 20); “le tremule foglie dei pioppi / trascorre una gioia leggera” (vv. 5-6);
  • Antitesi “infinita tempesta / finita” (v. 17-18);
  • Climax discendente “dicono … cantano … sussurrano … bisbigliano” (vv. 33-35).

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