Analisi del testo: "Alla luna" di Giacomo Leopardi

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giacomo Leopardi
  • Titolo dell'Opera Canti
  • Prima edizione dell'opera La prima edizione è l'edizione Piatti uscita nel 1831, ma l'edizione definitiva e completa è quella del 1835
  • Genere Poesia lirica

Analisi del testo e Parafrasi: "Alla luna" di Giacomo Leopardi

Analisi del testo: "Alla luna" di Giacomo Leopardi


Testo dell'opera

1. O graziosa Luna, io mi rammento
2. che, or volge l’anno, sovra questo colle
3. io venia pien d’angoscia a rimirarti:
4. e tu pendevi allor su quella selva,
5. siccome or fai, che tutta la rischiari.
6. Ma nebuloso e tremulo dal pianto,
7. che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci
8. il tuo volto apparia, ché travagliosa
9. era mia vita: ed è, né cangia stile,
10. o mia diletta Luna. E pur mi giova
11. la ricordanza, e il noverar l’etate
12. del mio dolore. Oh come grato occorre
13. nel tempo giovanil, quando ancor lungo
14. la speme e breve ha la memoria il corso,
15. il rimembrar delle passate cose,
16. ancor che triste, e che l’affanno duri!

Parafrasi affiancata

1. O leggiadra luna, io mi ricordo,
2. che, proprio un anno fa, io venivo (=”io venia” del v. 3) su questo colle
3. ad ammirarti pieno di sofferenza:
4. e tu allora sovrastavi quel bosco
5. come fai anche adesso illuminandolo tutto.
6-9. Ma, a causa del pianto, che mi nasceva sulle ciglia, nei miei occhi, il tuo aspetto mi appariva offuscato e tremolante, poiché la mia vita era dolorosa e lo è anche ora e non cambia situazione,
10. o mia cara luna. Eppure mi fa bene
11. ricordare il tempo passato e riconsiderare il tempo
12. del mio dolore. Oh come appare gradito,
13. nell’età della giovinezza, quando la speranza (“speme” del v. 14) ha ancora un lungo percorso
14. e la memoria breve,
15. ricordarsi degli avvenimenti passati,
16. anche se sono tristi e la sofferenza dura ancora nel presente.

Parafrasi discorsiva

O leggiadra luna, io mi ricordo, che, proprio un anno fa, io venivo su questo colle ad ammirarti pieno di sofferenza: e tu allora sovrastavi quel bosco come fai anche adesso illuminandolo tutto. Ma, a causa del pianto, che mi nasceva sulle ciglia, nei miei occhi, il tuo aspetto mi appariva offuscato e tremolante, poiché la mia vita era dolorosa e lo è anche ora e non cambia situazione, o mia cara luna. Eppure mi fa bene ricordare il tempo passato e riconsiderare il tempo del mio dolore. Oh come appare gradito, nell’età della giovinezza, quando la speranza ha ancora un lungo percorso e la memoria breve, ricordarsi degli avvenimenti passati, anche se sono tristi e la sofferenza dura ancora nel presente.

Figure retoriche

  • Enjambements travagliosa / era la mia vita (vv. 8-9); “mi giova / la ricordanza” (vv. 10-11); “l’etate / del mio dolore” (vv. 11-12); “lungo / la speme” (vv. 13-14);
  • Allitterazione della “l”: “Luna-voLge-coLLe-aLLor-seLva-nebuLoso-tremuLo-doLore-diLetta”;
  • Anafora “o graziosa luna […] o mia diletta luna” (vv. 1; 10);
  • Apostrofe “o graziosa luna” (v. 1); “o mia diletta luna” (v. 10);
  • Metonimia “pianto” (v. 6);
  • Metafora “luci” (v. 7);
  • Iperbato “Ma nebuloso e tremulo dal pianto / che mi sorgea sul ciglio, alle mie luci / il tuo volto apparia” (vv. 6-8);
  • Anastrofe “lungo /la speme e breve ha la memoria il corso” (vv. 13-14);
  • Chiasmo “lungo /la speme e breve ha la memoria il corso” (vv. 13-14).

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