Analisi del testo: "Alla stazione in una mattina d’autunno" di Giosuè Carducci

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Giosuè Carducci
  • Titolo dell'Opera Odi barbare
  • Prima edizione dell'opera 1877 (la poesia è datata 25 giugno 1875)
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Strofe alcaiche (due doppi quinari, un novenario e un endecasillabo)

Analisi del testo e Parafrasi: "Alla stazione in una mattina d’autunno" di Giosuè Carducci

Analisi del testo: "Alla stazione in una mattina d’autunno" di Giosuè Carducci


Testo dell'opera

1. Oh quei fanali come s’inseguono
2. accidïosi là dietro gli alberi,
3. tra i rami stillanti di pioggia
4. sbadigliando la luce su ’l fango!

5. Flebile, acuta, stridula fischia
6. la vaporiera da presso. Plumbeo
7. il cielo e il mattino d’autunno
8. come un grande fantasma n’è intorno.

9. Dove e a che move questa, che affrettasi
10. a’ carri fòschi, ravvolta e tacita
11. gente? a che ignoti dolori
12. o tormenti di speme lontana?

13. Tu pur pensosa, Lidia, la tessera
14. al secco taglio dài de la guardia,
15. e al tempo incalzante i begli anni
16. dài, gl’istanti gioiti e i ricordi.

17. Van lungo il nero convoglio e vengono
18. incappucciati di nero i vigili,
19. com’ombre; una fioca lanterna
20. hanno, e mazze di ferro: ed i ferrei

21. freni tentati rendono un lugubre
22. rintócco lungo: di fondo a l’anima
23. un’eco di tedio risponde
24. doloroso, che spasimo pare.

25. E gli sportelli sbattuti al chiudere
26. paion oltraggi: scherno par l’ultimo
27. appello che rapido suona:
28. grossa scroscia su’ vetri la pioggia.

29. Già il mostro, conscio di sua metallica
30. anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei
31. occhi sbarra; immane pe ’l buio
32. gitta il fischio che sfida lo spazio.

33. Va l’empio mostro; con traino orribile
34. sbattendo l’ale gli amor miei portasi.
35. Ahi, la bianca faccia e ’l bel velo
36. salutando scompar ne la tenebra.

37. O viso dolce di pallor roseo,
38. o stellanti occhi di pace, o candida
39. tra’ floridi ricci inchinata
40. pura fronte con atto soave!

41. Fremea la vita nel tepid’ aere,
42. fremea l’estate quando mi arrisero:
43. e il giovine sole di giugno
44. si piacea di baciar luminoso

45. in tra i riflessi del crin castanei
46. la molle guancia: come un’aureola
47. piú belli del sole i miei sogni
48. ricingean la persona gentile.

49. Sotto la pioggia, tra la caligine
50. torno ora, e ad esse vorrei confondermi;
51. barcollo com’ebro, e mi tócco,
52. non anch’io fossi dunque un fantasma.

53. Oh qual caduta di foglie, gelida,
54. continua, muta, greve, su l’anima!
55. io credo che solo, che eterno,
56. che per tutto nel mondo è novembre.

57. Meglio a chi ’l senso smarrì de l’essere,
58. meglio quest’ombra, questa caligine:
59. io voglio io voglio adagiarmi
60. in un tedio che duri infinito.

Parafrasi affiancata

1. Oh quei lampioni della stazione, come si inseguono
2. pigri e monotoni laggiù dietro gli alberi
3. in mezzo ai rami gocciolanti di pioggia,
4. proiettando sul fango una luce così debole da sembrare che stiano sbadigliando!

5-6. La vaporiera lì vicino fischia emettendo un rumore ora lieve, ora forte, ora pungente.
7. il cielo nuvoloso (=”plumbeo” del v. 6) e la mattinata autunnale
8. stanno intorno come se fossero un grande fantasma.

9-11. Dove va, a che cosa si dirige questa gente silenziosa e avvolta nei mantelli che corre verso i convogli scuri del treno? Verso quali dolori sconosciuti
12. o sofferenze per una speranza lontana?

13. Lidia, tu, pensierosa, il biglietto
14. porgi al taglio secco del controllore,
15. e contemporaneamente offri (=il “dai” del v. 16) al tempo opprimente gli anni della giovinezza
16. e i momenti felici e i ricordi.

17. Vanno e vengono lungo il treno scuro,
18. incappucciati in impermeabili neri i vigili (= il personale delle ferrovie addetto ai freni),
19. come se fossero ombre; hanno una lanterna che emette poca luce
20. e mazze di ferro: e i freni di ferro

21. provati restituiscono un triste
22. e lungo botto: in fondo all’anima
23. a questo rumore corrisponde, come se fosse un’eco,
24. un’angoscia dolorosa, che sembra una fitta.

25. E gli sportelli sbattuti quando vengono chiusi
26. sembrano offese: sembra una presa in giro l’ultimo
27. invito a salire che risuona veloce:
28. la pioggia rumoreggia fitta sui vetri.

29. Già la locomotiva, simile a un mostro, consapevole dell’energia che ha dentro la sua struttura metallica
30. emette sbuffi di vapore, trema, ansima,
31. apre i suoi occhi di fuoco (=il “fiammei” del v. 30) (i fanali);
32. getta attraverso il buio il suo potentissimo fischio che lancia una sfida allo spazio.

33. Parte il mostro crudele; trainando le carrozze in modo orribile,
34. sbattendo le ali (gli stantuffi) e si porta via il mio amore.
35. Ahimè il viso pallido e il bel velo
36. scompaiono nell’oscurità mentre mi saluta.

37. Oh viso dolce con un pallore rosato,
38-40. oh occhi lucenti come stelle portatori di pace, o fronte bianca e pura, dolcemente incastonata tra ricci voluminosi!

41. Palpitava la vita nell’aria tiepida,
42. palpitava l’estate quando (gli occhi e il volto della donna) mi sorrisero
43. e il sole di giugno, di inizio estate
44. si compiaceva di baciare con la sua luminosità

45-48. la morbida guancia tra i riflessi dei capelli castani: i miei sogni, più belli anche del sole, circondavano la delicata figura della donna come se fossero un’aureola.

49. Ora sotto la pioggia tra la nebbia
50. torno a casa e vorrei confondermi con loro;
51. traballo come se fossi ubriaco, e mi tocco
52. per assicurarmi di non essere anch’io dunque un fantasma.

53. Oh, come foglie che cadono molto fredde,
54. continue, silenziose, pesanti sull’anima!
55-56. Io credo che ovunque, in tutto il mondo, eternamente sia soltanto novembre.

57-60. Per chi ha perduto il senso della vita è meglio questa oscurità, è meglio questa nebbia, io voglio, voglio fortemente cullarmi in una noia che duri per sempre.

Parafrasi discorsiva

Oh quei lampioni della stazione, come si inseguono pigri e monotoni laggiù dietro gli alberi in mezzo ai rami gocciolanti di pioggia, proiettando sul fango una luce così debole da sembrare che stiano sbadigliando! La vaporiera lì vicino fischia emettendo un rumore ora lieve, ora forte, ora pungente. Il cielo è nuvoloso e la mattinata autunnale stanno intorno come se fossero un grande fantasma. Dove va, a che cosa si dirige questa gente silenziosa e avvolta nei mantelli che corre verso i convogli scuri del treno? Verso quali dolori sconosciuti o sofferenze per una speranza lontana? Lidia, tu, pensierosa, porgi il biglietto al taglio secco del controllore, e contemporaneamente offri al tempo opprimente gli anni della giovinezza e i momenti felici e i ricordi. I frenatori (“i vigili”: il personale delle ferrovie addetto ai freni) vanno e vengono lungo il treno scuro, incappucciati in impermeabili neri, come se fossero ombre; hanno una lanterna che emette poca luce e mazze di ferro: e i freni di ferro provati restituiscono un triste e lungo botto: in fondo all’anima a questo rumore corrisponde, come se fosse un’eco, un’angoscia dolorosa, che sembra una fitta. E gli sportelli sbattuti quando vengono chiusi sembrano offese: sembra una presa in giro l’ultimo invito a salire che risuona veloce: la pioggia rumoreggia fitta sui vetri. Già la locomotiva, simile a un mostro, consapevole dell’energia che ha dentro la sua struttura metallica emette sbuffi di vapore, trema, ansima, apre i suoi occhi di fuoco (i fanali); getta attraverso il buio il suo potentissimo fischio che lancia una sfida allo spazio. Parte il mostro crudele; trainando le carrozze in modo orribile, sbattendo le ali (gli stantuffi) e si porta via il mio amore. Ahimè il viso pallido e il bel velo scompaiono nell’oscurità mentre mi saluta. Oh viso dolce con un pallore rosato, oh occhi lucenti come stelle portatori di pace, o fronte bianca e pura, dolcemente incastonata tra ricci voluminosi! Palpitava la vita nell’aria tiepida, palpitava l’estate quando (gli occhi e il volto della donna) mi sorrisero e il sole di giugno, di inizio estate si compiaceva di baciare con la sua luminosità la morbida guancia tra i riflessi dei capelli castani: i miei sogni, più belli anche del sole, circondavano la delicata figura della donna come se fossero un’aureola. Ora sotto la pioggia tra la nebbia torno a casa e vorrei confondermi con loro; traballo come se fossi ubriaco, e mi tocco per assicurarmi di non essere anch’io dunque un fantasma. Oh, come foglie che cadono molto fredde, continue, silenziose, pesanti sull’anima! Io credo che ovunque, in tutto il mondo, eternamente sia soltanto novembre. Per chi ha perduto il senso della vita è meglio questa oscurità, è meglio questa nebbia, io voglio, voglio fortemente cullarmi in una noia che duri per sempre.

Figure retoriche

  • Enjambements “fischia / la vaporiera” (vv. 5-6); “plumbeo /il cielo” (vv. 6-7); “tacita / gente” (vv. 10-11); “la tessera / al secco taglio dai” (vv. 13-14); “i begl’anni / dai” (15-16); “una fioca lanterna / hanno” (vv. 19-20); “ferrei / freni” (vv. 20-21); “lugubre / rintocco” (vv. 21-22); “ultimo / appello” (vv. 26-27); “metallica / anima” (vv. 29-30); “fiammei / occhi” (vv. 30-31); “i miei sogni / ricingean ” (vv. 47-48);
  • Personificazioni “oh quei fanali… s’inseguono / accidiosi / … sbadigliando la luce su il fango” (vv. 1-4); “già il mostro” (v. 29);
  • Anafora “fremea … fremea” (vv. 41-42); “che …. che … che” (vv. 55-56); “meglio / … meglio” (vv. 56-57);
  • Sineddoche “fanali” (v. 1);
  • Climax “flebile, acuta, stridula” (v. 5);
  • Ossimoro “pallor roseo” (v. 37);
  • Metafore “sbadigliando la luce su il fango” (v. 4); “un’eco di tedio risponde /doloroso” (vv. 23-24); “mostro conscio di sua metallica anima” (vv. 29-30); “fiammei/ occhi” (vv. 30-31); “empio mostro” (v. 33); “sbattendo l’ale” (vv. 34); “o stellanti occhi di pace” (v. 38); “fremea la vita” (v. 41); “e il giovine sole di giugno / si piacea di baciar luminoso” (vv. 43-44); “i miei sogni / ricingean la persona gentile” (vv. 47-48);
  • Similitudini “il mattino d’autunno / come un grande fantasma” (vv. 7-8); “i vigili / com’ombre” (vv. 18-19); “che spasimo pare” (v. 24); “gli sportelli […] paion oltraggi” (vv. 25-26); “scherno par l’ultimo appello” (vv. 26-27); “come un’aureola / … i miei sogni” (vv. 46-47); “com’ebro” (v. 51); “qual caduta di foglie” (v. 53);
  • Geminatio “io voglio, io voglio” (v. 59);
  • Iperbati Dove e a che move questa, che affrettasi / a’ carri foschi, ravvolta e tacita /gente? (vv. 9-11); “un’eco di tedio risponde / doloroso che spasimo pare” (vv. 23-24); “una fioca lanterna / hanno e mazze di ferro” (vv. 19-20); “grossa scroscia su’ vetri la pioggia” (v. 28); “o candida / tra’ floridi ricci inchinata / pura fronte” (vv. 38-40);
  • Anastrofe “la tessera / al secco taglio dai de la guardia” (vv. 13-14); “al tempo incalzante i begl’anni /dai” (vv. 15-16); “scherno par l’ultimo appello” (vv. 26-27); “di sua metallica / anima” (vv. 29-30); “gli amor miei portasi” (v. 34); “a chi il senso smarrì de l’essere” (v. 57);
  • Apostrofe “Lidia” (v. 13);
  • Asindeto “anima, sbuffa, crolla, ansa, i fiammei/ occhi sbarra” (vv. 30-31)

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