Analisi del testo: "Meriggiare pallido e assorto" di Eugenio Montale

Scheda sintetica dell'opera
  • Autore Eugenio Montale
  • Titolo dell'Opera Ossi di seppia
  • Prima edizione dell'opera 1925
  • Genere Poesia lirica
  • Forma metrica Tre quartine e una strofa di cinque versi. Si alternano novenari, decasillabi ed endecasillabi. Parole in rima: “assorto-orto”; “sterpi-serpi”; “veccia-intreccia(no)”-verso ipermetro; “formiche-biche”; “palpitare-mare”; “scricchi-picchi”. Consonanze: “abbaglia-meraviglia-travaglio-muraglia-bottiglia”

Analisi del testo e Parafrasi: “Meriggiare pallido e assorto” di Eugenio Montale

Analisi del testo: "Meriggiare pallido e assorto" di Eugenio Montale


Testo dell'opera

1. Meriggiare pallido e assorto
2. presso un rovente muro d’orto,
3. ascoltare tra i pruni e gli sterpi
4. schiocchi di merli, frusci di serpi.

5. Nelle crepe del suolo o su la veccia
6. spiar le file di rosse formiche
7. ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
8. a sommo di minuscole biche.

9. Osservare tra frondi il palpitare
10. lontano di scaglie di mare
11. mentre si levano tremuli scricchi
12. di cicale dai calvi picchi.

13. E andando nel sole che abbaglia
14. sentire con triste meraviglia
15. com’è tutta la vita e il suo travaglio
16. in questo seguitare una muraglia
17. che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Parafrasi affiancata

1. Passare il pomeriggio, pallido (per il caldo) e riflessivo,
2. vicino a un caldissimo recinto di un giardino,
3. ascoltare tra i rovi e le sterpaglie
4. canti rumorosi dei merli, fruscii dei serpenti.

5. Nelle crepe del terreno o sulla pianta della veccia
6. osservare le file di formiche rosse,
7. che ora si dividono, ora si riuniscono,
8. in cima a piccolissimi mucchietti di terra.

9. Guardare attentamente tra i rami il balenare
10. in lontananza delle onde che si accavallano,
11. mentre si alzano tremolanti friniti
12. di cicale dalle alture prive di vegetazione.

13. E procedendo nel sole che abbaglia la vista,
14. percepire con uno stupore malinconico
15. com’è realmente la vita intera e la sua sofferenza,
16. in questo camminare di fianco a un muro
17. che ha in cima cocci taglienti di bottiglia.

Parafrasi discorsiva

Passare il pomeriggio, pallido (per il caldo) e riflessivo, vicino a un caldissimo recinto di un giardino, ascoltare tra i rovi e le sterpaglie canti rumorosi dei merli, fruscii dei serpenti. Nelle crepe del terreno o sulla pianta della veccia osservare le file di formiche rosse, che ora si dividono, ora si riuniscono, in cima a piccolissimi mucchietti di terra. Guardare attentamente tra i rami il balenare in lontananza delle onde che si accavallano, mentre si alzano tremolanti friniti di cicale dalle alture prive di vegetazione. E procedendo nel sole che abbaglia la vista, percepire con uno stupore malinconico com’è realmente la vita intera e la sua sofferenza, in questo camminare di fianco a un muro che ha in cima cocci taglienti di bottiglia.

Figure retoriche

  • Allitterazioni della “r” ” pResso “; ” tRa i pRuni “; “meRli”; “fRusci”; “cRepi”; “intRecciano”; “fRondi”; “scRicchi”; “spiaR le file di Rosse foRmiche/ ch’oRa si Rompono ed oRa si intRecciano”; del gruppo “tr”: “menTRe”; “TRemuli”; “TRiste”, “Travaglio; della “c”:”sCriCChi di CiCale dai Calvi piCChi”;
  • Onomatopee “schiocchi” (v. 4); “fruscii” (v. 4); “scricchi” (v. 11);
  • Iperbato “com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia” (vv. 15-16);
  • Sinestesie “palpitare / lontano di scaglie di mare” (vv. 9-10);
  • Analogia “si levano tremuli scricchi / di cicale dai calvi picchi” (vv. 11-12: picchi paragonati a teste calve);
  • Enjambements: “palpitare / lontano di scaglie di mare” (vv. 9-10); “scricchi / di cicale” (vv. 10-11);
  • Climax “crepe del suolo” (v. 5) – “minuscole biche” (v. 8 ) – “calvi picchi” (v. 12) – muraglia (v. 16)

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