Vat. Lat. 3195: l’autografo del Canzoniere di Petrarca


La sensibilità filologica di Francesco Petrarca, punto di notevole interesse per la storia letteraria italiana, è evidente in tutta la sua novità nella cura che il poeta pone nella sua opera e nella conservazione del materiale preparatorio. Senza trattare il codice degli abbozzi, Vaticano Latino 3196 (che arricchisce ulteriormente la storia filologica dell’opera volgare di Petrarca), possiamo soffermarci sul codice Vaticano Latino 3195, depositario dei Rerum vulgarium fragmenta.

Innanzitutto è bene chiarire da subito che si potrebbe parlare meglio, oltre che di autografo, anche di idiografo, in quanto il manoscritto succitato fu scritto per buona parte dal segretario Giovanni Malpaghini sempre sotto la supervisione di Petrarca. Altro chiarimento va fatto in merito al titolo dell’opera. Il titolo originale è Francisci Petrarche laureati poete Rerum vulgarium fragmenta: così infatti lo volle denominare l’autore in un luogo del manoscritto idiografo. Altri titoli, come quello consolidato di Canzoniere, sono da imputare all’importanza che l’opera rivestì nel panorama letterario non solo italiano, ma anche europeo, tanto da prendere il titolo d’una indicazione di genere.

Tornando al nostro manoscritto, il Vaticano Latino 3195 è il primo manoscritto autografo della tradizione letteraria italiana e pone in luce, tra l’altro, la differenza tra il modo di procedere petrarchesco rispetto a quello dell’illustre predecessore Dante Alighieri. Difatti, in quest’ultimo, il riguardo verso le proprie carte fu di tutt’altra natura e nessun autografo del poeta fiorentino è stato rinvenuto.

L’autografo del Petrarca costituisce una vera e propria edizione (non in senso stretto, considerando ovviamente che si tratta d’un opera antecedente all’invenzione della stampa) in cui la cura è svolta nei minimi dettagli, dalla disposizione del testo all’impaginazione, fino alla grafia (prototipo della semi-gotica) facendone un oggetto elegante in grado d’essere depositario esclusivo dell’opera del poeta.

Grazie alle due immagini di seguito è possibile apprezzare la fattura del codice, notando la disposizione tipografica del testo, la grafia, le miniature.

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Le immagini in chiusura provengono da regione.veneto.it e campus.cib.unibo.it




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