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La Morte Di Ivan Il’ič, Lev N. Tolstoj

La Morte Di Ivan Il’ič, Lev N. Tolstoj

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L’esempio di sillogismo, che aveva studiato nella logica di Kizeveter – Caio è un uomo, gli uomini sono mortali, quindi anche Caio è mortale – gli era sempre parso giusto, ma solo in relazione a Caio, non a se stesso. Un conto era Caio, l’uomo in generale, e allora quel sillogismo era perfettamente giusto; un conto era lui, che non era Caio, che non era un uomo in generale, ma un essere particolarissimo, completamente diverso da tutti gli altri; lui era il piccolo Vanja, con mamma, papà, Mitja e Volodja, con i giocattoli, il cocchiere, la governante, con Katja, con tutte le gioie, le amarezze dell’infanzia, dell’adolescenza, della giovinezza. [...] Certamente Caio era mortale ed era giusto che morisse, ma non lui, il piccolo Vanja, divenuto Ivan Il’ič, con tutti i suoi sentimenti e pensieri; questo era tutto un altro caso. E non era possibile che toccasse a lui morire. Era troppo orribile.


Malattia e morte: vergogna, colpa, castigo, denuncia, rivalsa, espiazione, tabù.


Nel momento in cui il dovuto successo è consolidato, in cui il proprio posto nel mondo sembra assicurato, una banale caduta può riportare alla consapevolezza della propria natura umana, caduca e vincibile, fragile e delicata. L’uomo, qualunque sia l’epoca cui appartiene, dimentica già col primo respiro di vita che la sua esistenza è limitata, definita e chiusa. Preso da tutte le occupazioni materiali non si cura proprio di quegli aspetti che lo rendono l’essere più raffinato e complicato dell’universo. E quando la consapevolezza della finitezza comincia a far capolino, quello stesso uomo che si è inorgoglito per l’approvazione generale di familiari, amici, colleghi ed estranei, si ritrova in compagnia dell’unico essere che non conosce veramente: se stesso.


La morte di Ivan Il’ič di Lev Tolstoj lascia un forte messaggio: chi ha avuto il dono di conoscere i termini di scadenza della propria permanenza può scegliere come affrontare ciò che gli resta, o giungere alla conoscenza del proprio animo e di quello altrui, dei perché della vita, delle cause e dei fini che regolano le relazioni umane o chiudersi nel dolore aprendo il cuore alla nostalgia, alla tristezza, al rimprovero e all’odio per chi continuerà il proprio percorso di vita su questa terra.




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About Morena Federici

Amante della letteratura in ogni sua forma ed espressione, dicono che abbia imparato prima a leggere e a scrivere che a parlare. Pensieri che fattisi lettere e parole trasportano in un mondo che è oltre ed altro, come dice Pessoa, “la letteratura, come tutta l’arte, è la confessione che la vita da sola non basta”. Da questa passione nasce la mia rubrica “A spasso nella letteratura”, come spazio di evasione e di riflessione sull’universo letterario per apprezzarlo con semplicità e naturalezza. Perché la letteratura è anche svago dell’anima, passeggiata per il cuore e boccata d’ossigeno per la mente.

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